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Oggi domenica 8 dicembre 2019

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Movimento Sardine in Sardegna: Procurade ‘e moderare e Bella ciao uniscono le generazioni dei giovani di sempre.

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(Cagliari, piazza Garibaldi, sabato 7 dicembre 2019, la foto è di Dietrich Steinmetz).
Commenti a caldo tratti da fb.
Cagliari risponde alla convocazione delle Sardine. Piazza Garibaldi gremita come non mai. Bene, benissimo!
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Siamo assetati di politica vera e non di odio: questo anima il movimento delle Sardine. I valori costituzionali dell’uguaglianza, della solidarietà, dei diritti… aleggiano in una bella piazza Garibaldi gremita quanto non mai. La speranza cammina su gambe e teste che la rendono credibile. (f.m.)
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Piazza Garibaldi è stata invasa stasera da un numero incredibile di sardine, portatrici di un vento dolce ma tenace di cambiamento. Una bella piazza, con tanti giovani che cantano Bella ciao. Qui non abitano razzismo, fascismo, antisemitismo, ma solidarietà, accoglienza, integrazione, diritti, a partire da quello al lavoro.
Procurade ‘e moderare barones sa tirannia.
Cagliari non si arrende alla Lega e a Fratelli d’Italia in Regione e Comune!! (Giancarlo Ghirra).
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(…) Non so quante persone possa contenere una piazza così grande quando è così gremita di gente, con una densità superiore a qualsiasi banco di sardine.
Notevole il fatto che contemporaneamente le vie del centro addobbate per le prossime festività, i locali pubblici e i negozi erano anch’essi affollati di altra gente in uscita per il sabato e per gli acquisti.
Due universi contigui, comunque non reciprocamente ostili, a tratti in tollerante contatto fisico nei rispettivi flussi di movimento o di stazionamento.
Niente passerelle di volti politici noti.
Età media una volta tanto apprezzabilmente bassa, anche se, confusi in mezzo, ho intravisto molte compagne e compagni che conosco, di età matura e più che matura.
Discorsi brevi e seri, ma non scontati né deprimenti.
Ho colto una grande energia pacifica e sobria, ma determinata nei valori e nella tenuta del campo solidale e democratico.
Non ritengo di dover far cenni al problema enorme -e al momento totalmente aperto- di chi dovrebbe interpretare tutto ciò e addirittura rappresentarlo.
Il tempo sarà maestro.
Consiglierei a tutte e a tutti rispetto e, a chi abbia ancora remore di principio, una riflessione scevra da pregiudizi. (Tonino Dessì)
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Su L’Unione Sarda
Cagliari, “Sa die de sa Sardina”
La manifestazione in piazza [VIDEO]
Le Sardine sarde lanciano i loro ideali: “Contro fascismo e intolleranza”
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Su La Nuova Sardegna
Le sardine mobilitate a Cagliari cantano Bella Ciao
La Sardegna ha risposto all’appello degli organizzatori: tutti in piazza Garibaldi per manifestare contro discriminazioni e fomentatori di odio
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Su Casteddu online
Cagliari, 5mila sardine in piazza Garibaldi: “Uniamoci tutti contro fascismo e populismo”
In migliaia per il primo sit-in sardo, presenti tante famiglie ma anche anziani: “Chi arriva da lontano non è responsabile dei nostri problemi, non possiamo solo lamentarci senza proporre soluzioni. Basta con chi predica l’odio”. E, dopo Procurare E Moderare, tutti cantano a squarciagola Bella Ciao.
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Su Cagliari Pad
Migliaia di persona in piazza per la manifestazione delle Sardine
Migliaia di persona in piazza Garibaldi a Cagliari. Gli organizzatori si aspettavano circa due-tremila persone. “Ma – ha spiegato Lorenzo Caddeo, uno dei promotori della manifestazione – siamo al di là delle più rosee aspettative”.
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Su Sardinia Post
Cagliari invasa da migliaia di ‘sardine’: la grande folla riempie piazza Garibaldi
Una folla enorme. Che dall’inizio di piazza Garibaldi (lato via Alghero) arriva sino alle vie Bacaredda e Paoli. Ecco le sardine sarde che dalle 19 si sono date appuntamento a Cagliari. Una chiamata rimbalzata attraverso Facebook e che, stando al colpo d’occhio, è piaciuta anche da queste parti come successo già in un’altra trentina di città italiane.
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Oggi il giorno delle sarde sardine

