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Appello. Un patto di tutti i sardi per la Sardegna.

costituenteNon ci si salva da soli
di Franco Meloni, su il manifesto sardo.

Attraverso l’appello qui pubblicato, un gruppo di cattolici sardi preoccupati della situazione generale e, in particolare, della Sardegna, sollecitano un impegno corale dei cittadini sardi e delle Istituzioni per arrestare il declino della regione e lavorare uniti per un suo nuovo sviluppo, volgendo la terribile crisi dovuta all’epidemia covid-19 a nuove prospettive.

L’appello si collega idealmente alle esortazioni di Papa Francesco, significativamente al video-messaggio da lui fatto al termine delle giornate del The Economy of Francesco e al documento finale dello stesso evento denominato “Patto di Assisi”. Con questi intenti l’appello mira a creare un forte spirito unitario, ispirandosi alla proficua alleanza tra appartenenti a diverse impostazioni culturali (cattolica, marxista, liberale, azionista) che caratterizzò la ricostruzione dell’Italia dalle macerie della II guerra mondiale, superando le profonde devastazioni morali, culturali e materiali del nazifascismo. Proprio a quel “Patto politico-culturale” dobbiamo la magnifica Carta costituzionale della Repubblica e, per quanto ci riguarda, lo Statuto di autonomia della Sardegna. Ovviamente, nel nostro caso, il primo ambito di riferimento e terreno di azione è la Sardegna, tuttavia inserita nei più ampi contesti: italiano, mediterraneo, europeo, planetario. In conclusione, l’appello non si indirizza solo ai cattolici, singoli e associati, chiamati a un risveglio rispetto alla necessità imprescindibile di un loro maggior impegno politico (come precisamente indicato da Papa Francesco), ma a tutte le componenti organizzate della società e ai singoli cittadini, nel rispetto delle diversità di ogni tipo, che però devono trovare comuni percorsi per grandi finalità da perseguire, insieme. Ecco perchè in questa fase si chiede a tutte e tutti di sottoscriverlo, per poi far scaturire dallo stesso e dal dibattito che saprà suscitare coerenti iniziative culturali, sociali, politiche.
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“Non ci si salva da soli”. Per battere il Covid in Sardegna è urgente la “buona politica; non quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi”.

Appello di cattolici sardi

Premessa.

Noi cittadini sardi, cattolici ispirati dai valori del Vangelo, fedeli agli insegnamenti del Concilio Vaticano II e della dottrina sociale della Chiesa, convintamente riproposti dalle ultime illuminanti encicliche di Papa Francesco, ci dichiariamo preoccupati e angosciati per il precipitare della situazione economica della Sardegna, con il portato di sofferenze materiali e psicologiche per un numero crescente di persone appartenenti a tutti gli strati della società sarda, specie dei meno abbienti. Chiediamo pertanto a tutti, a partire da quanti hanno responsabilità pubbliche, nelle Istituzioni e nelle altre organizzazioni della Società, e a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, un impegno corale che, nel rispetto delle differenze delle diverse appartenenze politiche e culturali, ci renda solidali e attivi per uscire dalla situazione di crisi e difficoltà antiche e attuali della nostra regione.

1. Il momento della Sardegna.

La Sardegna nel momento in cui ha bisogno della più grande ricostruzione morale sociale ed economica della sua storia contemporanea – che può iniziare proprio dalla lotta al Coronavirus e ai suoi devastanti effetti – risulta paralizzata da un insieme di contraddizioni che si scaricano soprattutto sui più deboli.

La pandemia da Coronavirus ha ulteriormente aggravato le già precarie condizioni economiche e sociali della Regione. L’aggiornamento congiunturale dell’economia della Sardegna del novembre 2020, pubblicato dalla Banca d’Italia, sottolinea la forte negatività di tutte le variabili ( molto peggio di quanto accaduto a livello nazionale) dal PIL ai consumi, dalle esportazioni all’occupazione, dal fatturato agli ordinativi di tutti i settori dall’agricoltura all’industria, dal commercio, all’edilizia dal turismo ai servizi. Gli effetti di questa crisi strutturale avranno pesanti conseguenze oltrechè sul piano sociale anche su specifiche situazioni come l’emigrazione dei giovani istruiti, l’ulteriore spopolamento dei piccoli comuni, l’incremento dei livelli di povertà.

2. Principali emergenze

In diversi settori fondamentali le situazioni di crisi si sono aggravate negli anni.

– Nella scuola, nella formazione, nell’Università e nella Ricerca, comparti in cui si ampliano i divari tra i partecipanti a tutti i livelli – con esclusioni dettate in grande misura dalle condizioni economiche di partenza delle famiglie – oggi anche acuiti dalla formazione a distanza.

– Nei trasporti perennemente incerti al punto di togliere ai sardi il diritto costituzionale alla mobilità. E’ dei giorni scorsi la dichiarazione relativa all’interruzione dal 1° dicembre di tutti i collegamenti navali in convenzione.

