Dal paradiso dei giusti

img_6479La sala della Fondazione di Sardegna strapiena. Grande successo di partecipanti all’incontro in ricordo di Franco Oliverio.
Credenti o non credenti siamo tutti certi che Franco Oliverio dal paradiso dei giusti abbia gradito la giornata di venerdì a lui dedicata. Certo ci avrebbe apostrofato, ridendo a singhiozzo: “le vostre mamme sono sante donne, ma voi siete figli di bagassa; lo sapete bene che io non ho mai amato le celebrazioni, tantomeno quelle funebri dove tutti a prescindere da cosa hanno combinato in vita diventano buoni”. Ma lui in vita di cose buone ne ha fatto davvero tante!
Noi, gli organizzatori dell’evento, in stretto raccordo con la famiglia di Franco, la moglie Francesca De Magistris, i figli Stefano e Andrea, abbiamo seguito quelle che crediamo potessero essere le volontà di Franco. Ma, lo ammettiamo, assumendocene tutta la responsabilità, di avere per certa parte trasgredito, soprattutto rivelando il grande “peccato” di Franco, quello di aver amato tutte le persone – poveri o ricchi, rifiuti umani o figli di papà – che ha curato, assistito, a cui ha dato conforto, più di quanto abbia amato Dio e i suoi comandamenti. Si, proprio come don Lorenzo Milani, che qualcosa di analogo confessò nel suo testamento. Franco purtroppo non ha potuto scriverlo il suo testamento perché non credeva proprio di morire a 62 anni, all’improvviso, lasciando la sua bella famiglia eimg_6497insieme tante persone private della sua preziosa amicizia, anche semplicemente della sicurezza che comunque lui c’era. Nella toccante narrazione introduttiva, a tratti colma di ironia (quella di Franco), scritta da Gianni Loy e con la magistrale nonché deliziosa interpretazione dell’attrice Cristina Maccioni, noi, gli organizzatori, abbiamo ricordato il “nostro” Franco Oliverio, dall’”abbandono collettivo” (con Mariano Girau e altri) della Congregazione mariana del gesuita padre Maurizio Cravero – che ne aveva forgiato il carattere, con la severità del metodo educativo di Sant’Ignazio da Loyola – fino all’immersione nella problematica vita della periferia più periferica della città, in quel quartiere di Sant’Elia, considerato all’epoca il Bronx cagliaritano. Con pazienza e dedizione infinite a Sant’Elia lui fece il medico, il confessore, l’amico, guadagnandosi il rispetto e l’affetto di tutti, soprattutto dei ragazzi sbandati, quelli a cui quasi nessuno concedeva fiducia. Lui si, anche quando non la meritassero. Noi, gli organizzatori, abbiamo conosciuto Franco Oliverio il politico, quello che senza mai accettare incasellamenti di nessun tipo, portava avanti gli interessi del popolo, da cui non escludeva nessuno. Fu così che quel quartiere anche per l’opera di Franco riuscì ad acquisire una coscienza della propria forza, nel momento in cui trovò la capacità di ribellarsi alle decisioni della borghesia immobiliaristica che voleva impadronirsi di quell’angolo di paradiso, per farne residenze dei ricchi, deportando gli abitanti in altri quartieri.

Fu un complesso di iniziative che mutò il giudizio sul quartiere da negativo a positivo, o perlomeno ne attenuò lo stigma che lo perseguitava. Determinante fu l’azione della Chiesa con l’invio di un nuovo parroco, don Vasco Paradisi, coadiuvato da validissimi vice parroci (ricordiamo Armando Mura, Andrea Portas e Salvatore Loi) che dal 1970, successivamente alla visita del Papa Paolo VI, fecero della Parrocchia un centro di propulsione politico-culturale, facilitando alleanze ad ampio raggio con tutte le forze politiche e culturali del quartiere, in primis il Partito Comunista, la Democrazia cristiana e la Acli, le diverse formazioni della sinistra extraparlamentare, organizzate in un Comitato di quartiere pluralista e includente. Al raggiungimento di un compromesso (nel clima di quello storico) tra le principali forze politiche – il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana, con la complicità della Parrocchia – che consentiva l’approvazione di un nuovo piano urbanistico per la costruzione di nuove case popolari e la ristrutturazione delle vecchie case esistenti, il Comitato fu sciolto, con un colpo di mano, perché in maggioranza non si accontentava dei risultati raggiunti. Fu evidentemente un errore. Come scrisse il prof. Umberto Allegretti (presente in sala), uno dei protagonisti delle lotte del quartiere:
“La sua fine [del Comitato]… comportò un regresso ancora oggi non superato della organizzazione e della stessa coscienza politica del quartiere…” .
Tutto è documentato nel “periodico di controinformazioneGulp, che usciva in quel tempo con la direzione di Gianni Loy, capo redattore Franco Meloni e tra le firme più prestigiose Franco Oliverio e Mariano Girau.