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- La pagina fb dell’evento di Cagliari. – La pagina fb delle Sarde-Sardine in Movimento.
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Sardine, un bel movimento, un sasso nello stagno
di Andrea Pubusa, su Nuovo Cammino, quindicinale della Diocesi di Ales-Terralba.
[segue]

Oggi sabato 7 dicembre 2019

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Paska Selis Zau, la popolana de Su connottu
7 Dicembre 2019
Michele Pintore – Cronache nuoresi. Su Democraziaoggi.
Il Palazzo Martoni, vecchia sede del Comune di Nuoro, in cui avvennero i Moti “de Su Connottu”
Ogni tanto è bene ricordare persone, che hanno vissuto con onore e serio impegno, anche perchè la narrazione ci fa evadere per un attimo da una situazione non proprio entusiasmante, quale è quella attuale.
Paska Selis […]
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SINISTRA l’eguaglianza non è un’opzione

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Ritanna Armeni, su Rocca*.

Mai l’eguaglianza è stata tanto bistrattata in nome del «merito» o addirittura dell’«eccellenza», come negli anni della globalizzazione dei mercati. Mai la diseguaglianza è stata tanto perseguita, praticata e raggiunta come nei recenti decenni del neoliberismo.
Oggi si cambia. O, almeno, si cambia nel dibattito culturale e politico. In molti, e non solo a sinistra, si sono accorti che le diseguaglianze sono diventate eccessive e dannose allo sviluppo complessivo della società; che il «merito» tanto osannato e contrapposto a esse – come la virtù al vizio – non produce, come si era incessantemente predicato, progresso sociale, distribuzione della ricchezza e del benessere. Esattamente il contrario: si è rivelato uno dei tanti falsi miti del liberismo. Un esempio viene proprio dalle università americane, quelle più importanti e prestigiose accolgono studenti ricchi e di buona famiglia. I figli dell’un per cento più ricco costituiscono l’assoluta maggioranza degli iscritti.
La meritocrazia tanto esaltata dai cantori del liberismo si rivela per quello che è: ricchezza e privilegio.
Altri – si è scoperto in anni più recenti – sono i meccanismi che regolano le società avanzate. A dimostrarlo i dati dell’Ocse: nei paesi del moderno e meritocratico occidente occorrono in media cinque o sei generazioni, cioè centoventicinque e centocinquanta anni perché una persona povera raggiunga il livello di reddito della classe media. Che è come dire che chi è povero adesso non ha alcuna possibilità di migliorare le proprie condizioni negli anni della propria vita. Né hanno questa possibilità i suoi figli e i suoi nipoti.
All’origine delle diseguaglianze – e non c’è bisogno di essere inveterati marxisti per denunciarlo – il moderno modo di produzione.
L’ha detto fra i primi Thomas Piketty nel suo Capitale del XXI secolo. Piketty ha confutato l’idea fondamentale del liberismo mondiale secondo la quale alla crescita economica corrisponderebbe quasi meccanicamente un calo nelle disparità dei redditi. «Quando il tasso di rendimento del capitale supera regolarmente il tasso di crescita della produzione e del reddito – come accadde fino al XIX secolo e come rischia di accadere di nuovo nel XXI – il capitalismo produce automaticamente diseguaglianze insostenibili, arbitrarie, che rimettono in questione dalle fondamenta i valori meritocratici su cui si fondano le nostre società democratiche» ha scritto. E persino Bill Gates si è dichiarato d’accordo.
Forse, ancora più chiari del fondamentale libro di Piketty, ci sono i dati sulla povertà, i crudi numeri diffusi dagli istituti di ricerca internazionale. Mostrano che negli ultimi anni il numero di miliardari nel mondo è cresciuto in modo esponenziale con esso il numero dei poveri. I miliardari crescono in una media due al giorno, adesso sono 2043 e nove su 10 sono uomini. Queste 2043 persone si sono divise tra il marzo 2016 e il marzo 2017 l’86% di tutta la nuova ricchezza prodotta nel mondo, lasciando il restante 14% alle cosiddette classi medie, e nulla – non un centesimo – a tre miliardi e settecento milioni di uomini, donne e bambini che costituiscono il 50% degli abitanti del pianeta.
