Riflessioni vitali. Il messaggio di Roberto, vescovo di Oristano. Per i giovani e per tutti.

0698e394-0fe2-4a39-a26a-9d944532c17dSANT’ARCHELAO Patrono di Oristano, 13 febbraio 2022
Eccellenza, confratelli nel sacerdozio, distinte Autorità Civili e Militari, Signor Sindaco di Oristano, fratelli e sorelle,
la celebrazione liturgica del martire Archelao, Patrono della nostra città di Oristano, è occasione privilegiata per incontrarci come comunità ecclesiale e civile, rappresentata in modo significativo dalle Autorità presenti e dai tanti cittadini, uomini e donne qui convenuti. Essere cristiani non significa occuparsi di sacrestie o di devozioni, ma essere attivamente presenti nella società illuminandola con la propria fede e l’impegno ispirato al Vangelo. [segue] Gesù ha parlato del lievito nella pasta per farci comprendere come la vocazione ad essere suoi discepoli deve essere di stimolo per tutti. Ecco perché, anche nel contesto dell’odierna celebrazione liturgica, è opportuno riflettere come credenti e come cittadini sul cammino che si sta facendo, sui tanti segni di bene presenti nella nostra città e su altri aspetti più problematici verso i quali insieme dobbiamo intensificare la nostra collaborazione e il dialogo.
L’occasione è data dalla venerazione a S. Archelao, certo una figura lontana da noi nel tempo; la sua esperienza cristiana e umana si è svolta in contesti ben differenti dal nostro; al tempo stesso avvertiamo che il suo messaggio e la sua testimonianza è ancora attuale. Egli è presente come possono esserlo gli amici di Dio che non hanno età. La sua testimonianza martiriale è un invito a invocarlo come eroico testimone, che seppe mostrare il coraggio della verità e coraggio del dono di sé stesso.
A questo siamo chiamati dalla testimonianza di S. Archelao: al coraggio delle verità e al dono di noi stessi. Alla sua intercessione vogliamo affidare la città di Oristano e la Arcidiocesi Arborense. La nostra città, credo tutti siamo d’accordo, è ricca di storia e di potenzialità per il futuro. Ma non possiamo nascondere che noi stessi ci lamentiamo di un presente in cui c’è eccessiva lentezza nel riconoscere la grande ricchezza di risorse umane, ambientali, culturali, economiche, che la accomuna a tante realtà della Sardegna, e che perdura purtroppo da molti anni. È necessario non chiudere gli occhi davanti alle criticità, guardando anzi a quanto si può e si deve fare, per dare spazio alla voglia di futuro che in questo tempo di pandemia sembra aver abbandonato tanti di noi.
In questa città ogni giorno converge un numero consistente di ragazzi e ragazze che frequentano le scuole cittadine. La loro presenza ci interroga e stimola per un ascolto più attento, un dialogo sincero.
Faccio mia la preoccupazione che mi è stata manifestata da molti docenti: Grave è la condizione di giovani e giovanissimi, che frequentano la scuola in maniera discontinua, a causa delle restrizioni imposte dal perdurare della pandemia. Una situazione che, se penalizza tutti i ragazzi sotto il profilo della socializzazione, dell’immagine di sé e della realtà, della stessa formazione culturale, lascia indietro soprattutto quanti non possiedono adeguati strumenti informatici per stare al passo con i compagni di classe.
È sotto gli occhi di tutti l’estremo disagio che i nostri ragazzi vivono nell’affrontare situazioni in sé pesanti, che diventano insostenibili nell’età della crescita. Chi li aiuterà a recuperare questi anni sciupati? Chi li ascolterà? Chi si metterà in gioco per dare loro altre possibilità? Siamo chiamati come chiesa, scuola, istituzioni civili, il volontariato, le famiglie, a pensare un progetto comune, o rischiamo di ritrovarci con una frattura antropologica seria, maturata in questi due anni di pandemia e che ancora non vuole fermarsi.
Siamo chiamati urgentemente ad ascoltare i giovani. Faccio mie le parole di Mons. Castellucci: “Anche se avessimo l’impressione di sentire cose sgradevoli, provocatorie e ingiuste, dovremmo partire dal loro vissuto, accettare che essi stessi si confrontino con la vita, stare al loro fianco e non dettare regole dall’alto”. Saranno loro stessi ad indicare le strade per trovare, insieme a noi adulti, delle piste e delle risposte plausibili per la loro vita. Non saranno sempre i sentieri che noi avevamo pensato per loro, ma saranno i loro sentieri”.
Molti di noi hanno sperimentato nell’incontro con i ragazzi, che essi accettano il confronto con quegli adulti dai quali si sentono amati e accompagnati, e non classificati e giudicati. Se facciamo proposte esigenti prima di tutto devono vederle incarnate nella nostra vita per farle proprie-
