DIBATTITO. L’impegno dei cattolici italiani in politica, oggi .

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CATTOLICI ITALIANI
Contraddizioni nel cambiamento

di Ritanna Armeni su Rocca.

Come si collocano i cattolici italiani nella divisione che oggi attraversa il paese sui temi della solidarietà e dell’accoglienza? Si dividono? La pensano, magari con sfumature diverse, nello stesso modo?

I recenti fatti di Lodi (dove una sindaca ha impedito l’accesso alla mensa ai bambini stranieri non in grado di attestare l’assenza di redditi all’estero in nome di un regolamento comunale perlomeno discutibile e per molti chiaramente discriminatorio) e i fatti di Riace, un paese che è stato additato come un esempio mondiale di accoglienza e d’integrazione, il cui sindaco è stato arrestato (non accusato o inquisito, ma arrestato) perché avrebbe favorito l’immigrazione clandestina e quindi avrebbe commesso un reato, hanno posto, fra le tante, anche queste domande. L’Italia è un paese cattolico, secondo le statistiche i suoi cittadini in grandissima parte si dichiarano credenti, i bambini in maggioranza sono battezzati e la maggior parte dei matrimoni (sempre meno, ma tanti) si celebra in Chiesa. Da questi dati si può con qualche ragionevolezza supporre che anche i credenti, ancora maggioranza nel paese, abbiano votato per partiti, come la Lega, che oggi fanno della lotta contro l’immigrazione, contro il «buonismo» e contro l’accoglienza, la loro bandiera. E, quindi, appoggino la politica «cattivista» del governo. Devono essere tanti, se la Lega continua a volare nei sondaggi. Si sa anche che un gran numero degli stessi credenti oggi è schierata contro questa politica e che spesso è in prima linea nelle battaglie per l’accoglienza. Si sa che giornali cattolici hanno avuto parole molto dure contro l’attuale politica del governo. E che, infine, alcuni importanti rappresentanti del clero si sono apertamente schierati per politiche di accoglienza e di solidarietà. E allora? Quale possiamo considerare la vera e autentica posizione cattolica? Quella che in nome della legalità e della sicurezza approva i respingimenti, la chiusura dei porti, l’arresto di sindaci che adottano pratiche solidali o quella che opta per soluzioni etiche più consonanti al precetto evangelico «ama il prossimo tuo come te stesso» anche a costo di sconfinare dalle leggi dello Stato?

Un laico che oggi osservi il mondo dei credenti trova difficile comprendere fino in fondo la contraddizione in cui questo si trova. Anche se di cambiamenti nel mondo cattolico ce ne sono stati molti. C’è stato – e non è molto lontano – il tempo in cui i cattolici erano protagonisti assoluti della vita nazionale, delle abitudini, della morale, delle opinioni prevalenti. Un tempo in cui il governo era di un partito cattolico, la Chiesa influenzava la vita politica italiana, il cattolicesimo coincideva con le tradizioni del paese e con i suoi costumi e in cui il mondo cattolico appariva unito e compatto nella morale e nella politica.
Abbiamo poi assistito a una trasformazione che ha coinciso con i cambiamenti sociali e culturali degli anni ’70: il pianeta dei credenti è diventato in gran parte progressista, si è amalgamato con il mondo laico adeguandosi alla modernità, alle richieste di libertà individuale, alla rottura con dogmi della tradizione: divorzio, aborto etc. Da un certo punto in poi i cattolici non hanno più costituito un fronte compatto, omogeneo che si contrapponeva agli «altri». Rimaneva la discriminante della fede, ma questa diventava sempre più fatto privato, scelta intima. E se, come è avvenuto in quegli anni, la libertà individuale era un valore comune, ciascuno poteva viverla a suo modo e convivere con gli altri.

C’è stato, poi, almeno un terzo passaggio. È avvenuto con la globalizzazione, quando il mondo dei credenti è apparso più attento e vigile nei confronti degli squilibri sociali, degli sconquassi culturali che ne derivavano. Il pensiero critico cancellato da tanta parte della cultura e della politica è rimasto forte in un mondo in cui la fede, il rapporto con Dio, la conoscenza dei testi sacri offriva strumenti di paragone e di critica e consentiva di non approvare ciecamente le idee dominanti nella società e nella politica. Ancora oggi i credenti sono i portatori principali della opposizione al consumo indiscriminato, hanno un’attenzione alla vita che va oltre le leggi del mercato, una vigilanza sulla propria libertà. Non è un caso che i laici critici del pensiero unico trovino nelle parole di Francesco una concordanza con le loro preoccupazioni, una visione del mondo più solidale, meno mercantile di quanto non ci sia nel cosiddetto progressista in grandissima parte, invece, subalterno alla globalizzazione e al pensiero unico.

