News

Che succede?

il_Manifesto_quotidiano_comunista«Il reddito di emergenza non basta e arriva tardi. Ci vuole un reddito di base»
Emergenza Covid-19. Presidio delle Reti sociali ieri a Napoli davanti la sede Inps per chiedere al parlamento di modificare il dl Rilancio
di Adriana Pollice, su il manifesto [segue]

Oggi venerdì 29 maggio 2020

sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2senza-titolo1lampadadialadmicromicro13democraziaoggi-loghetto55aed52a-36f9-4c94-9310-f83709079d6dasvis-oghetto
—————————Opinioni, Commenti e “Riflessioni, Appuntamenti————————————————————-
Tre proposte per il lavoro
Democratizing Work. Questo importante appello di oltre 3.000 ricercatori di tutto il mondo esce oggi in simultanea su 41 giornali, tra cui El Comercio, Boston Globe, Guardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de São Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le Soir, Le Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps. In Italia gli autori hanno scelto il manifesto
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Coronavirus. Le Regioni forti mostrano i muscoli, pretendono che le altre aprano le porte all’aumento dei contagi
29 Maggio 2020
di Andrea Pubusa su Democraziaoggi
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Ormai non sono più pischello e conosco il vecchio trucchetto: si mette in bocca ad un avversario qualcosa che non ha detto e lo si massacra con supponenza. Non vi pare sia questo il giochino che Boccia ed altri stanno praticando contro Solinas e Musumeci? Contro quanti sono preoccupati che l’imprevidenza di talune regioni […]
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Maggio di Pace

maggio_di_pace_2020_def3_page-0001COMITATO PER LA RICONVERSIONE RWM – MAGGIO DI PACE
CARISSIME/I
Oggi, giovedì 28 maggio 2020 alle ore 18 puntuali siamo impegnati nel III Evento nell’ambito del Maggio di Pace, organizzato dal Comitato per la riconversione RWM di Iglesias.
—————NOTE ORGANIZZATIVE———
La comunicazione da dare a tutte le vostre reti e sui social network è che la diretta si potrà seguire:
dal canale Youtube del Comitato: https://www.youtube.com/c/ComitatoRiconversioneRwmIglesias/videos
dalla pagina Facebook: https://www.facebook.com/riconversionerwm.iglesias.3/videos
- considerate che ci saranno circa 20 secondi di sfasamento tra Zoom e streaming per cui non è opportuno seguire la diretta su Youtube o Facebook mentre si è connessi in Zoom.
[segue]

Gli ambulanti in piazza per il diritto al lavoro e alla vita

CSS loghettoGLI AMBULANTI E I LAVORATORI ATIPICI ABOLITE FESTE E CONCERTI TUTTO L’ANNO SCENDONO IN PIAZZA PER RIVENDICARE LAVORO DIGNITA’ E VITA

Venerdì 29 maggio 2020 dalle ore 10 alle ore 14 sotto il Palazzo del Consiglio Regionale in via Roma a Cagliari [segue]

Newsletter Costituente Terra

costituente-terra-logouna Terra
un popolo
una Costituzione
una scuola
Newsletter n. 16 del 28 maggio 2020

ALLARME PALESTINA

Gentili Amiche ed Amici, [segue]

Oggi giovedì 28 maggio 2020

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—————————Opinioni, Commenti e “Riflessioni, Appuntamenti—————————–——-————–
ssn-ebook-scriccu-e-altriIl Servizio sanitario nazionale tra memoria e futuro
Giacomo Bottos
Sbilanciamoci, 27 Maggio 2020 | Sezione: primo piano, Società

In un ebook appena pubblicato da Fondazione Feltrinelli storia, valori, conflitti e protagonisti dell’istituzione del Servizio sanitario nazionale in Italia e Gran Bretagna: ripercorrere le tracce del passato per aprire a una nuova stagione di diritti sociali. Con al centro le politiche sanitarie pubbliche.
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Solinas alza la voce con Sala, vi svelo il suo recondito disegno…
28 Maggio 2020
Amsicora su Democraziaoggi
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Amici, mi sembra già di sentirvi! Bella figur’e m…! Ti sei vantato di essere complottista, fatto un sacco di premesse barocche e contorte, per arrivare dove? Al solito punto, lanciare strali immeritati al buon Chistian. Lo hai accusato – mi contesta un altro lettore – di aver perso addirittura il DNA sardesco e di essere […]
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Che succede?

