A proposito di Università

ape-innovativaDiciamo la verità, non ci convince la delibera adottata dalla Giunta regionale riguardante il riparto dei fondi dell’annualità 2014 stanziati in applicazione della Legge regionale 7 agosto 2007, n. 7, “Promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica in Sardegna”. Intanto ci chiediamo che fine abbiamo fatto la Consulta e i Comitati tecnici consultivi previsti dalla medesima legge (artt. 8 e 9). che hanno la funzione di rendere partecipato e anche presidiato scientificamente il processo di riparto dei finanziamenti. La delibera prevede poi un riparto in cui al punto 1) per un importo di un milione per “il sistema premiale di produttività scientifica, di cui sono beneficiari le Università da Cagliari e Sassari e altri Enti di ricerca pubblici”. E’ vero che questa voce è espressamene prevista dall’art. 13 della stessa legge, ma, ci chiediamo se in questa fase storica non sarebbe più opportuno che il sistema premiale premiasse la maggior aderenza dei progetti per le esigenze dei territori

di Franco Meloni
Per quanto riguarda l’Università, in particolare quella di Cagliari, faccio alcune sintetiche considerazioni: 1) si riscontra un calo delle immatricolazioni e quindi delle relative entrate per tasse studentesche; 2) i trasferimenti statali sono in costante diminuzione; 3) i fondi europei non possono essere impiegati, se non in modesta misura, per compensare le défaillance dello Stato; 4) le spese per ristrutturare, risanare o “mettere a norma” secondo standard di sicurezza il patrimonio storico o anche quello più recente (Monserrato) sono davvero ingenti e difficilmente sostenibili dalle sole casse dell’Ateneo… A fronte di questa situazione l’Ateneo ha deciso (ma non è cosa recente) di utilizzare i fondi Fas quasi per la totalità delle disponibilità su nuove costruzioni. E dunque trovandosi in difficoltà per sopperire a queste esigenze (nuovo, per il quale i finanziamenti sono comunque insufficienti, e vecchio da risanare e manutenere) non potrà affrontare ulteriori costosi interventi. Sul fronte delle spese il quadro è davvero pesante. Si può scegliere la strada di far fronte alle spese con la vendita (e/o l’affitto) di stabili fino a disfarsi di alcuni “gioielli di famiglia”. Oppure si possono percorrere inedite strade per aumentare le entrate. Guardando oltre il nostro naso qualche buona pratica si potrebbe trovare e replicare intelligentemente, Tanto per fare un esempio, ricordo che le Università americane che avevano investito in misura considerevole in spese edilizie negli anni 80, quelli del “baby boom” affrontarono il problema della contrazione demografica non con il taglio dei costi ma adottando misure di grande espansione, differenziando la loro offerta formativa per rispondere alle esigenze di formazione continua (o ricorrente) di una crescente popolazione adulta e investendo molto nei corsi telematici. L’altro fondamentale campo su cui investire è quello dell’innovazione, della creazione di nuova impresa innovativa, etc. . Di queste politiche non mi sembra si riscontri sufficiente presenza nel nostro Ateneo, se non per importanti ma piccole sperimentazioni, tenendo conto che non ci si può accontentare di interventi di piccolo cabotaggio ma che, al contrario, si tratta di impostare e realizzare progetti di grande respiro e dimensioni, per i quali occorrono adeguate strumentazioni e capacità organizzative.Per queste finalità le risorse europee potrebbero essere impiegate, ma si dovrebbero ricercare anche nel mercato finanziario pubblico e privato.
Ovviamente scrivo per quanto conosco, mi piacerebbe certo che il quadro consentisse meno pessimismo.
Non c’è dubbio che il prossimo nuovo governo dell’Ateneo si troverà a dover fare scelte decisive che speriamo non siano di ripiego quanto invece di ricerca di possibili (e realistici) nuovi investimenti di cui la nostra società della conoscenza ha necessità quanto il pane. – segue –
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Editoriale di Aladinews del 5 gennaio 2013.
Sprechi e esigenze sociali: nessuno si senta escluso, a cominciare dai professori (accademici)!
di Franco Meloni