Ed ecco un altro libro che parla chiaro. Marco Revelli in Politica senza politica racconta, fra l’altro, che il quarto uomo più ricco del mondo, Amancio Ortega, ha ricevuto dalla casa madre della catena di abbigliamento Zara dividendi annui per un valore di circa 1,3 miliardi di euro. Nello stesso anno Anju, una lavoratrice di una delle tante aziende tessili del Bangladesh, che lavora fino a dodici ore al giorno e salta i pasti pur di racimolare qualche centesimo di dollaro in più, percepisce un salario annuo di soli 900 dollari, equivalenti a 730 euro: un milione settecentottantamila ottocentoventuno volte meno di Ortega, che è uno degli uomini per i quali lavora.
È possibile dopo anni di politiche che hanno scavato abissi profondi di diseguaglianza cambiare prospettiva? La risposta di molti è sicuramente dominata dal pessimismo. Impossibile. Ed ecco invece una voce controcorrente. È quella di uno dei più autorevoli filosofi del diritto, Luigi Ferrajoli. Nel suo libro “Il manifesto dell’eguaglianza” afferma con assoluta radicalità che l’eguaglianza è il principio politico dal quale direttamente o indirettamente sono derivabili tutti gli altri. Il diritto, la democrazia, la difesa delle differenze, la dignità degli esseri umani, il multiculturalismo, la pace, la giustizia non possono esistere ed essere praticate se non si parte dalla eguaglianza. Persino lo sviluppo economico non è più concepibile senza di essa. Non a caso la diseguaglianza provocata dalla globalizzazione e perseguita dal neoliberismo sta uccidendo i diritti e la democrazia, il potere del mercato sta mettendo in crisi la sopravvivenza di tanti. Eppure… eppure anche oggi l’eguaglianza si può raggiungere, anzi ci sono tutti gli strumenti per farlo. Il fatto che sia difficile non significa che sia impossibile. La forza dell’eguaglianza è nei fatti. Senza di essa cade la democrazia, crollano i diritti, quelli personali e quelli sociali. Si ferma inevitabilmente lo sviluppo. Il mondo è condannato a soccombere, a deflagrare e a esplodere. Non solo metaforicamente. Senza il potenziamento del principio di eguaglianza che alimenta la democrazia si potenzia inevitabilmente la proliferazione nucleare; la crescita economica senza i principi del diritto non terrebbe conto della finitezza e dei limiti del pianeta. Si arriverebbe alla distruzione dell’ecosistema. L’eguaglianza, insomma. non è un’opzione è una necessità. Prima ce ne accorgiamo meglio è per tutti.
Ritanna Armeni
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Carlo Smuraglia alle “sardine”: “La vera rivoluzione pacifica è la piena attuazione della Costituzione”
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3 Dicembre 2019

Lettera aperta del combattente per la libertà e Presidente emerito dell’ANPI, Carlo Smuraglia
Lettera aperta alle “Sardine”

Care “sardine”, sto seguendo le vostre iniziative, con l’attenzione dovuta a tutto ciò che si “muove” in questa società, troppo statica e troppo spesso legata ad antiche prassi ed abitudini. Non ho nulla da suggerirvi e da proporvi, non solo perché non ne avete bisogno, ma perché sarebbe sbagliato. Ognuno ha il diritto – dovere di prendere in mano il proprio destino, così come molti di noi hanno fatto con la scelta partigiana nell’ormai lontano autunno del 1943. Gli sbocchi sono sempre incerti ed indefinibili a priori e nessuno ha il diritto di interferire, ferma restando la speranza che ne esca qualcosa di positivo per il complesso della vita politica e sociale italiana, così insoddisfacente per molti di noi (e di voi, credo).