sbilanciamoci-20Il Servizio sanitario nazionale tra memoria e futuro
Giacomo Bottos
Sbilanciamoci, 27 Maggio 2020 | Sezione: primo piano, Società
***** Per scaricare gratuitamente l’e-book*****
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IL RILANCIO, IL PREMIER, IL NORD E IL SUD, LA RABBIA, I MAGISTRATI
27 Maggio 2020 su C3dem.
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COVID-19 E SCENARI FUTURI
27 Maggio 2020 su C3dem.
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VIGILIA DEL RECOVERY FUND. LE ATTESE
27 Maggio 2020 su C3dem.
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Cittàquartiere Documenti – Progetto del Comitato Casa del quartiere Is Mirrionis: CENTRO DIURNO PER GLI ANZIANI all’interno del progetto ITI

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Sull’edificazione di UN CENTRO DIURNO PER GLI ANZIANI nel quartiere di IS MIRRIONIS all’interno del progetto ITI

[segue]

ECONOMIA DI PACE – SVILUPPO INTEGRALE – LAVORO DEGNO

maggio_di_pace_2020_def3_page-0001COMITATO PER LA RICONVERSIONE RWM – MAGGIO DI PACE
CARISSIME/I
Giovedì 28 maggio 2020 alle ore 18 puntuali siamo impegnati nel III Evento nell’ambito del Maggio di Pace, organizzato dal Comitato per la riconversione RWM di Iglesias.
Saremo collegati via web
nella piattaforma www.youtube.com e www.facebook.com del Comitato, affidata alla guida tecnica di Arnardo Scarpa, Portavoce del Comitato che ci comunicherà per tempo il link.
[segue]

Oggi mercoledì 27 maggio 2020

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—————————Opinioni, Commenti e “Riflessioni, Appuntamenti—————————————————-
La sorte dei popoli? E’ condizionata dal debito ambientale
27 Maggio 2020
Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi.

La Terra non soffre solo del problema climatico, ma anche di altre crisi che stanno esponendo l’umanità a diverse gravi tipologie di rischio. In un recente rapporto della Fondazione Lancet-Rockefeller sullo “stato di salute” del pianeta (inclusivo, oltre a quello dell’ambiente, anche di quello degli uomini e degli animali) denunciava che le sue alterazioni […]
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La scelta assurda della “guardia civica”
Giulio Marcon
Sbilanciamoci, 26 Maggio 2020 | Sezione: Editoriale, Politica

Che succede?

avvenire-loghettoIl caso. Enzo Bianchi deve lasciare la comunità di Bose
Riccardo Maccioni martedì 26 maggio 2020 su Avvenire.
La decisione della Santa Sede al termine della visita apostolica iniziata sei mesi fa. Problemi di rapporti con il nuovo priore.
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c3dem_banner_04PRODI: ABOLIRE IL CONTANTE, RIDURRE AL MINIMO L’EVASIONE FISCALE
25 Maggio 2020 by Forcesi | su C3dem.
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Le politiche nazionali per il Mezzogiorno e per la Sardegna. Sud: un Piano c’è, bisogna conoscerlo, migliorarlo, attuarlo!

sud-2030-allegretti ape-innovativa Con l’intervento di Gianfranco Sabattini proseguiamo il dibattito sul “Piano Sud 2030, Sviluppo e coesione” avviato dall’articolo di Umberto Allegretti su Aladinpensiero del 14 maggio 2020. Non sfuggono le diverse accentuazioni di giudizio sugli elementi che compongono il piano dei due illustri Autori. Sabattini mette in guardia da un’impostazione tuttora eccessivamente centralistica del piano, almeno nella sua attuale configurazione, foriera di nuovi fallimenti e anche sul rischio che si riproduca da parte regionale nei confronti dei Comuni il perverso rapporto tra Stato e Regioni. Non ultimo il severo richiamo alla persistente impreparazione della classe politica locale, che richiederebbe adeguati interventi di formazione e aggiornamento (e non solo) degli operatori, politici e tecnici e amministrativi, a tutti i livelli. Allegretti si mostra più ottimista, intanto per l’impianto condivisibile del piano, suscettibile di miglioramenti, soprattutto negli aspetti gestionali. Il punto di incontro tra i due Autori ci sembra stia soprattutto nella sollecitazione a lavorare per rendere operativo il piano correggendone carenze e difetti. Come non potrebbe essere d’accordo Umberto Allegretti nell’auspicare e prevedere nella concretezza della gestione il massimo di partecipazione da parte delle amministrazioni regionali e locali e delle popolazioni, sapendo essere lui uno dei massimi esperti e propugnatori della democrazia partecipativa e deliberativa? [Franco Meloni].
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Piano per il Sud 2030: propositi e limiti