– Nella sanità, con i tagli sistematici agli organici, l’annuncio di riforme penalizzanti nei confronti dei territori, l’intasamento degli ospedali; il taglio delle borse di studio per le specializzazioni mediche. Questioni ben rappresentate in questo periodo dal malessere dei sindaci di fronte all’enormità dell’emergenza sanitaria disperatamente affrontata dai medici, dal personale sanitario, dagli operatori delle cooperative sociali e del volontariato a cui va la nostra solidarietà

– Nelle pubbliche amministrazioni, in tutte le diverse articolazioni, dove si aggrava la farraginosità burocratica al punto da compromettere i diritti dei cittadini, ma anche delle imprese, ostacolate anzichè sostenute nella funzione di creare lavoro per uno sviluppo economico eco-sostenibile.

Nella politica, segnata dal crollo della partecipazione dei cittadini sardi agli eventi elettorali e, spesso , da carenze programmatiche e attuative che rischiano di mettere a repentaglio i diritti della persona e perfino del rispetto della dignità umana. Nell’emergenza attuale, che riguarda tutti, ad essere maggiormente colpite sono, come sempre, le fasce sociali più deboli della popolazione: giovani, donne, anziani, poveri di ogni tipologia e, tra essi, ammalati, persone con basso livello culturale, analfabeti digitali, i residenti nei piccoli centri dell’interno, disoccupati.

Le famiglie che già vivevano in situazioni di disagio prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria, versano oggi in situazioni di gravissima difficoltà, come testimoniano anche i recenti dati della Caritas sull’aumento della povertà assoluta e relativa.

La Sardegna ha bisogno, dunque, di interventi concreti sulle politiche per la famiglia, i giovani, il lavoro e le imprese, la questione ambientale, la sanità, la scuola, le infrastrutture, l’Università, la ricerca, le nuove tecnologie, la lotta alla corruzione.

3. La buona politica

Sulle orme di Papa Francesco chiediamo per la Sardegna “l’urgenza della buona politica; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali […] che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza”

L’obiettivo principale della Politica deve essere, in questo frangente, la salvezza della la dignità delle persone, concentrando ogni sforzo sul lavoro, sulla ricerca del bene comune e non sull’assistenzialismo.

4. Piano straordinario e Piano per la Rinascita

Si metta perciò a punto un piano straordinario di investimenti da far partire al più presto, non oltre il 1° gennaio 2021. Quando la moratoria statale sui licenziamenti finirà e termineranno le risorse straordinarie per la cassa integrazione, gran parte dei lavoratori più deboli e meno qualificati perderà il lavoro col rischio più che concreto di rimanere intrappolata in una condizione di impoverimento per lungo tempo. Pertanto è necessario fin da ora intervenire con determinazione, anche con provvedimenti legislativi straordinari, sulle ben note emergenze create dalla pandemia.

Ma anche risulta indispensabile elaborare la fase della ricostruzione con un Piano per la Rinascita da costruire da parte delle Istituzioni con la collaborazione delle parti sociali – datoriali e sindacali – dei cittadini e delle loro organizzazioni, nella pratica della sussidiarietà, affinché si immaginino e si costruiscano percorsi di riqualificazione e affiancamento sociale condivisi e in grado di traghettare non solo le vittime del lockdown, ma l’intera Sardegna nella fase del post Covid. Questo piano indispensabile anche per utilizzare al meglio le ingenti risorse, che dovrebbero arrivare dal Recovery fund dell’Unione Europea. Si corre il rischio, infatti, che tali risorse vengano male utilizzate o sprecate se non si dovessero avere le idee chiare sulla loro destinazione e modalità d’impiego.

5. Unità per il bene della Sardegna

Come cattolici apprezziamo e sosteniamo il valore e l’importanza del pluralismo e della dialettica tra le forze politiche. Ma oggi, in questi tempi straordinari, le contrapposizioni devono mitigarsi lasciando posto al perseguimento di una grande unità tra le forze politiche e istituzionali. Il bene della Sardegna e della sua gente vale molto di più di piccoli vantaggi elettorali.

Speravamo tutti che questa pandemia da Covid-l9 cessasse e si potesse riprendere la vita nella sua normalità. Ma non è così. L’emergenza non sarà di breve durata e siamo certi che molto non sarà più come prima e che dobbiamo acquistare capacità politica di disegnare e realizzare nuovi e inediti scenari, come abbiamo cercato di argomentare in questo scritto.

Nell’esperienza drammatica che stiamo vivendo, e che ci ha fatto toccare con mano quanto siamo collegati e interdipendenti, ci è consegnata questa lezione: come il contagio avviene per contatto anche l’uscita dall’emergenza è possibile nel fare corpo unico. Non ci si salva da soli.

6. «Non sprechiamo la crisi!»

Rammentiamo in conclusione il recente messaggio della Conferenza Episcopale Italiana alle comunità cristiane in tempo di pandemia: “Viviamo una fase complessa della storia mondiale, che può anche essere letta come una rottura rispetto al passato, per avere un disegno nuovo, più umano, sul futuro. «Perché peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi» (Papa Francesco, Omelia nella Solennità di Pentecoste, 31 maggio 2020)”.