Ho notato, però, un particolare che mi è parso assai interessante: durante la manifestazione svoltasi a Milano si sarebbero letti dal palco, alcuni articoli della Costituzione. Non so quali, perché ero a casa per una indisposizione che mi impediva di uscire in una giornata di pioggia. Il fatto, però, mi è sembrato positivo perché rappresenta quello che spero possa essere una premessa dello sviluppo delle iniziative che continueranno a svolgersi in tutta Italia.

Sostengo da tempo, come disse molto tempo fa Piero Calamandrei, che nei momenti difficili del Paese, il punto di riferimento deve essere la Costituzione. È questa che deve illuminarci, nei periodi più ardui e complessi, come punto di riferimento di ogni azione, perché la Costituzione è di tutti.

Io credo che già la lettura dei primi dieci articoli della Costituzione costituisca da sola un vero e proprio indirizzo per le azioni individuali e collettive. Ma sono anche convinto che l’intero “spirito” della Costituzione debba essere colto come un indirizzo, un “faro” che può guidarci, appunto quando tutto appare difficile e complicato e quando occorre individuare le vie d’uscita da un sistema che non riesce più a soddisfare i bisogni, i desideri, le attese della gente.

Ma c’è ancora una cosa su cui desidero richiamare la vostra attenzione. È pacifico che questa Costituzione si compone di affermazioni di valori, di princìpi e di impegni solenni per garantire l’effettività dei diritti, della uguaglianza e degli stessi valori concentrati soprattutto nella prima parte. Ebbene, la non attuazione di moltissimi di questi impegni è sotto gli occhi di tutti (dal lavoro, all’ambiente, alla tutela del patrimonio artistico, allo sviluppo della cultura, alla realizzazione di una vera “pari dignità sociale” e così via).

La sola attuazione di questi aspetti fondamentali della Costituzione rappresenterebbe un cambiamento sostanziale del sistema politico e sociale, un miglioramento della convivenza civile, uno sviluppo della rilevanza della persona e della sua dignità: insomma, una vera rivoluzione pacifica.

È un profilo importante, che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione, per ogni possibile sviluppo. Se intervengo su questo punto, lo faccio per convinzione personale (del resto, ho pubblicato due anni fa un libro con un titolo significativo: “Con la Costituzione nel cuore”) e per indicare una possibile e forse necessaria via di approfondimento.

Leggete dunque queste parole non come una interferenza, che non mi permetterei mai, ma come una sollecitazione a riflettere su un punto importantissimo della vita nazionale, verso la quale voi stessi avete espresso un segnale inequivocabile di attenzione.

Cari saluti e molti auguri,

Carlo Smuraglia, Presidente emerito dell’ANPI

Milano, 3 dicembre 2019
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Costituzione della Repubblica Italiana
Principi fondamentali

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
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*ROCCA 15 DICEMBRE 2019
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E’ online il manifesto sardo duecentonovantacinque

pintor il manifesto sardoIl numero 295
Il sommario
Sardine, ovvero l’innocenza necessaria (Marco Revelli), Sanità in Sardegna: perseverare è diabolico (Massimo Dadea), Mezzo secolo di bugie, depistaggi e verità negate (Ottavio Olita), L’irresponsabilità politica e la responsabilità filosofica (Amedeo Spagnuolo), Keynes è stato un liberale o un socialista? (Gianfranco Sabattini), Facciamo sloggiare Carlo feroce dalla 131 (Francesco Casula), Libertà, uguaglianza e dignità (Graziano Pintori), Più di 7.000 cittadini chiedono la moratoria della pesca dei ricci di mare (Stefano Deliperi), Fabbriche di esplosivi e incidenti: violazioni delle norme di sicurezza da parte di RWM Italia S.p.a. (red), Il polpo (Marinella Lőrinczi), Il sistema dell’arte fa schifo (Paolo Carta).
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RWM senza controllo. La falsa crisi di un’azienda in piena espansione
5 Dicembre 2019 su il manifesto sardo
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Oggi venerdì 6 dicembre 2019

