Oggi martedì 16 febbraio 2016





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Augurios cun saludi e trigu a sa Fondazioni Sardinia: 25 annos!





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Navi Pillay vince il Premio Nobel per la Pace. Il mondo continua a non riuscire a fermare il genocidio
Di Joshua Scheer* – ScheerPost
Il Premio Nobel per la Pace assegnato a Navi Pillay rappresenta una vittoria rara per chi ha sfidato il potere e ha detto la verità. Per celebrare questo riconoscimento, pubblichiamo il rapporto del 16 settembre 2025 della commissione delle Nazioni Unite da lei presieduta, le cui conclusioni abbiamo citato nei nostri articoli. La commissione ha concluso, sulla base di fondati motivi, che le autorità e le forze di sicurezza israeliane stavano commettendo un genocidio contro i palestinesi a Gaza e ha identificato Isaac Herzog, Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant come istigatori del genocidio.
Nel suo rapporto, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso, sulla base di fondati motivi, che le autorità e le forze di sicurezza israeliane avevano commesso e continuavano a commettere un genocidio contro i palestinesi a Gaza attraverso uccisioni, gravi lesioni fisiche e mentali, condizioni di vita deliberatamente distruttive e misure volte a impedire le nascite. La commissione ha trovato prove di intento genocida, ha identificato Isaac Herzog, Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant come responsabili di incitamento al genocidio e ha ritenuto Israele responsabile di aver commesso il genocidio e di non averlo impedito né punito. Ha chiesto un cessate il fuoco immediato e permanente, la fine delle politiche di fame, l’accesso umanitario senza restrizioni e la responsabilità dei responsabili, esortando al contempo gli altri paesi a interrompere i trasferimenti di armi che potrebbero facilitare il genocidio, a indagare su individui e società coinvolti e a sostenere le indagini della Corte penale internazionale.
Noi e molti altri sapevamo già cosa stava accadendo: era chiaro come il sole. Ma non è mai troppo tardi per rendere omaggio a chi dice la verità. Celebriamo questo riconoscimento proprio mentre l’ONU e gli imperi mondiali sono messi sotto accusa dai propri fallimenti: un sistema in grado di documentare il genocidio, discuterne e pubblicare rapporti, ma che lascia i palestinesi in balia delle uccisioni mentre i governi potenti armano i responsabili.
Il rapporto chiedeva un cessate il fuoco permanente, la fine delle politiche di affamamento, aiuti umanitari senza restrizioni e la responsabilità dei responsabili — ed esortava gli altri paesi a bloccare i trasferimenti di armi che potrebbero facilitare il genocidio. Onorare Pillay dovrebbe anche significare confrontarsi con le prove e agire sulla base dei risultati.
Naturalmente questa reazione era prevedibile. Il Ministero degli Esteri israeliano ha condannato il Premio Nobel per la Pace assegnato a Navi Pillay definendolo una «grottesca strumentalizzazione» del premio, ha liquidato le conclusioni della commissione dell’ONU come una «menzogna sul genocidio» e ha invocato il propagandista nazista Joseph Goebbels. L’ipocrisia è sbalorditiva: un governo accusato dagli investigatori dell’ONU di aver commesso un genocidio ricorre a un paragone nazista per screditare la persona che ha contribuito a smascherarlo. Ecco dove conduce il sogno imperiale: la storia diventa uno scudo contro la responsabilità, e «mai più» diventa uno slogan riservato a se stessi.
Di seguito è riportata la dichiarazione di Navi Pillay alla Terza Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, pronunciata in qualità di presidente della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sui territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e su Israele.
Relazioni della Commissione d’inchiesta su presunti atti di genocidio, sfollamenti forzati e riorganizzazione territoriale a Gaza
«Dichiarazione di Navi Pillay, presidente della Commissione d’inchiesta sui territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e su Israele, alla Terza Commissione dell’Assemblea Generale
28 ottobre 2025
Signor Presidente. Eccellenze. Colleghi. Buongiorno.
Il 7 ottobre 2025 ha segnato il secondo anniversario del brutale attacco sferrato da militanti palestinesi che ha causato la morte di 1.200 israeliani e stranieri nel sud di Israele; tale data segna anche l’inizio dell’attacco più spietato, prolungato e su vasta scala contro il popolo palestinese mai sferrato nella storia da parte di Israele.