Ma le famiglie sono spesso l’anello debole di questo possibile circolo virtuoso, perché portano il peso sempre più insostenibile di una responsabilità che molte di loro non riescono a gestire, o perché sono il collettore di problemi più grandi: mancanza di lavoro, aggravata dalla chiusura di molte attività, separazioni sempre più frequenti, con conseguente impoverimento, che spesso significa carenza abitativa, alimentare, educativa. Lo possono testimoniare la Caritas, la Mensa della carità e le associazioni di volontariato che quotidianamente assistono un numero sempre crescente di famiglie in difficoltà.
Sostenere le famiglie non significa fare ideologia, ma semplicemente prendere atto di una necessità che riguarda tutti noi. Chi se ne occuperà? Come si affronterà il problema della casa per le giovani coppie, per le famiglie senza reddito o con un reddito minimo, per chi non può più pagare un affitto? Chi si deve occupare di chi vive ai margini, senza lavoro, senza famiglia, senza un tetto? Chi aprirà gli occhi per vedere gli invisibili? Chi darà ai giovani, e ai meno giovani, una prospettiva di lavoro che vada al di là del reddito di cittadinanza, o comunque una prospettiva di vita accettabile?
Non per ripetere temi già conosciuti e senza voler fare inutili semplificazioni di un tema complesso, ma come porre rimedio alla gravissima emergenza in cui a Oristano si trovano le strutture sanitarie, da tanti reparti dell’Ospedale civile all’Hospice? Ormai da molti mesi numerose sono state le manifestazioni di protesta di cittadini e associazioni, anche con rappresentanti delle istituzioni, ma la situazione resta ancora gravissima.
Tutto ciò ci interroga anche come credenti. La Chiesa ha da poco intrapreso un cammino sinodale, che la sta portando a promuovere ascolto, dialogo, accoglienza al suo interno, ma anche verso tutte le realtà del mondo civile. Sarà questo il momento opportuno per una ripartenza comune, nel segno della collaborazione tra chiesa, scuola, famiglia, istituzioni civili, terzo settore: un cammino sinodale che ci veda impegnati, ognuno nel suo campo, ma insieme a tutti gli altri, a trovare soluzioni nuove e generose a problemi che toccano credenti e non credenti, laici e religiosi, cittadini e istituzioni. Esistono modalità, sperimentate anche in altri contesti, per promuovere una tale collaborazione. Certo, sarà importante cogliere l’occasione, unica, offerta dai fondi del PNRR, ma ancora più importante sarà promuovere una sinergia, una prospettiva sinodale che possa durare al di là dell’emergenza presente, e che diventi stile di convivenza, insieme ecclesiale e civile.
Cari fratelli e sorelle, non vi sembri distante questa riflessione dal motivo della celebrazione in onore di S. Archelao. Egli aveva a cuore la comunità cristiana del suo tempo e cercava di rispondere anche lui alle parole di Gesù che chiedeva ai suoi discepoli, di fronte alla moltitudine affamata: Quanti pani avete? Date voi stessi da mangiare! (Mt 14, 13-21)
Accoglie stasera la nostra celebrazione di san Archelao la chiesa Cattedrale, la cui vocazione è essere segno di accoglienza e unità per tutti i cristiani della diocesi, ma anche per coloro che forse si sentono ai margini e non sono cristiani. Vogliamo tenere aperte le porte perché le persone si sentano accolte. La vostra presenza, sig. Sindaco e distinte Autorità, è segno importante ed eloquente di una collaborazione nel segno dell’accoglienza e nella ricerca insieme del bene comune.
Concludo questa riflessione ringraziando tutti coloro che nella comunità si adoperano per il bene di tutti, e penso proprio alle Autorità qui presenti. Vogliamo pregare per loro e invocare su questa città di Oristano e su tutta la nostra Arcidiocesi la protezione di S. Archelao.
Amen + Roberto Carboni, arcivescovo

SANT’ ARCHELAO
SACERDOTE E MARTIRE
PATRONO DELLA ARCIDIOCESI ARBORENSE

Testimone di Cristo, Archelao
seme gettato in terra,
vite potata per portare più frutto
perdono offerto ai tuoi uccisori
Lampada accesa
rischiara con la tua fede
la nostra comunità di credenti
che in te venerano il loro Patrono
Martire del Vangelo
Hai spezzato con le tue mani il Pane di Vita
Annunziato coraggioso
la misericordia del Padre,
offri preghiere per noi tuoi fratelli
Dona pace
tu che hai affrontato la violenza,
Sicurezza e salute
per le nostre famiglie
Il sereno dopo la pioggia,
la luce dopo le tenebre
la calma dopo la tempesta. Amen
+ Roberto, vescovo

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