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————————————————–Opinioni,Commenti e Riflessioni—————————————————-
Dopo le follie degli anni scorsi, c’è voglia di rappresentanza dei territori
6 Dicembre 2019
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
Fra le tante folIie istituzionali di destra, di centro e di centrosinistra degli anni scorsi, c’è quella di aver azzerato la rappresentanza dei territori. Certo le province erano enti con poteri poco incisivi ma le loro assemblee erano pur sempre organi rappresentativi, che gestivano alcune funzioni locali ed altre avrebbe potuto gestirne con una seria riforma, commissariarle […]
———————————————————-Punta de billete——
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Che succede?

c3dem_banner_04PRESCRIZIONE E MES. GOVERNO IN BILICO
5 Dicembre 2019 by Forcesi | su C3dem.
Vladimiro Zagrebelsky, “Offesa la civiltà giuridica” (La Stampa). Goffredo Bettini, “La politica sottomessa alla magistratura non mi piace” (intervista di Giovanni Minoli, Il Riformista). Franco Monaco, “Sul Mes il governo è a un bivio, si chiuda anche senza un accordo” (Huffington post). Sabino Cassese, “Lo sguardo rivolto al passato” (Corriere della sera). Giovanni Orsina, “Mes, il M5s si gioca l’identità” (La Stampa). Dario Di Vico, “La rotta perduta dell’esecutivo” (Corriere). Paolo Pombeni, “Divisi e senza meta” (mentepolitica.net). Francesco Gesualdi, “Il Trattato merita anima. Il Mes, la sua storia, le intenzioni e i vuoti” (Avvenire). Maria Cannata, “Riforma Mes. La versione attuale è un passo avanti” (lavoce.info).

52ma MARCIA NAZIONALE 33ma MARCIA REGIONALE per la PACE. CAGLIARI 31 dicembre 2019. Mercoledì 11 conferenza stampa di presentazione.

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CONFERENZA STAMPA
52ma MARCIA NAZIONALE – 33ma MARCIA REGIONALE per la PACE
CAGLIARI 31 DICEMBRE 2019
Mercoledì 11 dicembre alle 10.30 presso l’Aula Benedetto XVI della Curia arcivescovile (Cagliari via mons. Giuseppe Cogoni 9), si terrà la presentazione della 52ma Marcia nazionale e della 33ma Marcia regionale per la PACE.
[segue]

CHE SUCCEDE?

c3dem_banner_04IL MES. L’ECONOMIA. LE SARDINE. CRAXI. LA PRESCRIZIONE
2 Dicembre 2019 by Forcesi | su C3dem.
In un tweet Pierluigi Castagnetti dice che forse è ora di “calare il sipario sul governo”. Anche Goffredo Bettini, intervistato dal Corriere, dice: “Non ci sono più zone grigie, i 5 stelle devono scegliere”. Paolo Pombeni, “La partita del fondo salva-stati e il prezzo della vergogna” (Il Quotidiano). Alessandro Penati, “Facciamo chiarezza sul Mes” (Repubblica). Fabio Bogo, su Repubblica, “Di quale Iri abbiamo bisogno”. Ferruccio De Bortoli, “Investire in sostenibilità fa crescere. Con più tasse la sfida è già persa” (Corriere economia). Pier Gaetano Marchetti propone: “Riparliamo di cogestione? La via legislativa alla sostenibilità” (Corriere economia). Giuliano Pisapia sulle sardine: “Questi ragazzi credono nella politica. Se me lo chiedono darò un contributo” (intervista a Repubblica). Emanuele Macaluso, intervistato dal Mattino: “Craxi, un leader vero. Pagò la sfida con De Mita e il finanziamento al Psi”. Fabrizio D’Esposito, “I cattolici di destra si organizzano. Torna il ‘progetto culturale’ di Ruini” (Il Fatto). PRESCRIZIONE: ampio dossier di Annalisa Chirico sul Foglio: “Contro la repubblica dei Pm”; Claudio Cerasa, “Svegliare i sonnambuli d’Italia sulle vergogne del processo senza fine” (Foglio).
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DOSSIER AMBIENTE. DALL’ISTITUTO DE GASPERI DI BOLOGNA
3 Dicembre 2019 by Forcesi | su C3dem
Da “I limiti dello sviluppo” (1972) all’Agenda 2030 (Onu) è il dossier antologico curato da Claudia Ferrari per conto dell’Istituto De Gasperi di Bologna. Con questa prima iniziativa L’Istituto apre un’attenzione specifica alla problematica ambientale, in un’ottica di ecologia integrale. Scorrendo il testo si trovano i link a importanti documenti che hanno contrassegnato gli ultimi decenni.
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Oggi giovedì 5 dicembre 2019