Noi, cattolici sardi, raccogliamo queste esortazioni e chiamiamo tutte e tutti agli impegni che sinteticamente e sicuramente non esaurientemente abbiamo delineato in questo nostro appello.

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Per sottoscrivere l’appello – che fino alla pubblicazione di questo editoriale (1 dicembre 2020 ore 10) ha raggiunto 172 sottoscrizioni – inviare l’adesione (Nome, Cognome, paese/città) a una delle seguenti email: mario1946.girau@gmail.com o melonif@gmail.com. L’elenco aggiornato dei sottoscrittori è disponibile – in continuo aggiornamento – sul sito web di Aladinpensiero online, al seguente link: http://www.aladinpensiero.it/?p=115820 .

Oggi martedì 1° dicembre 2020

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————–Opinioni, Commenti e Riflessioni, Appuntamenti———————————————-
gig-onlus-bittiGruppi di intervento giuridico. Su Bitti e altre realtà colpite dal maltempo
Calamità innaturali e perseveranza.
E’ giunta l’ennesima calamità innaturale in Sardegna, lo scorso sabato 28 novembre 2020.
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anpi-1-dic-2020La nostra Costituzione e lo stato di necessità
1 Dicembre 2020
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
Una delle questioni più delicate delle moderne costituzioni democratiche è quella attinente alla dichiarazione dello “stato di eccezione”. In parole semplici ci si chiede se, per salvaguardare le libertà democratiche, può essere disposta la sospensione delle stesse libertà. Com’è noto la Costituzione di Weimar, cui si è ispirata per molte parti la nostra Assemblea Costituente […]
——————————Oggi diretta video su:
https://www.youtube.com/channel/UCAxsRLM4nvpmFjUGA0CDUug/?fbclid=IwAR161-GFKdbY6LGzMhTT-JKrQRcyML052MKZn8Dq3u3xhMUECVB_3k351pE

Che succede?

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REGIA DEL RECOVERY PLAN, RIFORME DI SISTEMA, MES: IL GOVERNO A UN BIVIO
29 Novembre 2020 su C3dem.
IL CAVALIERE. IL MES. LA CALABRIA. LA SANITA’. E ALTRO
27 Novembre 2020 su C3dem.

TUTTIconBITTI

5cdae322-c117-4ed2-ae17-0465171bd12bCAMPAGNA RACCOLTA FONDI #TUTTIconBITTI

#TUTTIconBITTI è la campagna di raccolta fondi ufficiale lanciata dal Comune di Bitti per poter superare quanto prima le maggiori criticità dovute all’alluvione che ha colpito il paese barbaricino il 28.11.2020. Informiamo i tanti cittadini che ci stanno contattando in queste ore e che intendono inviare dei contributi economici di farlo attraverso l’IBAN IT84N0101585250000000011498 Causale Alluvione 2020

Oggi lunedì 30 novembre 2020

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————–Opinioni, Commenti e Riflessioni, Appuntamenti————
schermata-2020-11-26-alle-13-33-31APPELLO AI SARDI, da parte di CATTOLICI SARDI
- Sul sito web della Fondazione Sardinia
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Tacchi a spillo, petto in fuori…e carrello della spesa!
30 Novembre 2020
Stefania Falzoi su Democraziaoggi.
Niente paura, per gli amanti del teatro, nonostante le restrizioni imposte dalle misure anticontagio, da oggi il palcoscenico diventa il supermercato!
Favoloso, ma attenzione è uno spettacolo riservato a un particolare tipo di pubblico ovvero il maschio, categoria uomo clava, estimatore della donna sempre mezza nuda, perfettamente depilata e oliata, e ça va sans dire
, […]
———————–Domani———————
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Diego Armando Maradona

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NON ADORO QUEL DIO

adoraz-vitello-doro-wiki di Gianni Loy

Non adoro quel Dio. Non mi unisco al sònito di mille voci che si rincorrono nell’etere alla ricerca della più grande iperbole mai coniata, per un mortale, nell’ora della morte sua. L’umanità è percossa e attonita alla notizia. Chissà se mai un piede mortale come il suo verrà di nuovo a calpestare il tappetto di un rettangolo di gioco per la delizia delle curve.
Sincera ammirazione o servile encomio?
Quando il deflusso della folla muove deciso verso un’unica direzione è difficile sottrarsi alla fiumana, è difficile non unirsi al coro che piange un re, un Dio.
Remare controcorrente non è facile ma, come si dice nei quartieri popolari, noblesse oblige. No. Son proprio sicuro di non adorare quel Dio.
Ma non vorrei che le mie parole fossero fraintese. Non condanno il suo genio calcistico. Lo riconosco e lo apprezzo. Se sia stato proprio il più grande di tutti i tempi, non saprei. Forse se lo chiede anche Edson Arantes do Nascimento, detto Pelè, che ha subito annunciato di volerlo incontrare prossimamente in cielo, immagino per l’ultima sfida, forse per decidere lassù, in terreno neutro, chi veramente sia stato il più grande. [segue]