di Gianfranco Sabattini

Il Ministro per il Sud e la coesione sociale, Giuseppe Provenzano, ha presentato, poco prima che scoppiasse la pandemia da Coronavirus, un “Piano per il Sud 2030”, il cui scopo dovrebbe essere quello, non solo di migliorare le condizioni sociali e produttive delle regioni meridionali, ma anche di avviare un processo di crescita e sviluppo dell’intero Paese; un obiettivo da perseguire all’interno di una strategia generale: “investire nel Sud oggi pensando all’Italia di domani”. A tal fine, sono indicate le “risorse” da utilizzare, le “missioni” da svolgere, i “risultati” da raggiungere, le “procedure” da migliorare, i “processi” da monitorare, gli “strumenti” da utilizzare e i “soggetti” da coinvolgere.
Le risorse saranno prevalentemente quelle nazionali ed europee riferite al periodo di programmazione 2021-2027, da utilizzare per il rilancio degli investimenti pubblici, al fine di compensare il progressivo disinvestimento dello Stato nel decennio trascorso. Il Piano individua cinque “grandi missioni”, per realizzare un “Sud rivolto ai giovani”, un “Sud connesso ed inclusivo”, un “Sud per la svolta ecologica”, un “Sud frontiera dell’innovazione” e un “Sud aperto al Mondo Mediterraneo”. La realizzazione delle cinque missioni risponderà alle priorità di promuovere un deciso avanzamento competitivo del sistema produttivo meridionale e di creare “nuova impresa e nuova occupazione, in particolare per i giovani e le donne meridionali”.
I risultati saranno perseguiti attraverso una serie di “discontinuità” rispetto al passato, la principale delle quali riguarderà il “metodo di definizione e attuazione dei programmi di investimento”, che verrà riformato adottando una “cooperazione rafforzata” fra tutti gli attori coinvolti nell’attuazione del Piano. Il nuovo metodo, si precisa, sarà anche improntato al rafforzamento del ruolo di coordinamento e di impulso del “presidio centrale”, attraverso l’istituzione, per ciascuna delle cinque missioni, di “Comitati di indirizzo” e di “Piani di sicurezza e coordinamento nazionali”.
Col nuovo metodo sarà inoltre inaugurata una “nuova politica territoriale” in grado di rispondere, non solo alla riduzione del divario tra il Nord e il Sud del Paese, ma anche di quello tra “centri e periferie”, per restituire “protagonismo” ai luoghi marginalizzati dalle precedenti politiche.
Infine, il Piano per il Sud prevede che la sua attuazione debba avvenire attraverso un percorso partecipato dell’azione pubblica e di quella privata, ma anche e soprattutto attraverso “il confronto e la interlocuzione con le amministrazioni regionali e locali, con i parlamentari, i partiti, gli attori sociali e sindacali, le imprese e le forze dell’associazionismo”.
Nel complesso, considerate le condizioni economiche e sociali che caratterizzano attualmente il Paese, il Piano appare essere un’ennesima proposta di “buone intenzioni”; la sua attuazione, oltre che delle incertezze che peseranno sulla sua compiuta realizzazione, a causa degli effetti e delle conseguenze della pandemia da Coronavirus, risentirà dell’indeterminazione del nuovo metodo di definizione e attuazione dei programmi di investimento, della burocratica moltiplicazione degli strumenti operativi e dell’incerta individuazione degli enti periferici da coinvolgere (non è indicato il ruolo delle Regioni e tanto meno quello degli Enti locali). Inoltre, la formulazione e l’attuazione del Piano ripropongono, come risulta dal previsto “rafforzamento del presidio centrale”, la persistenza del centralismo decisionale statale che ha sempre caratterizzato la politica d’intervento nelle regioni meridionali del Paese. Da quest’ultimo punto di vista, il Piano si pone perciò in netta antitesi, non solo con la critica oramai consolidata sui limiti del centralismo decisionale, ma anche con i più recenti indirizzi della teoria economica riguardanti le procedure più appropriate per la promozione della crescita e dello sviluppo delle aree marginalizzate inquadrate all’interno di più vaste aree economiche.
Con riferimento all’Italia, il miglioramento dei metodi di natura quantitativa realizzato negli ultimi decenni ha consentito una più precisa valutazione degli esiti connessi agli aiuti erogati a favore delle regioni meridionali, per il superamento del loro ritardo sulla via della crescita e dello sviluppo. Grazie a tale miglioramento, Antonio Accetturo e Guido De Blasio, ad esempio, in “Morire di aiuti. I fallimenti delle politiche per il Sud [e come evitarli], hanno potuto valutare se i trasferimenti pubblici a favore delle regioni e aree arretrate del Paese (attuati dopo la fine dell’intervento straordinario all’inizio degli anni Novanta) hanno realmente contribuito a promuovere il superamento dello stato di arretratezza.
La verifica effettuata ha confermato, su basi oggettive, quella che è ormai una percezione consolidata: ovvero, che circa trent’anni di politiche d’intervento “hanno generato una diffusa sfiducia” da parte delle comunità delle regioni in ritardo nei confronti dell’utilità e dell’opportunità dei trasferimenti pubblici. Se, per il futuro, non si terrà conto di queste considerazioni, è inevitabile che all’interno delle regioni arretrate si radichi ulteriormente il convincimento che gli aiuti sono stati, nella migliore delle ipotesi, solo un sussidio per attività improduttive. Non è casuale che sia diffuso il dubbio che, stante la situazione attuale, l’ulteriore prosecuzione delle politiche in pro del Mezzogiorno, sul piano produttivo e della coesione sociale, sia destinata a sortire gli effetti sinora sperimentati.