Ora nel mondo dei credenti c’è un’altra situazione, una spaccatura profonda, tanto profonda, che quasi non si osa nominarla. La reticenza ha una motivazione. Il punto è che non siamo, come nel passato, di fronte ad una divisione politica. Non assistiamo alla presenza di comuni valori che però trovano espressione in forze politiche diverse. Per anni, anzi per decenni i cattolici hanno votato Dc o Pci, negli anni seguenti hanno scelto fra Forza Italia e il Pd. Non è quindi quello delle scelte politiche il problema, ma quello – più importante – dei valori e delle scelte etiche. Del rapporto fra queste e le leggi. Meglio ancora fra leggi degli uomini e i principi universali, quindi per i credenti «divini», quelli che nessun cambiamento storico e politico può contraddire. Duemila e cinquecento anni fa Sofocle raccontando la storia di Antigone, la sorella di Polinice, che per dare sepoltura al fratello violò i decreti del re Creonte pose un problema al quale ci troviamo di fronte anche oggi: onorare la legge di Dio anche a costo di trasgredire quella degli uomini? O adeguarsi a quella degli uomini che è l’unica realistica e possibile? È un dilemma ben più importante di quello della scelta politica di questo o di quel partito. Al quale il mondo cattolico non è riuscito a dare ancora una risposta univoca.

Ritanna Armeni
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rocca-21-2018

One Response to DIBATTITO. L’impegno dei cattolici italiani in politica, oggi .

  1. admin scrive:

    (L)odi et amo
    23 Ottobre 2018

    di SIMONE ESPOSITO su Meic http://www.meic.net/index.php?id=3982
    Faceva un po’ impressione, ieri, nientemeno che sul New York Times, leggere di Lodi e della linea dura del suo sindaco sull’accesso in mensa per gli scolari stranieri. Una vicenda dolorosa, come sa esserlo solo un’ingiustizia inflitta alla dignità dei più incolpevoli, i bambini, che ha finito per fare il giro del mondo. “Neanche il crack della Banca Popolare di Lodi, nel 2005, forse, aveva avuto una risonanza di questa portata”, ha commentato il quotidiano locale, il cattolico “Cittadino”.
    E’ un fatto che intorno alla mensa lodigiana s’è spaccata ancora di più la già divisissima opinione pubblica nazionale, tra sostenitori e oppositori del ministro dell’Interno. E la domanda di fondo, sul NYT come nei bar, sui social come a tavola davanti al telegiornale, è sempre una sola: l’Italia è diventata un paese razzista?
    La verità è che rispondere sta diventando sempre più complicato. I numeri del report finale della commissione “Jo Cox” sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, attivata dal Parlamento italiano nella scorsa legislatura, sostengono che la diffusione dei discorsi d’odio e xenofobi – che in Italia e in Europa sono alla base della maggioranza dei reati motivati dall’odio – ha conosciuto negli ultimi anni un aumento esponenziale sui social network, e di conseguenza sulla stampa nazionale: ben prima, quindi, del voto del 4 marzo. Ma è anche probabile che il nuovo indirizzo delle politiche sull’immigrazione abbia sdoganato e istituzionalizzato nel discorso pubblico uno stile più aggressivo e intollerante nei confronti dei cittadini stranieri: i dati delle ultime indagini, da Eurobarometro all’Istituto Cattaneo, sembrerebbero confermarlo.
    C’è però un altro dato inconfutabile. Nella stessa Lodi del sindaco Sara Casanova è nato un coordinamento dal nome bellissimo, “Uguali Doveri”, che ha raccolto l’intera somma necessaria a garantire a tutte le famiglie discriminate l’accesso ai servizi scolastici e che sta portando avanti i ricorsi amministrativi contro il regolamento comunale. Nella stessa Italia in cui aumentano gli episodi di intolleranza (l’ultimo denunciato dalla presidente del Centro italiano adozioni internazionali), si moltiplicano anche le esperienze di dialogo, di integrazione, di accoglienza. Come “Torino la mia città”, il progetto di alfabetizzazione e cittadinanza ideato dal Meic locale, una storia bellissima che in quindici anni ha aiutato oltre 3mila donne nordafricane e quasi 1000 bambini a diventare cittadine e cittadini. I corsi sono ripartiti proprio in questi giorni.
    L’Italia è un paese di razzisti? Sì, lo è: un paese di persone spaventate e rassegnate a sterilizzare le proprie paure nell’odio verso i diversi da sé. Ma è anche lo stesso paese di tanta gente che scommette quotidianamente su comunità accoglienti, generose, radicate nella propria storia e proprio per questo capaci di guardare senza paura a un futuro aperto a tutti. A ognuno di noi la possibilità di scegliere in quale Italia vogliamo vivere, noi e i nostri figli. E di lavorare per costruirla.

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