TRA “COCCODRILLI” e CLICHE’

caravaggio-autoritrattodi Lucio Garofalo

Dopo l’improvviso ed iniziale shock emotivo che mi ha colto nel momento in cui ho appreso la triste notizia della scomparsa di Diego Armando Maradona, un fatto che ha destato un profondo cordoglio nell’ambiente del calcio, e non solo del calcio, il giorno seguente mi sono un po’ riscosso dal trauma e ho subito avvertito il bisogno urgente di stendere un articolo sulla personalità fuori dagli schemi, sulle contraddizioni e sul talento smisurato di Maradona, ma in termini differenti da quanto ho letto in questi ultimi giorni.
Per tale ragione ho dovuto ritagliarmi un po’ di tempo ed ho impiegato più giorni per riuscire a redigere un pezzo che avesse senso.
Inoltre, ho voluto imprimere un taglio differente alla mia riflessione. Dalla sera in cui si sono diffuse le prime voci sul decesso di Maradona ho letto una cifra enorme di “coccodrilli”, di post e di articoli intrisi di ipocrisia, oppure di taglio apologetico, se non agiografico, come si fa con le figure dei santi, dei martiri e degli eroi. [segue]

America, America

1280px-liberty-statue-from-below IL DOPO TRUMP E UNO SGUARDO AL FUTURO
di Marino de Medici
Il 14 Dicembre, le riunioni dello Electoral College nelle capitali
degli stati metteranno fine alla invereconda campagna di Donald Trump per ribaltare il risultato delle elezioni del 3 Novembre e complicare l’assunzione del potere da parte del presidente Joseph Biden. Fino all’ultimo, Trump getterà sabbia negli ingranaggi della successione presidenziale generando un senso generale di sconcerto e profonda preoccupazione per le iniziative che Trump minaccia di prendere da qui al 20 Gennaio. La presente crisi comunque è quella della delegittimazione del presidente eletto da parte di quello uscente, che pur avendo registrato rovesci legali lascia trapelare l’intento di portare la controversia alla Corte Suprema. [segue]

Oggi domenica 29 novembre 2020

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————–Opinioni, Commenti e Riflessioni, Appuntamenti————
Carbonia. La vertenza contro il caro vita si lega alle lotte sul salario. Finalmente l’indennità di contingenza!
29 Novembre 2020

Gianna Lai su Democraziaoggi.
Ogni domenica una tessera del mosaico della storia di Carbonia dal 1° settembre 2019.
Ora la vertenza contro il carovita, per un equo razionamento e contro l’aumento dei prezzi, si lega nel Sulcis alle lotte per l’adeguamento dei salari, dando maggiore respiro alla politica del sindacato, delle leghe e della Camera del lavoro.[…]
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Auguri

10d4824e-2a37-41fa-ab5f-d74a171910bfA Don Andrea Portas, prete operaio e poeta, giungano nel giorno del suo settantanovesimo compleanno gli auguri di tutta la Comunità di San Rocco per anni futuri sereni nella speranza cristiana che Dio non dimentichi chi è stato sempre dalla sua parte, quella degli degli ultimi.
Auguri affettuosi anche da Aladinpensiero!

LA CONFEDERAZIONE SINDACALE SARDA, LIBERI AGRICOLTORI E LIBERI PASTORI SARDEGNA E ASSOTZIU CONSUMADORIS SARDIGNA SONO CON LE POPOLAZIONI COLPITE DAL MALTEMPO CHE HA PROVOCATO DISTRUZIONI E MORTI NEI PAESI E NELLE CAMPAGNE DELLA SARDEGNA.

ESPRIMIAMO CORDOGLIO E VICINANZA ALLE FAMIGLIE per le tre vittime di Bitti: l’allevatore Giuseppe Mannu di 55 anni, travolto da una frana e dal fiume di fango mentre rientrava in auto dalla sua Azienda in campagna e gli anziani Giuseppe Carzedda e Lia Orunesu, uccisi in paese dalla furia dell’acqua.

CI STRINGIAMO ATTORNO ALLE COMUNITA’ DI TUTTI I PAESI, CHE, COME BITTI, GALTELLI’, ONANI’, VILLACIDRO, GUSPINI, SAN GAVINO, SARDARA, LOIRI, ELMAS E CAGLIARI/PIRRI SONO STATI COLPITI DURAMENTE DALL’ALLUVIONE che ha distrutto case, piazze, vie e ponti e ridotto le campagne a laghi di fango, dove intere Aziende agricole e di allevamento sono state spazzate via dalla furia dell’acqua.