Ma torniamo a Franco Oliverio. Senza mai recidere il suo rapporto con gli abitanti, soprattutto con i giovani di Sant’Elia, mentre procedeva nella carriera sanitaria, fino a diventare primario di Gastroenterologia dell’ospedale Brotzu di Cagliari, continuava incessante la sua iniziativa in favore dei giovani, di tutta la città e oltre, specie di quelli finiti nel circuito malsano della droga. A partire dagli anni settanta il fenomeno della droga era ancora circoscritto e Franco Oliverio partecipava a riunioni e assemblee nelle scuole, nelle parrocchie, nelle sedi politiche, senza pregiudizi ideologici, per sensibilizzare i giovani, gli educatori e le famiglie sui pericoli mortali delle droghe, pronunciando parole chiare sulle mafie e su settori del mondo dell’economia, che, anche con complicità di personaggi politici, traevano profitti colossali sulla pelle dei ragazzi. Per quanto possibile curava come medico personalmente i ragazzi tossicodipendenti, in collegamento con le famiglie, le strutture sanitarie e con i nascenti centri di volontariato che si occupavano di programmi di disintossicazione e di recupero sociale dei tanti ragazzi aiutati a uscire dalla schiavitù della tossicodipendenza.
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Di tutto ciò nel corso del nostro incontro hanno parlato con dovizia di particolari, padre Salvatore Morittu, che si è soffermato sulla nascita del Centro di volontariato da lui diretto, sollecitato da Franco Oliverio, Jacopo Onnis, che ha ricordato il sodalizio di Franco con il fratello Gigi Onnis, psichiatra, nonché – nota dolente – la vera e propria persecuzione di cui fu oggetto Franco per volontà del procuratore della repubblica (poi procuratore generale) Giuseppe Villasanta, concretizzatasi in una umiliante perquisizione della sua abitazione e studio professionale. Senza esito alcuno, se non l’acuirsi della profondità del solco di separazione tra la società civile e la magistratura inquirente, che invece avrebbero dovuto collaborare virtuosamente nell’interesse dei cittadini.

Assente, per impegni inderogabili, Ettore Cannavera, amico storico di Franco, ma la sua presenza si avvertiva nell’aria, evocata dalle parole di padre Morittu e Jacopo Onnis. Sarà per un’altra occasione.

Purtroppo il fenomeno della droga si aggravò nel tempo, fino ai giorni nostri, rimodellandosi secondo le mode e le tendenze della società in corrispondenza delle attività delle cosche mafiose e di altre organizzazioni criminali.

Franco Oliverio è rimasto sempre sulla breccia, instancabilmente, fino a quando la morte lo ha colto all’improvviso con una emorragia celebrare che lo ha falciato il 22 marzo 2004, a soli 62 anni.

Ecco, dobbiamo ammettere che l’azione professionale del medico Franco Oliverio, difficilmente separabile dalla sua opera sociale, nel nostro incontro è rimasta un po’ in ombra, forse a causa della tirannia del tempo, parte del quale gli organizzatori hanno voluto dedicare a stacchi musicali (eseguiti dai bravi musicisti della New Old Quartet) e da una appassionata cantata “a curba” di due bravi cantadores su testo in sardo (autore Gianni Loy) personalizzato sulla figura di Franco Oliverio.
Eppure in sala vi erano numerosi medici. Non è possibile elencarli tutti, ma non si possono non citare i medici della Gastroenterologia del Brotzu (lo stesso reparto in cui operava Franco), con il primario Paolo Usai e altri due colleghi: Maurizio Chessa, già medico stretto collaboratore di Franco nello stesso reparto, con le consorti, e Roberto Ariu, Laura Binaghi, Maria Francesca Dore, Teresa Zolfino. Dicevo, insieme a loro, abbiamo notato altri medici: Paolo Porcella (intervenuto nel dibattito), Lina Ibba, Mario Loi, Mariella Casini, Walter Merella, Giuseppe Frau, Antonio Onnis e altri… Ci saranno altre occasioni per ricordare questi aspetti, magari coinvolgendo la dirigenza sanitaria e amministrativa dell’Ospedale Brotzu.

Di seguito diamo conto, sommariamente, degli interventi che hanno animato la serata. Perdonateci se non riusciamo a dare conto delle presenze in sala di tutti i parenti, gli amici e conoscenti di Franco: dalla sorella Piera, appositamente venuta da Firenze, all’amico di sempre Vincenzo Falqui (a cui padre Morittu ha dedicato un passaggio nel suo intervento), con il figlio arrivato per l’occasione da Milano, ai numerosi giornalisti (Maria Paola Masala, Francesco Birocchi, Mario Girau, Giancarlo Ghirra, Roberto Paracchini, Antonello Lai, Stefano Lai e altri), ai politici (Gian Mario Selis, Tore Cherchi, Francesca Ghirra, Rita Polo, Massimo Zedda, Giuseppe Frau)… e tanti altri (Umberto Allegretti e Teresa Crespellani, Mario Porcu e Margherita Zaccagnini, Giovanna Puddu, Aldo Accardo, Luciano Selis, Pinella De Pau, Giancarlo Morgante, Gigi Sotgiu, Gianni Ibba, Peppino Spanu, Fulvia Putzolu, Paola Lai, Marilena Marras, Remo Siza, Marco Mameli, Aldo Cappai, Sandra Scano, Pasquale Di Giulio, Rosellina Girau, Dante Zaru, Carlo Boi, e tanti altri che ci perdoneranno se dimentichiamo di citare…).

