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Umani sopra tutto

no al razzismo 11 lugNo al razzismo!

[La Nuova Sardegna]
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CAGLIARI. La Sardegna si mobilita contro la deumanizzazione della società. Trentacinque organizzazioni, tra cui, Amnesty International, ARCI, Banca Etica, Emergency, Mani Tese, Action Aid, Anpi, lanciano “Umani sopra-tutto”, la rete sarda contro l’esclusione sociale, il razzismo, l’omofobia e i linguaggi dell’odio.
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«Diciamolo forte, migrare non è reato»

roma-no-razzismoSOCIETÀ E POLITICA » EVENTI » 2017-ACCOGLIENZA ITALIA
In ventimila a Roma contro il razzismo e per lo ius soli
di LEO LANCARI
il manifesto, 22 ottobre 2017, ripreso da eddyburg e da aladinews. «Alla manifestazione indetta dall’Arci hanno aderito un centinaio di associazioni e organizzazioni, insieme al vescovo emerito di Caserta, Raffaele Nogaro, ad Andrea Camilleri, Moni Ovadia e don Luigi Ciotti: “L’immigrazione non è un reato perché non è reato la speranza”»
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persone-non-comfini__smallDon Ciotti: «Diciamolo forte, migrare non è reato»
di LUIGI CIOTTI
Don Ciotti: «Diciamolo forte, migrare non è reato», il manifesto, 21 ottobre 2017, ripreso da eddyburg e da aladinews. «Oggi a Roma la manifestazione contro il razzismo. Parla il fondatore di Gruppo Abele e Libera. Non si deve distinguere tra “economici” e rifugiati. Tra le associazioni promotrici Amnesty, Arci, Acli e Medu»
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Lunedì 11 luglio 2016. NO al razzismo!

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no al razzismo 11 lug
- Oggi manifestazione a Cagliari. La pagina dedicata in fb.
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Da il manifesto sardo. Stasera sit-in antirazzista a Cagliari. Pubblichiamo l’appello degli organizzatori
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Razzismo: il sonno della ragione

no al razzismo 11 lugLa sedia
Vanni Tola

Il desiderio di abbandonare una triste realtà e portare il pensiero in un’altra dimensione. Il razzismo e il fascismo che non scompaiono.

Difficile, duro, drammatico commentare ciò che è accaduto nelle ultime trentasei ore. Il desiderio di non guardare, di scappare via lontano, di parlare di altro è fortissimo. Ma non parlarne, non riflettere sull’accaduto, sarebbe una forma inaccettabile di codardia, un atteggiamento che ci collocherebbe tra coloro che si limitano a osservare con rassegnazione gli accadimenti della società della quale fanno parte. Analogamente non si può assecondare la tendenza a farsi guidare, nell’analisi e nel racconto, da sentimenti di rabbia e rancore, da posizioni inclini al desiderio di incoraggiare o sostenere forme di giustizia sommaria che nulla modificano e poco concorrono alla soluzione dei problemi. Affrontare la realtà, per quanto dura essa sia, è la strada obbligata per chi desidera giustizia, libertà e democrazia. Partiamo da una considerazione molto amara. Il razzismo, come il fascismo, non è sconfitto, non è superato, non è una questione del passato. E’ ancora ben presente nella nostra società insieme al rifiuto di tutto ciò che appare diverso, di ciò che non si conosce adeguatamente e viene vissuto con ansia, paura e ostilità. Parliamo dei neri ma potremmo estendere il discorso all’omosessualità, alla diversità rappresentata da handicap psico-fisici, alle differenze religiose, alle scelte di vita individuali. Non sono bastati otto anni di presidenza Obama, il primo nero della storia a ricoprire tale prestigioso incarico, per far compiere passi avanti nel rapporto fra bianchi e neri in America e nel mondo. Omofobia, rifiuto del diverso, contrapposizioni pseudo religiose, conflitti storici in corso in alcune parti del mondo (in primis la irrisolta questione israelo-palestinese), il terrorismo internazionale, restano manifestazioni organiche alle società contemporanea. Si spiega cosi il fatto che la polizia bianca, in America, uccida ogni anno un numero notevole di neri spesso senza fondati motivi per farlo (ammesso che uccidere possa essere una pratica accettabile e giustificabile con esigenze di “ordine pubblico”). Accade che si continui liberamente ad insultare i neri e i diversi nelle più disparate circostanze. Lo fanno tutti, perfino esponenti delle istituzioni. Ricordiamo tutti il parlamentare e noto provocatore Calderoli che ha definito un orango una ministra nera del Governo italiano e se l’è cavata con qualche rimprovero e nessun provvedimento serio nei suoi confronti. Accade che talvolta coloro che ricevono insulti per il proprio stato reagiscano con conseguenza spesso drammatiche. Ciò che è accaduto in America e in Italia in questi giorni non può che essere letto in tale contesto. Sia l’uccisione per strada di individui apparentemente innocenti, sia la mattanza di poliziotti da parte di cecchini armati fin ai denti come risposta barbara alla barbarie della polizia. La lotta al terrorismo fondamentalista, che pure ha fatto registrare progressi in campo militare e in attività di prevenzione di attentati, sta li a dimostrare che non sarà certo il pugno di ferro a far accettare a una parte di popolazione del pianeta l’idea che altri individui possano praticare religioni differenti o essere perfino atei. Parliamo di episodi e di problemi di carattere straordinario per gravità e dimensione. Ma sono episodi che traggono fondamento e vengono supportati da comportamenti individuale e vicende che soltanto formalmente appaiono meno gravi pur facendo parte del vissuto quotidiano degli individui in differenti realtà e latitudini. Un esempio per tutti la diffusa abitudine dei tifosi negli stadi di calcio di coprire di insulti il giocatore di colore della squadra avversaria pur avendo nella propria squadra altrettanti giocatori neri. E’ diffusa la diffidenza verso gli stranieri, soprattutto se migranti, permangono nella cultura occidentale radicati pregiudizi e luoghi comuni sugli “altri”, sui diversi. Come si supera questo insieme di drammatici problemi nessuno può dirlo, certamente si tratta di questioni complesse e di difficile risoluzione. Penso comunque che il percorso obbligato non possa che essere la crescita culturale. La cultura della integrazione e della accettazione di chi appare diverso, la cultura della convivenza e della soluzione pacifica dei conflitti, la cultura dell’informazione corretta e, ultima ma non certo la meno importante, la lotta all’ignoranza che sta alla base di molte scelte e comportamenti decisamente condannabili ma che trovano una loro spiegazione razionale appunto nella condizione di non conoscenza, di ignoranza, di chi pratica tali comportamenti. Istruzione e cultura della convivenza sono le uniche armi a disposizione della parte migliore dell’Umanità per impedire la corsa verso la barbarie, la violenza e la guerra che rappresentano oggi la principale minaccia per il mondo intero.