Solidarietà con Bitti

Lo hanno fatto in molti. E noi con loro. Solidarietà ai bittesi
bitti-28-nov-2020

Anpi: “Per la repubblica, per il lavoro, per la rinascita, per la riforma intellettuale e morale”.

costituente
anpi-logo Il presidente provinciale di Cagliari dell’ANPI, Antonello Murgia, nell’aderire personalmente all’appello di un gruppo di cattolici sardi “Un Patto di tutti i sardi per la Sardegna”, ci invia la relazione del neoletto Presidente nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, al Comitato nazionale del 20 novembre, che propone l’alleanza dei democratici in difesa della Costituzione con la costruzione di un progetto che rappresenti i più deboli ed i lavoratori. Aggiunge Antonello che su tali tematiche è urgente promuovere iniziative comuni nei nostri territori. Siamo d’accordo e ci impegniamo in tale direzione. Intanto della pregevole relazione, che troverete integrale nel sito web dell’ANPI, pubblichiamo le conclusioni che spiegano esaurientemente lo spirito e le finalità delle politiche dell’ANPI.

“Per una nuova fase della lotta democratica e antifascista”
La relazione del Presidente nazionale ANPI al Comitato nazionale ANPI del 20 novembre. Uno sguardo analitico sulla grave situazione sanitaria e sociale italiana (e internazionale) e le prospettive di grande alleanza per affrontarla in modo pienamente costituzionale

