PIOVVE. Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta… e la sprechiamo

OMODEONon piove, ma ladri ce ne sono molti
di Tonino Dessì
Il fatto è che quest’anno non piove. E il mare non è fatto di acqua dolce. Dopo trent’anni che non se n’è più parlato, temo che presto sentiremo nuovamente invocare i dissalatori. Con l’aria che tira qualche nostro governante regionale potrebbe anche prendere la cosa sul serio. Ovviamente sarà la solita scempiaggine estemporanea. Quello che non è estemporaneo è che da almeno vent’anni il problema dell’invasamento della risorsa primaria in Sardegna è stato risolto, come è stato risolto -fisicamente- il problema delle interconnessioni tra i sistemi. Tuttavia per vent’anni si è continuato a sperperare l’acqua. Mentre ci si è accaniti a creare e a lottizzare un mostro burocratico come Abbanoa, non è stato praticamente fatto nulla per rinnovare il sistema della distribuzione. L’acqua va persa in rete e addirittura è stata sversata in mare quando alcuni invasi si sono colmati.
Il 30 per cento della risorsa idropotabile è consumata dai centri abitati. Non è una quantità immensa, ma tutti abbiamo esperienza di come siano ridotte le reti urbane di distribuzione.
La gran parte dell’acqua consumata per uso civile finisce (almeno: dovrebbe finire) in depuratori, che però non sono finalizzati al riciclo per il riutilizzo agricolo o urbano: conclusivamente viene buttata via.
Il restante settanta per cento dell’acqua raccolta va prevalentemente all’agricoltura, considerato che il consumo industriale di acqua dolce in Sardegna non superava, vent’anni fa, il dieci per cento: non è verosimile che sia aumentato, anzi è probabile il contrario. Chi ha occhio per queste cose si rende conto che ancora molta parte della canalizzazione per la distribuzione irrigua è a cielo aperto, soggetta a evaporazione e a perdite. Nessuno sa se è stata completata l’installazione dei contatori nelle aziende agricole. Non esiste pianificazione nè regolamentazione dell’uso virtuoso dell’acqua a seconda delle colture.
Esistono ancora feudi politici di gestione dell’acqua, in particolare alcuni grandi consorzi di bonifica e c’è anche l’Enel, che quattro anni fa si vendette in piena estate l’acqua (non sua, visto che deve usarla soltanto per ricaricare un sistema idroelettrico chiuso) del Lago di Gusana, svuotandolo.
Se c’è una risorsa sulla quale abbiamo una larga sovranità é proprio l’acqua. Se c’è stato un segmento strategico del dibattito sullo sviluppo prima che arrivassero sulla scena politica e di governo “innovatori” immemori, rozzi e malamente acculturati, è stato, decenni fa, quello sull’acqua in Sardegna.
Il risultato è uno scenario da incubo: quello che si prospetta per la prossima, vicina estate.
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pigliaru-si-fa-cdarico-181x300Sarà un gioco, ma non è divertente neppure un po’
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Peccato che non sia solo un gioco innocuo. Perché si gioca con la cosa pubblica.
E la cosa pubblica sono, da qualche tempo, un sistema amministrativo devastato (con la riforma degli enti locali “a la càrte” che stanno per approvare, voglio vedere quali punti di riferimento certi e razionali avranno i cittadini utenti dei servizi), un sistema sanitario sempre meno efficiente, ma i cui sprechi si vuole farli pagare ai cittadini e alle imprese (comunque che gli aumenti delle addizionali siano delle furfantesche coglionerie pare che se ne stiano rendendo conto), un’isola sempre più isolata in mezzo al Mediterraneo e con trasporti interni in pezzi ad onta dei mezzi di trasporto gabellati per “moderni”
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Tonino Dessì fto fbdi Antonio Dessì
Nel PD sardo si assiste a un balletto che ripete paro paro spettacoli ai quali abbiamo assistito anche tanti anni fa. A me ricordano precisi quelli dei tempi delle Giunte Melis e Palomba (ma anche nel periodo della Giunta Soru non era meglio), tuttavia con minor costrutto.
Congressi di partito in cui si formano maggioranze intorno a un segretario, poi ridislocamenti a geometria variabile a seconda di convenienze di gruppo e individuali, riunioni di parata o riunioni disertate di organi di partito, sostegni mobili agli esecutivi regionali, fiducie tiepide, sfiducie mirate, strattoni “costruttivi”, risentimenti, fuffe dei piu’ disparati contenuti ad uso di quadri intermedi e militanti infeudati. Il declino del centrosinistra ha radici lontane. Quando ancora mi stupivo di queste cose, un mio compagno più saggio e disincantato mi diceva: “Vedi, Tonino, per molti la politica è come un gioco per adulti: non è importante la posta, quel che conta è il gioco in sè e c’é chi vuol stare sempre in campo e mai in panchina”. Io credo che in gran parte sia vero (altrimenti non si capisce perché molti sprechino tanto tempo della propria vita -purtroppo l’ho fatto anch’io- in riunioni “delle parole perdute”) e credo anche che per l’attuale segretario regionale del PD la massima aspirazione esistenziale, da un certo punto in poi, sia stata quella di essere ammesso in quel gioco per adulti.
Peccato che non sia solo un gioco innocuo. Perché si gioca con la cosa pubblica.
E la cosa pubblica sono, da qualche tempo, un sistema amministrativo devastato (con la riforma degli enti locali “a la càrte” che stanno per approvare, voglio vedere quali punti di riferimento certi e razionali avranno i cittadini utenti dei servizi), un sistema sanitario sempre meno efficiente, ma i cui sprechi si vuole farli pagare ai cittadini e alle imprese (comunque che gli aumenti delle addizionali siano delle furfantesche coglionerie pare che se ne stiano rendendo conto), un’isola sempre più isolata in mezzo al Mediterraneo e con trasporti interni in pezzi ad onta dei mezzi di trasporto gabellati per “moderni”.
Sarà un gioco, ma non è divertente neppure un pò.
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serieta-signori bis
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Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

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