“Fratelli tutti”: emerge un’altra Chiesa

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Con il consenso dell’autore riprendiamo un intervento che Francesco Casula ha pubblicato sul manifesto sardo e altre testate online. Francesco parte dal “caso Becciu”, ma evita di esprimere giudizi sullo stesso. Si vedrà l’esito delle inchieste in corso. Trae invece spunto dalla vicenda per esporre una convincente teoria. La vicenda rivela una certa visione (e pratica) di una Chiesa, quella finora dominante almeno in ambito istituzionale. A questa visione si contrappone quella di un’altra Chiesa, quella autenticamente conciliare, rappresentata proprio da Papa Francesco. Le encicliche e le esortazioni apostoliche di Papa Francesco delineano con chiarezza questa altra Chiesa. Le due Chiese convivono, ma lo scontro, che c’è sempre stato, emerge ora con molta chiarezza. Saprà Papa Francesco governare questo conflitto e far prevalere la sua concezione della Chiesa, basata sul primato del Vangelo? L’enciclica “Fratelli tutti” non lascia spazio a possibili mediazioni. Torneremo ovviamente su questa coinvolgente problematica che va ben aldilà del mondo cattolico per riguardare l’intera umanità.

Il Caso Becciu e le due Chiese
1 Ottobre 2020
[Francesco Casula su il manifesto sardo]

[segue]
Non sono in grado di affermare se il cardinale Becciu abbia commesso dei reati o delle irregolarità: che comunque sarà opportuno accertare con scrupolosità.

E non so neppure in che misura possano essere attribuite direttamente al Presule di Pattada una serie multipla di scelte – sicuramente non commendabili – denunciate dall’Inchiesta dell’Espresso, come l’investimento, da parte della Segreteria di Stato, di ingentissime somme di denaro in fondi speculativi con sede in paradisi fiscali (Lussemburgo,Malta eAsia); la compravendita del palazzo di lusso di Sloane Avenue a Londra; l’opaco rapporto con le Cooperative dei fratelli.

So però che quelle scelte e quei comportamenti sono sintomi segno ed epifania di un certo tipo di “Chiesa”: presenti oggi come ieri. Ma se oggi più di ieri emergono con forza è grazie al Pontificato di Papa Francesco e al cambio di rotta che ha voluto imprimere alla Chiesa cattolica. Di qui lo “scontro” sotterraneo (ma non troppo) con sorde ampie e corpose resistenze alla sua “rivoluzione”. Schematizzando (e necessariamente semplificando) a confrontarsi (o combattersi?) sono due Chiese contrapposte: quella di Bergoglio e quella rappresentata emblematicamente dai “bertoniani”. Insomma la Chiesa dei poveri e la Chiesa “costantiniana”: una dialettica, un confronto, uno scontro che ha attraversato la sua storia millenaria. E che nella storia carsicamente emerge in alcuni periodi, per inabissarsi in altri.

Da quando con l’imperatore Costantino appunto, inizia a mutare “pelle”, DNA: trasformandosi gradatamente, da Chiesa come Comunità di base, povera e solidale, perseguitata e martirizzata, in Chiesa gerarchica, di potere e di dominio: di potere economico e politico. Nel Medioevo al fine di giustificare e “legittimare”, tale potere “temporale”, dei papi e della Chiesa – evidentemente hanno la coda di paglia – gli storici “cristiani” fra l’altro “inventarono” un documento secondo cui l’imperatore Costantino con un decreto avrebbe donato a Papa Silvestro i territori di Roma e del Lazio.

Ci avrebbe poi pensato Lorenzo Valla, umanista brillante e colto, a demistificare e sbugiardare tale falso, tale documento apocrifo, con le armi finissime e scientifiche della filologia, della paleografia e dell’archeologia, con un celebre opuscolo ” De falso credita et ementita Constantini donatione” del 1440. Ma non solo su questo versante muta la Chiesa: nata per annunziare il messaggio evangelico, diventa “altro”: si dota e costruisce un apparato dottrinale e teologico, di norme, precetti, divieti, dogmi, riti, culti: che di fatto tendono a “sostituire” il messaggio originale cristiano o, comunque, lo “declassano” e, talvolta, lo stravolgono.