gianfranco-pagliaruloDALLA RELAZIONE DEL PRESIDENTE GIANFRANCO PAGLIARULO AL COMITATO NAZIONALE ANPI
Considerazioni conclusive
È il momento di trarre alcune considerazioni da questa situazione così complessa, contraddittoria e grave. Vige una generale incertezza, perché non è dato sapere né quando né come terminerà il dramma della pandemia, e tale incertezza di per sé condiziona il futuro per il mondo e per l’Italia. L’unica cosa certa – è stato scritto – è che con la pandemia i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri.
L’anello debole principale della tenuta sociale è oggi dato sia da una middle class declassata e puntiforme, sia dall’esercito degli invisibili verso cui precipita parte della classe media, verso cui va la prestata la massima attenzione per le reali e gravissime difficoltà in cui versano, e anche per evitare l’esplosione di gravi tensioni sociali di cui ad oggi abbiamo avuto solo qualche segnale. Le azioni eversive dei fascisti sono la spia di un allarme democratico già evidente per le sconnessioni sociali, e mettono all’ordine del giorno una vera politica antifascista e antirazzista da parte del governo. Tale politica non è evidente e pare alle volte del tutto opaca nelle azioni e nelle dichiarazioni della ministra dell’Interno.
Il pessimo rapporto con le Regioni, lo scaricabarile di diversi loro presidenti, il loro ruolo oramai del tutto personalizzato e spesso al di fuori dei loro stessi partiti, pone a tema urgente, in un più ampio ragionamento sullo Stato, una riflessione sul Titolo V della Costituzione. Occorre salvaguardare maggiormente il fondamento dell’unità nazionale e garantire davvero l’eguaglianza dei diritti, dei servizi e delle tutele dei cittadini su tutto il territorio nazionale. A maggior ragione è inattuabile e inaccettabile qualsiasi programma di autonomia differenziata. La sostanza è che il buon dottor Jekill del presunto decentramento federalista si è concretamente trasformato nel malvagio mister Hide di una forza centrifuga rispetto al fondamento dell’unità nazionale.
In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un ulteriore abbassamento della guardia nei confronti dei fenomeni di revisionismo storico, con una tendenziale equiparazione delle due parti in conflitto durante la Resistenza. Ma l’ultimissima generazione di storici sembra contrastare questa deriva con una rinnovata vis polemica. E’ opportuno che l’Anpi aggiunga alla relazione con storici della precedente generazione il rapporto con quest’ultima generazione che ha introdotto un interessante plus di impegno civile. Occorre insomma attrezzarsi per tempo a una battaglia che è sempre stata politica e che oggi ha i suoi bastioni a destra con le foibe, le speculazioni su Norma Cossetto, la risoluzione del parlamento europeo, e che riporti al centro del dibattito le gravissime responsabilità del fascismo: nel 39 l’Italia invadeva l’Albania, l’Italia entrava in guerra attaccando la Francia e poi la Grecia e poi, nel 1941, la Jugoslavia.
Da sempre l’Anpi ha operato nella direzione del contrasto ai neofascismi. Usciamo in particolare da stagioni di grande lavoro su questo terreno. Consapevoli che oggi questo impegno, pur necessario, non è più sufficiente, dobbiamo rapidamente aggiornare il nostro programma a questo proposito, cosa che faremo come segreteria e forse anche come presidenza nelle prossime settimane.
Il lavoro è propriamente campo dell’attività sindacale. Qui accenno soltanto al fatto che il covid ha costretto a cambiamenti radicali nell’organizzazione del lavoro, penso per esempio allo Smart working. Più in generale va affrontato il tema dell’integrazione degli stranieri nel mondo del lavoro. Si tratta di una questione essenziale sia per la diminuzione di manodopera italiana causata dal crollo demografico, sia per l’equilibrio finanziario degli istituti di previdenza, sia per la diffusione del lavoro nero e del lavoro schiavile a cui sono costretti migliaia e – credo – decine di migliaia di lavoratori stranieri. Tutto ciò non ci può impegnare in prima persona, ma ci chiama all’appoggio del movimento sindacale col quale dobbiamo cementare i già ottimi rapporti.
Il rapporto con le giovani generazioni è una priorità in generale e una priorità specifica per l’Anpi, perché esse sono il punto di intersezione più evidente col malessere delle periferie, perché l’Italia, come già detto, è uno dei Paesi col più alto tasso di crisi demografica, perché inevitabilmente una parte sempre maggiore delle nuove generazioni sarà formata da migranti di seconda o terza generazione, perché il fenomeno migratorio dei giovani italiani in cerca di lavoro all’estero è sempre più consistente, perché da questa generazione nascerà il gruppo dirigente di domani. Negli ultimi decenni la cultura dominante ha contrapposto gli interessi delle giovani generazioni a quelli degli adulti e degli anziani, contribuendo a creare nei giovani un senso di abbandono e di solitudine e contemporaneamente alzando l’età pensionabile per poi scoprire, al tempo del covid, che gli anziani sono più fragili degli altri. Questa cultura negativa e divisiva va combattuta proponendo una grande alleanza fra generazioni unita dai fondamentali.
I temi di una vita sociale “sostenibile” e della lotta al riscaldamento globale sono propri delle ultime generazioni, i millennials e la generazione Z. Gli effetti del riscaldamento globale stanno già avvenendo con esito potenzialmente catastrofico per la comunità umana. Non si tratta più – né mai lo è stato – di un tema per così dire aggiuntivo, ma di una questione centrale. Per di più sono proprio queste le generazioni con maggiore sensibilità ed attenzione al tema.
Per queste ragioni uno dei terreni di maggiore impegno dell’Anpi dev’essere quello della formazione, in specie nella scuola e nelle università. L’accordo Anpi Miur può essere un punto di partenza per una ricontrattazione che comprenda progetti complessi e a lungo termine e si rivolga ai discenti e ai docenti in un più generale disegno di riqualificazione civile della formazione.
Ancora sugli anziani: la crisi della socialità, la chiusura coatta dei luoghi di incontro costringe intere fasce di anziani, già sotto scacco per il pericolo del virus, all’isolamento forzoso, ad una solitudine tanto più triste quanto più avanzata è l’età. L’unica risposta è, per quanto possibile, una prossimità verso questa fascia che è la più debole e spesso la più sola.