Gli interventi

Molto toccante e appassionato l’intervento di Paolo Zedda, che ha raccontato del ruolo di pacere che ebbe Franco tra le bande dei ragazzi del quartiere di Marina e quelli di Sant’Elia. Le continue risse tra le bande si risolsero in rapporti pacifici. Franco si preoccupava della salute dei ragazzi e spesso riusciva ad aiutarli nell’inserimento lavorativo. Come fece con Paolo che trovò posto nel settore ospedaliero e divenne uno stretto collaboratore di Franco come “esperto” per la comprensione del mondo giovanile.
Giacomo Meloni ha ricordato come Franco Oliverio fu contrastato nella sua carriera ospedaliera da eminenti massoni locali, che però non ebbero la meglio, perché la eccellente competenza professionale di Franco era ineccepibile e nonostante la sua rudezza nel denunciare malefatte anche nei suoi ambienti non era possibile incastrarlo in logiche di appartenenze o lotte intestine. Ci tentarono senza successo. Forse si salvò perché Franco era rispettato e perfino voluto bene anche da molti suoi potenziali nemici.
In materia di competenza professionale Paolo Porcella, ortopedico, ha ricordato non solo la competenza di Franco nella sua specialità (dalla gola al buco del culo, come lui amava dire) ma anche in altre. Ad esempio, una volta individuò da pochi sintomi la frattura del bacino di un paziente, diagnosi che fu esattamente confermata dagli esami strumentali. Sarà anche per questo che qualche volta veniva bonariamente appellato come Dottor Paneri.
Stefano Lai, giornalista, ha ricordato una sua “missione agli ordini di Franco”, quando fu da lui letteralmente spedito nella penisola per riportare a casa un giovane tossicodipendente, finito in giri pericolosi della malavita del settentrione d’Italia.

Franco Oliverio, nonostante il suo carattere che rifuggiva da pubblici riconoscimenti, deve essere ricordato e onorato perché costituisce ancor oggi un fulgido esempio di testimone del nostro tempo, impegnato per il riscatto sociale di tutte le persone che vivono situazioni di emarginazione e disagio sociale.
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img_6499 Nel suo intervento Franco Meloni ha rammentato che il Comune di Cagliari ha dedicato a Franco Oliverio una piazza, antistante la chiesa parrocchiale del quartiere di San’Elia: il 16 aprile 2010 il Sindaco Emilio Floris con una breve cerimonia aveva scoperto la targa “piazza Franco Oliverio” issata su un apposito pennone. Oggi la targa non esiste più, presumibilmente asportata da vandali, nella bella piazza anch’essa vistosamente danneggiata nella gradinata che la circonda a semicerchio.
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E’ quanto mai urgente che il Comune intervenga per il ripristino della targa e un’adeguata manutenzione straordinaria per restituire decoro all’intera piazza, come di recente si è fatta interprete della richiesta la consigliera comunale Rita Polo.

Il ricordo di Franco Oliverio è ben presente nei cuori dei tanti che lo hanno amato e che da lui hanno avuto aiuti e solidarietà, tanto da renderlo una figura esemplare, di cui la città di Cagliari dev’essere orgogliosa e grata.

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Sono intervenuti:

- Gianni Loy
- Cristina Maccioni
- Jacopo Onnis
- padre Salvatore Morittu
- Paolo Zedde
- Paolo Porcella
- Franco Meloni
- Stefano Lai (giornalista Sardegna 1)
- Giacomo Meloni
- I cantadores [Marco Melis (canto) Stevini Campus(chitarra)].
- New Old Quartet (Mauro Dedoni al piano, Carlo Murtas al basso elettrico, Bebo Gallina alla chitarra e Ilio Erby alla batteria).
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Alla fine del convegno Andrea Oliverio, presente con la moglie e la piccola figlia, a nome della mamma Francesca De Magistris e del fratello Stefano ha ringraziato tutti i convenuti.

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(a cura di Franco Meloni)

[Report in progress]

One Response to Dal paradiso dei giusti

  1. Franco Meloni scrive:

    Don Angelo Pittau
    Devo anch’io dare il mio grazie a Franco. Mi accolse
    al rientro dal Vietnam, poi dalla Torino della Fiat. Era un
    amico, i veri amici sono amici sono amici anche del povero
    Cristo. Con il Cristo siamo tutti amici anche se non lo sappiamo o lo diciamo.Scusare se ho rotto il silenzio ma a Franco gli devo
    questo ed altro, d’altra parte Franco era vero amico anche
    dei Gesuiti!

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