Il dibattito sul riordino degli enti locali della Sardegna e Cagliari città metropolitana

pigliaru-si-fa-cdarico-181x300Legge di riforma degli enti locali… A proposito di Città Metropolitana
di Gianfranco Congiu
Consigliere Regionale del Partito dei Sardi, su Partito dei Sardi News.

Ultime riflessioni prima dell’arrivo in aula del disegno di legge Enti Locali.
Si è fatto un gran parlare in questi giorni dei vantaggi che arreca una scelta in chiave “metropolitana” e delle prospettive di crescita che inducono, territori interi, a rivendicarne la gemmazione anche altrove e non solo a Cagliari.
Qui vorrei porre l’accento su alcune criticità che, se non adeguatamente fronteggiate, potrebbero risultare controproducenti, se non addirittura dannose.
- segue –
a. Quali fenomeni genera la cosiddetta “metropolizzazione di una città” rispetto agli equilibri che si registrano in un ambito regionale complesso come la nostra isola?

Diversi autori sostengono autorevolmente come la nascita di una città metropolizzata può portare benefici ma può anche favorire politiche di consumazione del territorio e sottrazione di spazi ai piccoli borghi e tessuti rurali a favore delle grandi conurbazioni (grandi fabbriche, grandi movimenti pendolari, grandi quartieri dormitorio, grandi connessioni, grandi strutture di servizio, grandi centri commerciali e così via); squilibri e diseguaglianze sociali con maggiore esposizione ai rischi di povertà, aumento dei lavori a bassa qualificazione, indebolimento delle reti sociali e familiari (cfr. M. Allulli, La Riforma Metropolitana e i suoi dilemmi, Cittalia fondazione Anci Ricerche, 2010).

Quindi la governance che deriva dalla importazione di un modello metropolizzato all’interno di un contesto, come la Sardegna, estremamente regionalizzato (cioè storicamente e sociologicamente articolato in regioni storiche, specchio di rapporti e relazioni coerenti e ordinati), deve essere una governance di alto profilo e di alto livello, proprio per evitare il rischio di insorgenza di fattori di sottosviluppo capaci di ridurre, se non di vanificare totalmente, le aspettative di crescita.

b. Esiste una relazione tra il fenomeno dello spopolamento dei centri minori e la nascita di una città metropolitana?

Il quesito ci induce ad una risposta affermativa basata, per lo più, su ragioni istintive o intuitive, ma difficilmente dimostrabili.

Infatti, che relazione può esservi tra una realtà piccola o media, magari distante centinaia di chilometri dall’agglomerato metropolitano ? Perché paesi come Sennariolo, Borore, Bortigiadas, S.Antonio di Gallura, ma anche cittadine come Tempio, P. Torres, Macomer, dovrebbero patire conseguenze negative dalla nascita, nel capo di sotto, di una città metropolitana che, viceversa, nasce proprio per gestire meglio (in forma aggregata si dice) realtà che già naturalmente si comportano come un unico contesto urbano?

Difficilmente si coglie una qualche forma di relazione trattandosi di politiche gestionali che riguardano territori distanti tra loro ed istintivamente si è portati a guardare con distacco il fenomeno, opponendo ragioni più di campanile che di merito.

Invece no, esistono delle relazioni. Eccome.

La legge di riforma reca una insidiosissima norma che è destinata ad incidere profondamente negli equilibri finanziari di tutti i comuni dell’isola: si legge infatti, all’art.18, che il Fondo Unico regionale potrà essere ripartito, non solo tra Comuni e Province, ma anche tra gli stessi e la Città Metropolitana.

Ricordo brevemente che il Fondo Unico regionale è una misura finanziaria che annualmente la Regione, in attuazione del principio di sussidiarietà, eroga a favore dei comuni isolani per dar loro una mano ad attuare politiche capaci di evitare lo spopolamento e quindi rischio di sparizione.

Ebbene, inserire anche la Città metropolitana tra i beneficiari di questa misura significa certamente sottrarre una quota finanziaria ai bisogni dei comuni a vantaggio di un aggregato urbano le cui politiche sono già sostenute da strumenti finanziari dedicati: non dimentichiamoci che la città metropolitana di Cagliari beneficerà di un monte finanziario, in sei anni, pari a 40 milioni di euro.

Toccare, quindi, la ripartizione del Fondo Unico significa ridurre gli introiti dei comuni con il rischio di un taglio dei servizi o con il rischio di aumento del livello di tassazione individuale, con tutto ciò che consegue.

Ecco perché ho proposto in commissione (e riproporrò in Consiglio) il dibattito attorno ai criteri di ripartizione del Fondo, per recuperare terreno sotto il profilo della solidarietà e sussidiarietà, evitando il pericolo di sperequazioni inique e immotivate.

In conclusione: la ricerca di un vantaggio competitivo deve prevedere anche un governo del territorio che sappia fronteggiare adeguatamente il rischio di mettere in campo politiche che possano indebolire le reti territoriali, sociali, relazionali ed economiche tradizionali, perchè vedere le città solo come imprese rischia di farci perdere di vista la loro missione sociale, integrativa e sussidiaria.
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* su Partito dei sardi news 5 dicembre 2015.

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