Il dramma della pandemia mette a tema in modo nuovo e contestuale tre questioni: la presenza pubblica nell’economia, dopo decenni di demonizzazioni del pubblico e di privatizzazioni, a cominciare dalla sanità; la fruizione dei beni comuni, cioè delle risorse materiali e immateriali condivise dalla comunità: posso fare di questi un solo esempio per così dire di tipo nuovo? Il vaccino anti Covid; la sostenibilità ambientale. Tutti argomenti che mettono in discussione il postulato della società di mercato; non è in discussione – sia chiaro – l’importanza dell’economia di mercato; sono in discussione i limiti di tale economia e una organizzazione sociale e civile modellata sul mercato. Non si tratta soltanto – per esempio – della riduzione dei cittadini a consumatori. Ne è investita persino la politica, che “non è più una sana discussione sui progetti a lungo termine per lo sviluppo di tutti e del bene comune, bensì solo ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell’altro la risorsa più efficace” (dall’enciclica Fratelli tutti, ottobre 2020).
Da Hobbes a Rousseau, il tema della sicurezza ritorna come ragione dell’esistenza stessa dello Stato. Noi dobbiamo forse tornare sull’argomento, contrastando le visioni forcaiole di tanta parte della destra che sovente trasforma questioni di ordine sociale in questioni di ordine pubblico. Va da sé che il senso di sicurezza dei cittadini va ben oltre le questioni di ordine pubblico e investe l’insieme delle attività dello Stato (compreso il tema della sicurezza sanitaria) e, nello specifico, attiene al corretto rapporto fra prevenzione e repressione dei reati. Noi dobbiamo ragionare sul tema dell’ordine democratico, cosa vuol dire, come si realizza, cosa comporta. Accenno solo a pochi temi: periferie, migranti, incidenti sul lavoro. Aggiungo: sicurezza come tutela della democrazia e delle sue istituzioni E concludo accennando allo spirito repubblicano che dovrebbe ispirare l’istituzione delle forze dell’ordine, cosa che avviene spesso, ma non sempre. Cito per esempio la recente promozione a vicequestore di due agenti di polizia condannati per i fatti di Genova, e ancor di più la motivazione di tale promozione causata, parole dei dirigenti, da “procedura amministrativa obbligata”.
La proposta
Ma arrivo ora a quello che vorrei fosse il cuore di questa relazione, la sua conclusione, la base ideale dei nostri compiti e delle nostre prospettive. Mi pare che noi dobbiamo avere una capacità di visione, cioè immaginare il futuro e praticare di conseguenza delle scelte.
A lunga scadenza, si propone il tema di una nuova statualità, cioè di un nuovo rapporto fra Stato (nelle sue più ampie articolazioni), società, corpi intermedi, che da un lato rilanci la repubblica alla luce delle lezioni della modernità, dall’altro torni allo spirito e anche alla lettera della Costituzione tramite la sua applicazione integrale e la piena attuazione dei diritti e dei doveri dei cittadini. Una nuova statualità non può che nascere da una grande “riforma intellettuale e morale” che richiede soggetti, energie e progetti ancora assenti, che vanno suscitati anche grazie all’associazionismo e al volontariato laico e cattolico. Questa è la risposta plausibile alla crisi della democrazia liberale, la cui unica soluzione è una democrazia sociale comprensiva dei suoi caratteri liberali, ma che si espande dando finalmente compimento alla prima e specialmente alla seconda parte dell’art. 3 Cost.
Questa riforma intellettuale e morale è un atto propriamente culturale, richiede cioè la comunione del patrimonio dei saperi e delle esperienze e il ruolo attivo del complesso mondo degli intellettuali contemporanei, e assieme richiede, come già detto, un progetto di riqualificazione della formazione, cioè della scuola e dell’università. La principale operazione culturale da fare è esattamente il contrario della cultura elitaria, perché si tratta di una trasmissione culturale che penetri nel profondo della società, nel suo ventre, dove allignano ignoranza e qualunquismo.
In questa grande prospettiva di cambiamento che dev’essere sostenuta in primo luogo dall’Anpi in un più ampio movimento popolare, si incarna e si inquadra l’antifascismo di oggi, che non può ridursi alla ovviamente necessaria negazione del fascismo, ma dev’essere conoscenza e coscienza della storia recente del Paese, e puntare sulla centralità della persona umana e dell’essere sociale. Della persona, perché la sua centralità è scomparsa nell’orizzonte reale del sistema di valori dominante, pur essendo il fulcro della Costituzione. Dell’essere sociale, perché la persona esiste e si realizza esclusivamente nelle relazioni con l’altro nello spazio e nel tempo. Le relazioni nello spazio sono quelle che determiniamo ogni giorno e coincidono con la nostra vita e con il lavoro.
Le relazioni nel tempo sono quelle che determiniamo tramite la memoria, cioè il rapporto con persone ed eventi del passato. La memoria è uno degli attributi dell’umanità in quanto esseri sociali. La grande scatola sociale della memoria, cioè del segno di ciò che è avvenuto, è la condizione per pensare a ciò che avverrà, cioè al futuro. Anche da questo punto di vista è attuale la nostra idea di memoria attiva. La persona e il suo essere sociale sono il soggetto della Costituzione, che definisce diritti e doveri dell’umano “sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (art. 2 Cost.).
In questa misura l’antifascismo si deve riproporre come religione laica, repubblicana, da un lato, e come punto di convergenza di diverse culture dall’altro, in sostanza come cemento ideale e pratico di un nuovo blocco sociale che porti l’Italia fuori dalle secche della crisi utilizzandola come occasione del cambiamento, ciò che non è avvenuto in occasione della prima crisi, avviatasi in America nel 2007/8 e che rischia di non avvenire anche in questa drammatica circostanza. In una visione del mondo che mette al centro le persone e i comportamenti politici, sociali e culturali che ne conseguono, l’antifascismo del tempo d’oggi si può legittimamente definire un nuovo umanesimo.
In questo scenario vanno contestualizzati i valori generali che abbiamo ereditato dalla Resistenza, e cioè giustizia sociale, libertà, democrazia, solidarietà, pace.
Ciascuno di questi temi va riconiugato nella concretezza della situazione attuale, uscendo dalle secche dell’enfasi e della retorica e ricercandone il senso nelle diverse articolazioni della società, ma anche e per alcuni versi specialmente nelle diverse articolazioni dello Stato.
