Il cammino lento dell’ITI di Is Mirrionis

Riceviamo da Francesca Ghirra, consigliera comunale e capo gruppo dei Progressisti e volentieri pubblichiamo.
IS MIRRIONIS, L’HANGAR E LA CASA DEL QUARTIERE
Finalmente la giunta di Cagliari ha approvato il progetto definitivo esecutivo per trasformare l’hangar di Is Mirrionis nella casa del quartiere.
Il piano è parte integrante di ITI Cagliari, l’intervento territoriale integrato da 15 milioni grazie a cui si riqualificheranno alloggi popolari, spazi ed edifici pubblici (oltre all’hangar, la piazza del mercato e l’ex scuola di via Abruzzi) per attivare politiche socioculturali studiate ad hoc per il quartiere di Is Mirrionis.
Parallelamente al processo partecipativo vanno quindi avanti anche le opere infrastrutturali pianificate da Regione e Comune nel 2015. Speriamo che i lavori partano presto.
hangar-iti-ism-ghirra

Per correlazione: Focus group sull’hangar del 22 maggio 2020.
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ATTIVITÀ E CONSIDERAZIONI
Il primo Focus Group di approfondimento sulle priorità dell’ITI Is Mirrionis – discusse e confermate dal Tavolo Territoriale del 29.04.2020 – ha affrontato il tema della progettazione dell’Hangar, coinvolgendo un gruppo di 16 stakeholder locali appartenenti a differenti realtà del quartiere.
Durante l’incontro sono stati condivisi con i partecipanti, in buona parte nuovi rispetto al Tavolo Territoriale, i primi risultati dal percorso di ascolto, il programma di lavoro, le azioni e le attività proposte dal gruppo di lavoro. L’esigenza condivisa dall’Amministrazione e dalle realtà locali è quella di riavviare una consultazione strutturata per la riqualificazione e la rifunzionalizzazione dell’Hangar, verificando le reali possibilità di indirizzo che i soggetti locali possono esprimere sia sulla sua destinazione d’uso (Casa del Quartiere, condivisione tra associazioni secondo un modello di coworking, incubatore d’impresa), sia sul piano della gestione.
La proposta di azione è stata quindi quella di avviare una consultazione ad hoc per:
(1) rendere la progettazione esecutiva più aderente alle funzioni individuate (COSA);
(2) pensare al Piano di gestione anche in vista del bando (COME).
Attraverso il confronto facilitato, ogni partecipante ha potuto esprimere il proprio punto di vista, qui rappresentato in una sintesi degli stimoli e dei suggerimenti raccolti:
(1) “C’è bisogno di concretezza”, di chiarimenti sulle dimensioni del progetto (e degli spazi, interni ed esterni), sui costi e sui vincoli della gestione rispetto a spazi più piccoli e diffusi, “per avere il quadro in cui ci muoviamo”, i riferimenti normativi e “una bozza di regolamento”, anche per ragionare su eventuali partnership pubblico-privato. Si auspica, a tal fine, di attivare un’interfaccia con gli Assessorati coinvolti.
(2) Si sottolinea in più interventi l’importanza e il valore di lavorare sull’interazione tra diversità: di azioni (culturali, sociali, sportive, ecc.) e di generazioni (ragazzi, famiglie, anziani, ecc.) con
esigenze diverse e risposte specifiche da preservare. Lo scambio tra realtà richiede organizzazione, ma permette di non creare “feudi” di proprietà di pochi; anche la condivisione “verticale” degli spazi, tra realtà che ne fruiscono in tempi diversi, a giudizio dei partecipanti
dovrà essere ben coordinata per permettere di ottimizzare le spese ed evitare gli sprechi.
(3) “Fare massa critica”, coinvolgendo anche i cittadini non organizzati, garantirebbe in futuro la fruizione reale e responsabile dello spazio.
(4) Il modello organizzativo della “casa delle associazioni” è ritenuto quello più funzionale, per dare
sede alle realtà locali ed evitare spazi sottoutilizzati. Permette inoltre di ospitare spazi di coworking e di vetrina per start up giovanili, oltre che di raccogliere idee progettuali “dal basso” (tra le iniziative citate, un progetto di ricerca sui beni comuni e “Man’s shed”, spazio collettivo attrezzato in cui condividere piccoli lavori domestici di manutenzione o hobbistica).
(5) La percezione diffusa è quella di un’opportunità: viene esplicitata la volontà di “dare subito un segnale e far vivere già lo spazio” con le attività esistenti. La sperimentazione negli spazi disponibili, curata da un gruppo attivatore, permetterebbe di iniziare subito a creare non solo un luogo, ma anche un modo di lavorare e un’attitudine a condividere e a contaminare le esperienze, per rafforzare, correggere o adattare in corso d’opera.

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