Per il superamento di tanto pessimismo riguardo alla formulazione delle future politiche in favore delle regioni arretrate, occorrerà considerare criticamente la bassa qualità delle istituzioni locali che hanno sempre condizionato l’attuazione degli interventi. Chi vive in una regione che sinora ha fruito di trasferimenti per la promozione di un processo di crescita non riesce a liberarsi della sensazione che le politiche di sviluppo regionale sinora attuate siano diventate veri e propri canali di selezione della classe dirigente locale: si viene eletti, non per le proprie capacità amministrative o politiche, ma perché si è in grado di fare affluire risorse sul territorio e di distribuirle fra i più disparati “clienti”. Tutto ciò è valso a rendere ragionevole la presunzione che gli obiettivi dei programmi d’intervento non fossero la crescita, l’occupazione o l’inclusione sociale, ma siano stati, al contrario, i “vantaggi” della classe politica locale e della pletora di professionisti coinvolti nella progettazione e nell’attuazione di quei programmi, nonché le possibilità di carriera delle burocrazie regionali.
Se esiste una via d’uscita da questa situazione, essa non può che essere la sconfitta del centralismo decisionale; sinora è accaduto che lo Stato abbia sempre normalmente ricondotto a sé le decisioni, riguardanti non solo gli indirizzi di politica economica, ma anche quelli relativi agli interventi infrastrutturali, produttivi e sociali; quando nei programmi d’intervento che si sono succeduti nel tempo sono state coinvolte le Regioni, queste hanno reiterato il “vizio” centralista ai danni delle comunità locali, lasciando agli Enti politici che le rappresentavano solo competenze amministrative, esercitate senza una loro preventiva riorganizzazione territoriale.
Per il superamento del vizio centralista, sia a livello statale che regionale, diventa cruciale, in assenza di rimedi istituzionali assunti a livello nazionale, che all’interno delle aree regionali gli Enti locali, previo un loro riordino, siano dotati dei poteri decisionali e della strumentazione tecnica adeguata per promuovere e supportare il loro processo di crescita. In questa prospettiva di decentramento decisionale spetta alle Regioni dotare gli Enti locali del potere decisionale e della strumentazione tecnica necessari, nel quadro di una nuova prospettiva organizzativa e di funzionamento dell’intero impianto istituzionale regionale.
In quest’ottica, è plausibile ipotizzare che le Regioni abbiano solo un ruolo di coordinamento e di sintesi per rendere compatibili tra loro tutti i progetti espressi dal basso dai singoli Enti locali; inoltre, è anche plausibile assumere che le stesse Regioni giungano a svolgere il ruolo di “polo di equilibrio dinamico” tra le forze che tendono all’accentramento verticistico del potere decisionale dello Stato e le possibili derive localistiche a livello regionale.
L’uscita dall’attuale inefficienza della politica economica nazionale dovrebbe perciò significare un “ritorno al territorio”, al fine di ostacolare lo spopolamento delle aree interne regionali, rafforzandone la coesione sociale, e “curare” la sostenibilità ambientale dei processi di crescita e di riorganizzazione urbana attuabili a livello locale.
Allo stato attuale, pertanto, la discontinuità di metodo nella programmazione e attuazione degli interventi per il sostegno della crescita e dello sviluppo delle singole Regioni (in funzione anche dello sviluppo nazionale) deve consentire la partecipazione diretta delle società civili dei territori sub-regionali all’assunzione di scelte che, superando la prassi di una mera “interlocuzione” con le amministrazioni di ordine superiore, siano invece il risultato finale del coordinamento a livello regionale delle politiche locali, per la crescita dei singoli territori e dell’intera regione della quale sono parte.
A questo scopo, la riforma dell’organizzazione istituzionale, volta ad includere forti “elementi federalistici” a favore dei territori, deve essere fondata sull’attribuzione di un’autonomia decisionale alle istituzioni locali, per la progettazione e l’assunzione di scelte conformi a priorità predeterminate. In questo modo, le Regioni cesserebbero di esercitare il potere decisionale del quale hanno sinora disposto, rendendo possibile che ciò che avviene a livello dei luoghi sub-regionali sia il risultato (come sinora è avvenuto) di scelte operate dall’alto e poi calate nelle realtà territoriali.
Sin tanto che la discontinuità di metodo cui fa riferimento il Piano per il Sud 2030 lascerà impregiudicate queste auspicate e preventive riforme organizzative sul piano istituzionale è alta la probabilità che ogni nuovo programma d’intervento, per quanto lodevole nelle intenzioni, sia destinato a non riuscire, com’è accaduto per tutti i “programmi” sinora sperimentati, a perseguire gli obiettivi prefissati.
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Gli editoriali di Aladinpensiero.