Una speciale attenzione va posta nei rapporti col mondo cattolico oggi profondamente diviso. In particolare nella lettura dell’enciclica Fratelli tutti si troveranno diversi punti di larga condivisione, sui quali è possibile un percorso comune con l’associazionismo che in forme dirette o indirette si riferisce al mondo cattolico. Più in generale va notato che su punti qualificanti l’aspra competizione interna alla chiesa cattolica fra Bergoglio e i suoi critici corrisponde alla competizione fra democratici e nazionalpopulisti nel mondo, e che l’insieme del pensiero del pontefice ruota attorno al valore della persona umana, valore da noi laicamente condiviso.
Su tutti questi temi dobbiamo immaginare un programma di aggiornamento dei nostri gruppi dirigenti con particolare attenzione ai temi del fascismo, del razzismo e delle tensioni sociali sullo sfondo della Costituzione. Dovremo studiare anche la ricaduta di questi temi sui programmi di formazione.
Ma va da sé che, se si condividono le cose che ho detto, dobbiamo impegnarci nella lenta e faticosa costruzione di un vastissimo fronte popolare che deve passare attraverso la mobilitazione del mondo dell’associazionismo e del volontariato e deve trovare alleanze e sponde nei partiti democratici e nelle istituzioni. La chiave unitaria è l’unica chiave possibile per combattere il degrado e per avanzare una risposta positiva che comprenda il contrasto a fascismi, razzismi, nazionalismi e disegni un passo avanti di civiltà.
Quello che propongo in sostanza è che l’Anpi sia promotrice di una grande alleanza democratica e antifascista per la persona, il lavoro e la socialità. Un’alleanza che unisca tendenzialmente ogni energia disponibile dell’associazionismo, del volontariato, del cosiddetto Terzo settore, del movimento sindacale, un’alleanza che guardi al dramma presente attraverso i valori della solidarietà e della prossimità, – due parole chiave – ma guardi al futuro, affinché l’Italia del dopo Covid non sia la restaurazione dei modelli economici e valoriali del recente passato, ma si avvii sulla strada del cambiamento. Un solo esempio: il recente passato ha visto il trionfo delle diseguaglianze. O ci sarà una svolta vera, oppure il futuro le riproporrà in forma ancora più grave. E cosa può essere questa alleanza se non un’alleanza per la Costituzione? So bene che è prospettiva difficile per la realtà di un Paese che manifesta oramai una fortissima presenza dell’estrema destra a fronte di una debolezza politica delle forze democratiche, ma proprio per questo oggi non basta più rispondere colpo su colpo, giocare di rimessa; c’è bisogno di avviare un processo di ricostruzione pur navigando a vista, partendo dall’interno della società, ricomponendo ciò che è disperso, unendo ciò che è diviso, restituendo socialità dove c’è solitudine.
Riconvocheremo penso a dicembre il famoso tavolo dei 23, ripensandolo profondamente, allargandolo in modo significativo e operando in quantità e in qualità. In quantità dovremo estendere gli inviti ad altre grandi associazioni laiche e cattoliche interessate a questo progetto, in qualità perché dovremo proporre una unità antifascista che comprenda il contrasto ai fascismi e ai razzismi ma vada oltre, e proponga idee, suggerimenti, suggestioni, perché oggi un grande cambiamento antifascista è un grande cambiamento generale sulla via della civiltà e del progresso sociale. Noi dobbiamo contribuire a creare una nuova prospettiva. L’Anpi può essere il sale, il detonatore, l’innesco di una proposta generale incardinata sull’attuazione della Costituzione e declinata nel tempo che viviamo.
Se si vede bene, non è una novità assoluta. Come ci ha ricordato Smuraglia in una lunga mail dell’aprile di quest’anno, ci sono momenti della vita nazionale in cui l’Anpi di sempre – scriveva – dev’essere qualcosa di più incisivo e aggiornato. E il presidente emerito faceva due calzanti esempi: contro la legge truffa nel 1953, contro Tambroni nel 1960. Siamo in uno di quei momenti di svolta con una differenza: allora intervenimmo giustamente contro.
Oggi dobbiamo intervenire per. Per la repubblica, per il lavoro, per la rinascita, per la riforma intellettuale e morale. Su questi temi ho sondato il terreno di una disponibilità per ora con Maurizio Landini, Anna Maria Furlan, Don Ciotti, Francesca Chiavacci, Beppe Giulietti, Mattia Santori e Jasmine Cristallo, del movimento delle sardine e ho trovato un consenso davvero molto forte e motivato. Perché? Perché vedono nell’Anpi quei fondamentali di cui parlavo all’inizio.
Quando tutto è in crisi si guarda a chi ha i fondamentali. E dobbiamo uscire dal Comitato nazionale con un’idea che esprima preoccupazione e fiducia, che inneschi un motore per uscire dalla crisi, che proponga, come accennavo, una capacità di visione.
Ho finito. La nostra è una lotta iniziata con la Resistenza, segnata dalla Liberazione, ma poi continuata in modo sotterraneo o manifesto in mille forme. Nei giorni scorsi lo storico Claudio Dellavalle mi ha inviato una bellissima mail a proposito della scomparsa di Carla.
Ha fra l’altro scritto: “Penso che Carla ci abbia offerto un linguaggio e un modo di porsi che dovremmo cercare di salvaguardare perché è come guardare con occhi nuovi un impegno che viene da lontano”. Mi ha ricordato una nota frase di Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Ecco, essere partigiani oggi. Il nostro impegno richiede questo cambio di passo che ho citato all’inizio: dobbiamo avviare una nuova fase della lotta democratica e antifascista.

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3ce991ee-8fab-4223-83bd-95b109a51086Sulla tutela dei beni culturali e paesaggistici
28 Novembre 2020

[Alfonso Stiglitz, su il manifesto sardo]

Pubblichiamo un parere dell’archeologo Alfonso Stiglitz, che apprezziamo e condividiamo come Aladin Pensiero e Manifesto sardo, sulla mozione presentata da alcuni consiglieri regionali, volta a ottenere il conferimento alla Regione in via esclusiva della tutela e valorizzazione dei beni archeologici, in sostanza l’istituzione di una “Soprintendenza specialistica a tutela dei beni culturali e paesaggistici” che amplierebbe le già consistenti competenze regionali in materia, con importanti ripercussioni su tutto il sistema di salvaguardia e valorizzazione degli stessi beni.
[segue]