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Prescrizione dei reati: tra il nero e il rosa ci sono altre sfumature
5 Dicembre 2019
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
Come già un anno fa, in occasione dell discussione della proposta di legge (M5S) contro la corruzione (c.d. “spazza corrotti”) gli oppositori sono tornati alla carica della norma che introduce il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, anche in caso di assoluzione. Il testo – come […]
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Buoni esempi da Torino

torino-stemma-cittaDELIBERA COMUNE DI TORINO
deliberazione del 2 dicembre 2019
OGGETTO: REGOLAMENTO PER IL GOVERNO DEI BENI COMUNI URBANI.
APPROVAZIONE ED ABROGAZIONE REGOLAMENTO SULLA COLLABORAZIONE TRA CITTADINI E AMMINISTRAZIONE PER LA CURA, LA GESTIONE CONDIVISA E LA RIGENERAZIONE DEI BENI COMUNI URBANI.

- delibera comune di torino regolamento beni comuni.pdf
- Il nuovo Regolamento.

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Un patto tra le città per la cura condivisa dei beni comuni: importante evento a Bologna nei giorni 6 e 7 dicembre 2019

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Beni comuni e amministrazione condivisaStorie e notizie
Un patto tra le città per la cura condivisa dei beni comuni
Nasce una Rete nazionale dei comuni che hanno fatto proprio il modello dell’Amministrazione condivisa dei beni comuni, fondato sulla collaborazione tra i cittadini e le istituzioni.
di Redazione Labsus [27 Novembre 2019]
(segue)

“La vera rivoluzione pacifica è la piena attuazione della Costituzione”

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Carlo Smuraglia alle “sardine”: “La vera rivoluzione pacifica è la piena attuazione della Costituzione”
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3 Dicembre 2019

Lettera aperta del combattente per la libertà e Presidente emerito dell’ANPI, Carlo Smuraglia
Lettera aperta alle “Sardine”

Care “sardine”, sto seguendo le vostre iniziative, con l’attenzione dovuta a tutto ciò che si “muove” in questa società, troppo statica e troppo spesso legata ad antiche prassi ed abitudini. Non ho nulla da suggerirvi e da proporvi, non solo perché non ne avete bisogno, ma perché sarebbe sbagliato. Ognuno ha il diritto – dovere di prendere in mano il proprio destino, così come molti di noi hanno fatto con la scelta partigiana nell’ormai lontano autunno del 1943. Gli sbocchi sono sempre incerti ed indefinibili a priori e nessuno ha il diritto di interferire, ferma restando la speranza che ne esca qualcosa di positivo per il complesso della vita politica e sociale italiana, così insoddisfacente per molti di noi (e di voi, credo).

Ho notato, però, un particolare che mi è parso assai interessante: durante la manifestazione svoltasi a Milano si sarebbero letti dal palco, alcuni articoli della Costituzione. Non so quali, perché ero a casa per una indisposizione che mi impediva di uscire in una giornata di pioggia. Il fatto, però, mi è sembrato positivo perché rappresenta quello che spero possa essere una premessa dello sviluppo delle iniziative che continueranno a svolgersi in tutta Italia.

Sostengo da tempo, come disse molto tempo fa Piero Calamandrei, che nei momenti difficili del Paese, il punto di riferimento deve essere la Costituzione. È questa che deve illuminarci, nei periodi più ardui e complessi, come punto di riferimento di ogni azione, perché la Costituzione è di tutti.