Il “fedele” è tale più per l’osservanza della “pratica religiosa” e cultuale o della lettera della dottrina, quasi fosse un’ideologia astratta, che per la “pratica etica” e i comportamenti morali. Il Papa gesuita invece si ispira al messaggio evangelico primigenio: dandone l’esempio e iniziando a praticarla, la povertà. Così ai sontuosi appartamenti papali preferisce la modesta foresteria di Santa Marta, dove consuma i pasti insieme agli altri. Di contro la Chiesa “costantiniana” rappresentata in modo esemplarmente paradigmatico da Bertone che – già potente Segretario di Stato – abita in un sontuoso e lussuoso e superaccessoriato attico. Papa Francesco non riduce la communio e la vita stessa della Chiesa alla struttura ecclesiastica e all’estabilishement: anzi.

Di qui la sua apertura agli extracomunitari, ai migranti, alle altre confessioni religiose. Per lui infatti il contenuto della fede non è la gerarchia ma l’evento di Cristo vivente che essa custodisce. E la Chiesa per lui è chiamata a servire tutti gli uomini, segnatamente gli ultimi e quelli che chiama con un lessico molto pregnante, gli scartati, e non solo i fedeli. Il suo servizio non è un mestiere e, ancor meno una carriera, con privilegi ed emolumenti principeschi, come troppo spesso lo è stato nel passato (e lo è ancora) per molti ecclesiastici: che Bergoglio denuncia con reprimende severe.

Per lui è un ministero evangelico e profetico di salvezza che si dispiega nella situazione storica concreta in cui vive e opera, accettando e incrociando il frastuono dell’esistenza, occupandosi degli uomini e delle donne, quali sono, e non solo delle loro anime. Egli non è il capo di una setta religiosa: è il fratello e il padre di tutti, ma soprattutto dei diseredati, dei dannati della terra: anche se, formalmente, non appartengono alla Chiesa.

Di qui la simpatia, l’apertura e il sostegno deciso e convinto alle problematiche ambientali (penso alla recente enciclica Laudato si’) e ai nuovi processi di liberazione, in sintonia con i soggetti emergenti delle trasformazioni sociali: alle donne che pur continuando ad essere discriminate, iniziano ad acquisire potere e ruoli; alle culture e lingue, un tempo distrutte che rivendicano la propria identità; alle comunità indigene che rivendicano le loro visioni del mondo autoctone non soggette alla colonizzazione occidentale; alle comunità contadine che si mobilitano contro il capitalismo selvaggio. A tali aperture si oppone la Chiesa “costantiniana”, di fatto preconciliare, più legata alla religio che alla religiosità, ma soprattutto non disposta a rinunciare ai privilegi di casta e al potere.
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Ricordi correlati.
di Franco Meloni
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1b9a2cba-8010-4793-a85d-5a9688221958Nell’aprile 2014 con l’associazione Amici sardi della cittadella di Assisi organizzammo, guidati da padre Agostino Pirri, una visita ad Assisi. E, in tale ambito, non poteva mancare un passaggio alla chiesa e al convento di San Damiano. Lì incontrammo un simpatico frate, di cui non ricordo il nome, solo la grossa stazza e la piacevole affabilità. Per brevità di esposizione chiamerò il nostro frate Cristoforo. Con Cristoforo immancabilmente parlammo del nuovo Papa, che solo un anno prima (13 marzo 2013) era salito al soglio pontificio, Jose Mario Bergoglio, scegliendo come nome Francesco.
Questa scelta del nome, il richiamo al messaggio del santo di Assisi, lo stile comunicativo e tanto altro di Papa Francesco, facevano andare Cristoforo in visibilio. “Lo Spirito santo non ci ha abbandonato: ha guidato la scelta del Conclave sulla persona giusta per risollevare le sorti della Chiesa. Così come Papa Innocenzo III vide in Francesco il salvatore della Chiesa in crisi [a questo punto Cristoforo ci ricordò l’affresco di Giotto nella Basilica superiore] oggi tutti noi vediamo in Papa Francesco l’uomo della provvidenza per la Chiesa di oggi”. Si, ma come farà Francesco a evitare il progressivo declino della Chiesa? “La Chiesa non chiuderà battenti perché possiede tutti gli strumenti per risollevarsi e portare avanti la sua missione salvifica. Certo con l’aiuto di Dio. Piuttosto occorre dire che la Chiesa trova più nemici al suo interno che al proprio esterno, laddove invece si sente l’utilità e la necessità della sua presenza”. Al riguardo vi racconto un aneddoto.
Si racconta che Napoleone disse al cardinale Ercole Consalvi, segretario di stato di Pio VII: «Io distruggerò la vostra Chiesa». Rispose il cardinale: «Maestà, sono venti secoli che noi stessi cerchiamo di fare questo e non ci siamo riusciti».
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