acdf3030-809b-4f1f-935c-968a589b465aNUOVE POSSIBILI PANDEMIE
Che fare? Pietro Greco, su Rocca. Ripubblicato come Editoriale da Aladinpensiero online.
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Oggi martedì 26 maggio 2020

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—————————Opinioni, Commenti e “Riflessioni, Appuntamenti—————————————————-
Sono un complottista e me ne vanto. Per i lumbard propongo a Christian: teniamoli al largo
26 Maggio 2020
Amsicora su Democraziaoggi
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Cari amici e compagni, tutti negano di essere complottisti. Complottista? Quandomai! Non sia mai! Essere tacciato di complottismo equivale a essere considerato un divulgatore di notizie false, uno fuori dal mondo, un mestatore, un untore. E invece io mi dichiaro, mi proclamo complottista, me ne vanto, mi onoro di essere socio della P.A.C.I. – Premiata […]
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pandoraloghettoUna settimana lavorativa di 4 giorni?
Scritto da Giorgio Maran su PandoraRivista online.
In questo articolo Giorgio Maran – autore di Il tempo non è denaro. Perché la settimana di 4 giorni è urgente e necessaria, recentemente edito da Altrimedia – delinea alcuni dei temi affrontati nel libro.
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Esplorare i futuri

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Come si usa il futuro.
di Roberto Poli
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1. Fasi di un esercizio di futuro
Un esercizio di futuro include quattro fasi fondamentali: Impostazione, Documentazione, Visualizzazione e Azione.
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2. Metodi di futuro
Servono visioni di lungo periodo: come i futuristi hanno sviluppato una intera batteria di metodi per pensare l’impensabile.
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3. Gli studi di futuro
Distinguere fra ‘forecast’, ‘foresight’ e ‘anticipation’: i primi si traducono entrambi con ‘previsione’, quando in realtà sono ambiti molto diversi.
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Orientare le scelte, disegnare il futuro
Evento del 21 maggio 2020