In questi tempi si parla molto della necessità di combattere gli sprechi di denaro pubblico. Se ne parla (e poco si fa) sopratutto con riguardo agli sprechi nella pubblica amministrazione con particolare attenzione agli esagerati costi della politica, alle inefficienze organizzative e alla scarsa produttività del personale pubblico, e così via. Giusto! In questa sede vogliamo aggiungere un altro spreco, certamente meno eclatante, ma tuttavia di rilevanti dimensioni soprattutto in termini di mancata e quindi cattiva utilizzazione di importanti risorse pubbliche. Ci riferiamo allo spreco generato dal mancato utilizzo delle ricerche scientifiche per le esigenze del territorio. Quantunque il nostro paese finanzi la ricerca scientifica in misura minore rispetto ai paesi europei ed extraeuropei più evoluti, osserviamo come gli esiti della stessa ricerca non ricadano, se non in minima parte, sul territorio, certamente in misura quantitativamente e qualitativamente non commisurata alle risorse dedicate (ci riferiamo, a ragion veduta, specificamente alla Sardegna). Da cosa dipende questo fatto? Da meccanismi organizzativi (il sistema inadeguato)? Dalla perdurante (e colpevole) incapacità delle università di investire negli uffici liaison office per favorire il trasferimento della ricerca sul territorio? Dalla poca sensibilità dei ricercatori rispetto all’impiego dei risultati dei loro studi? Dalla mancanza dell’applicazione di efficaci metodi di valutazione a 360 gradi? Dal disinteresse dell’opinione pubblica? Dall’incapacità dei politici di ottenere la “resa del conto” da parte dei ricercatori, avendo spesso nei loro confronti una sorta di “rispetto reverenziale”? E così via. Non abbiamo una risposta univoca a questi interrrogativi, anche per il fatto che la situazione attuale è la risultante di diverse cause interconnesse. Per dipanare la matassa occorre analizzare la situazione, possibilmente anche con il contributo degli stessi ricercatori, a cui è richiesta “onestà intellettuale” nell’esercizio di autoanalisi  e spirito critico (autocritico) e almeno un uguale impegno col quale alcuni di loro rivolgono spietate critiche al sistema politico e istituzionale. Per raggiungere lo scopo a noi sembra utile partire dalla comunicazione, facendo riferimento agli obblighi imposti al riguardo in materia di trasferimento e diffusione dei risultati della ricerca scientifica dalla Commissione Europea per il progetti del “VII programma quadro”. L’Unione Europea formula precise indicazioni come risulta dal documento che citiamo:  “La comunicazione e la diffusione dei risultati sono obblighi contrattuali per i partecipanti al programma quadro di ricerca dell’UE. Lo scopo è di stimolare l’innovazione e promuovere la partecipazione alla conoscenza, la consapevolezza di un pubblico più grande, la trasparenza, il dibattito e la formazione. La comunicazione è un elemento chiave di una società basata sulla conoscenza. Perchè la società sia messa in grado di valutare e di accettare il contributo della scienza deve essere informata su di essa. Nel settimo programma quadro la Commissione propone, per la prima volta, che i partecipanti ai progetti, per tutta la durata degli stessi, coinvolgano il pubblico circa gli obiettivi, i mezzi e i risultati dei progetti” (tratto dal documento della Commissione Europea del 19 gennaio 2009). Sono indicazioni che, a nostro avviso, devono essere seguite scrupolosamente non solo per quanto riguarda i progetti finanziati dall’Unione Europea, ma per tutti i progetti da chiunque finanziati (Stato, Regioni, Enti Locali, privati, etc.). Nella circostanza non possiamo non fare riferimento ai progetti finanziati dalla Regione Sardegna con la legge regionale n. 7 del 2007, specificamente a quelli recenti (vedasi la documentazione pubblicata sul sito web della Regione Sarda). Cominciamo proprio da questi progetti, seguendo queste sintetiche proposte: 1) “tradurre” i titoli dei progetti e la sintesi dei contenuti dal linguaggio degli “addetti ai lavori” a quello del comune cittadino, a questo scopo compilando  apposite schede, da pubblicare in un apposito sito web dedicato; 2) dare conto delle attività effettuate “in corso d’opera” e degli esiti delle ricerche con apposite iniziative, per le quali si può fare utile riferimento al manuale pubblicato dalla stessa Commissione Europea.

Ecco è una proposta che crediamo trovi fondamento nelle indicazioni europee nonchè nella stessa legge regionale sulla ricerca. Alla Regione spetta far rispettare tali indicazioni a cui i ricercatori dovrebbero di buon grado attenersi. Altrimenti, in caso contrario, sarebbe lecito e auspicabile che intervenissero i carabinieri!
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Per connessione: http://www.aladinpensiero.it/?p=1799

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DOCUMENTAZIONE
stemma_regione_sardegnaLa Giunta regionale ha approvato l’11 novembre, su proposta dell’assessore del Bilancio Raffaele Paci, il programma 2014 della Legge regionale N. 7 del 2007 per la Ricerca scientifica, che è stato finanziato con 4 milioni e 743 mila euro.
Le attività per le quali è stato ripartito il finanziamento sono:
1) il sistema premiale di produttività scientifica, di cui sono beneficiari le Università da Cagliari e Sassari e altri Enti di ricerca pubblici (un milione);
2) la ricerca in campo agricolo (500 mila euro);
3) la Biblioteca scientifica (un milione);
4) l’accordo Ras, INAF e OAC (500 mila euro);
5) le piattaforme tecnologiche di organismi regionali e del CRS4 (un milione) e
6) ulteriori azioni a beneficio della RAS, dei cittadini e delle scuole (743 mila euro).
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Delibera del 11 novembre 2014, n. 45/1 [file .pdf]
Legge regionale 7 agosto 2007, n. 7, “Promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica in Sardegna”. Annualità 2014.

One Response to A proposito di Università

  1. […] progetti originari) dalle ultime gestioni rettorali. Sicuramente il suo predecessore avrebbe potuto invertire la rotta anzicché proseguire nell’investimento in nuove costruzioni, a tal fine ric…(inesorabilmente?). Per stare nell’ambito delle proprietà universitarie parliamo della (ormai […]

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