Io credo che già la lettura dei primi dieci articoli della Costituzione costituisca da sola un vero e proprio indirizzo per le azioni individuali e collettive. Ma sono anche convinto che l’intero “spirito” della Costituzione debba essere colto come un indirizzo, un “faro” che può guidarci, appunto quando tutto appare difficile e complicato e quando occorre individuare le vie d’uscita da un sistema che non riesce più a soddisfare i bisogni, i desideri, le attese della gente.

Ma c’è ancora una cosa su cui desidero richiamare la vostra attenzione. È pacifico che questa Costituzione si compone di affermazioni di valori, di princìpi e di impegni solenni per garantire l’effettività dei diritti, della uguaglianza e degli stessi valori concentrati soprattutto nella prima parte. Ebbene, la non attuazione di moltissimi di questi impegni è sotto gli occhi di tutti (dal lavoro, all’ambiente, alla tutela del patrimonio artistico, allo sviluppo della cultura, alla realizzazione di una vera “pari dignità sociale” e così via).

La sola attuazione di questi aspetti fondamentali della Costituzione rappresenterebbe un cambiamento sostanziale del sistema politico e sociale, un miglioramento della convivenza civile, uno sviluppo della rilevanza della persona e della sua dignità: insomma, una vera rivoluzione pacifica.

È un profilo importante, che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione, per ogni possibile sviluppo. Se intervengo su questo punto, lo faccio per convinzione personale (del resto, ho pubblicato due anni fa un libro con un titolo significativo: “Con la Costituzione nel cuore”) e per indicare una possibile e forse necessaria via di approfondimento.

Leggete dunque queste parole non come una interferenza, che non mi permetterei mai, ma come una sollecitazione a riflettere su un punto importantissimo della vita nazionale, verso la quale voi stessi avete espresso un segnale inequivocabile di attenzione.

Cari saluti e molti auguri,

Carlo Smuraglia, Presidente emerito dell’ANPI

Milano, 3 dicembre 2019
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Costituzione della Repubblica Italiana
Principi fondamentali

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]

Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]

Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. [3]

Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Note:
[1] (Nota all’art. 7, secondo comma).
I Patti Lateranensi sono stati modificati dall’Accordo concordatario del 18 febbraio 1984, reso esecutivo con la legge 25 marzo 1985, n. 121 (G.U. 10 aprile 1985, n. 85, suppl.).
[2] (Nota all’art. 8, terzo comma).
A regolare tali rapporti sono intervenute le leggi 11 agosto 1984, n. 449, 22 novembre 1988, n. 516,
22 novembre 1988, n. 517 e 8 marzo 1989, n. 101 (G.U. 13 agosto 1984, n. 222; 2 dicembre 1988, n. 283; 23 marzo 1989, n. 69), emesse sulla base di previe «intese- intercorse, rispettivamente, con la Tavola valdese, le Chiese cristiane avventiste, le Assemblee di Dio e le Comunità ebraiche, e più di recente le leggi 5 ottobre 1993, n. 409 (G.U. 11 ottobre 1993, n. 239), 12 aprile 1995, n. 116 (G.U. 22 aprile 1995, n. 94), 29 novembre 1995, n. 520 (G.U. 7 dicembre 1995, n. 286), 20 dicembre 1996, nn. 637 e 638 (G.U. 21 dicembre 1996, n. 299), per la regolamentazione dei rapporti con altre confessioni o per la modifica delle precedenti intese.
[3] (Nota all’art. 10, quarto comma).
A norma dell’articolo unico della legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1 (G.U. 3 luglio 1967, n. 164), «l’ultimo comma dell’art. 10 della Costituzione non si applica ai delitti di genocidio.
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Oggi mercoledì 4 dicembre 2019

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La crisi della scuola italiana è lo specchio della falsa idea di democratizzazione delle sue strutture
4 Dicembre 2019
Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi.
La crisi della scuola italiana è da tempo al centro del dibattito sulle probabili cause che hanno concorso a determinarla; c’è chi le rinviene nell’abbandono della cura della scuola da parte della politica e chi, invece, nel “tradimento” del dettato costituzionale, in quanto non sarebbe stato realizzato un sistema scolastico la cui funzione preminente […]
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