Sebbene il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi e dei prigionieri offrano speranza, non possono cancellare la devastazione che si è già verificata. Si sono perse decine di migliaia di vite, intere famiglie sono state spazzate via. La Striscia di Gaza giace in rovina, resa quasi inabitabile. Le ferite psicologiche inflitte al popolo palestinese, così come a quello israeliano, riecheggeranno per generazioni. Non dobbiamo inoltre perdere di vista una dolorosa verità: negli ultimi due anni, le azioni del governo israeliano hanno costantemente puntato verso un unico, straziante obiettivo: la distruzione sistematica della vita palestinese a Gaza.
Eccellenze,
Il mese scorso abbiamo pubblicato un’analisi giuridica sulla condotta di Israele nella Striscia di Gaza alla luce della Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio. Abbiamo concluso che lo Stato di Israele è responsabile della commissione di quattro atti di genocidio a Gaza con l’intento specifico di distruggere i palestinesi a Gaza in quanto tali. La Commissione ha inoltre accertato che il Presidente, il Primo Ministro e l’ex Ministro della Difesa israeliani abbiano incitato alla commissione di genocidio. Una sintesi di tali conclusioni è inclusa nel rapporto che vi viene presentato oggi.
Oltre alle conclusioni sul genocidio, il rapporto che vi viene presentato esamina le violazioni e gli sviluppi relativi al territorio e all’edilizia abitativa nei Territori palestinesi occupati e in Israele.
Per quanto riguarda Gaza, abbiamo riscontrato che i funzionari israeliani hanno dimostrato un intento chiaro e costante di stabilire un controllo militare permanente su Gaza e di modificarne la composizione demografica.
Le infrastrutture civili e le risorse naturali essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile sono state distrutte nei corridoi e nella zona cuscinetto, il territorio è stato frammentato e i palestinesi sono stati trasferiti con la forza. I funzionari israeliani hanno pubblicamente avallato piani per la deportazione della popolazione, la costruzione di insediamenti e l’annessione del territorio.
Sebbene il cessate il fuoco possa sospendere l’attuazione degli obiettivi territoriali di Israele a Gaza, i cambiamenti territoriali apportati alla Striscia di Gaza non sono ancora stati annullati, e le recenti dichiarazioni dei funzionari israeliani indicano chiaramente che tali obiettivi rimangono saldamente in vigore. Questa retorica persistente sottolinea la nostra profonda e costante preoccupazione.
Nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, le politiche e le azioni israeliane attuate dall’ottobre 2023 – compreso il sostegno esplicito e implicito alle azioni criminali dei coloni violenti – dimostrano un chiaro intento di trasferire con la forza i palestinesi, espandere la presenza civile ebraica israeliana e annettere la maggior parte della Cisgiordania. Lo scopo è impedire qualsiasi potenziale autodeterminazione e creazione di uno Stato palestinese e mantenere un’occupazione a tempo indeterminato.
Inoltre, il panorama geografico dei campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams è stato significativamente alterato dalle forze israeliane attraverso la distruzione di edifici civili e infrastrutture e lo sfollamento dei residenti palestinesi.
Per quanto riguarda il territorio e gli alloggi in Israele, i governi israeliani che si sono succeduti hanno attuato leggi e politiche volte a ridurre lo spazio a disposizione dei palestinesi. Inoltre, le barriere informali derivanti dalle disuguaglianze socio-economiche tra le due popolazioni si sono ampliate e consolidate nel corso dei decenni, ostacolando ulteriormente l’integrazione.
Il nostro rapporto ha inoltre individuato sei ministri israeliani come i probabili principali responsabili di crimini internazionali relativi al territorio e all’alloggio, nonché di altri crimini individuati nei precedenti rapporti della Commissione, compresa la responsabilità per il crimine di genocidio.
Eccellenze,
Il genocidio è uno dei crimini internazionali più atroci. Distrugge, in tutto o in parte, gruppi di persone in base alla razza, all’etnia, alla nazionalità o alla religione. Non solo cancella l’identità del gruppo, ma lascia dietro di sé un trauma intergenerazionale che causa cicatrici permanenti all’umanità.
Mi addolora che, nella mia ultima presentazione in qualità di presidente di questa Commissione, il sistema multilaterale del dopoguerra non sia riuscito a impedire questo genocidio. Il sistema internazionale si è rivelato carente.
Esorto gli Stati membri a ricorrere a tutti i mezzi ragionevolmente disponibili per garantire la cessazione definitiva delle ostilità e un ampio sostegno internazionale al diritto dei palestinesi all’autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese.
Gli Stati membri dovrebbero inoltre rivolgere la propria attenzione a garantire giustizia e responsabilità per tutte le vittime, sostenendo la Corte penale internazionale nelle sue indagini e avvalendosi della giurisdizione universale per condurre le proprie indagini, anche nei confronti dei propri cittadini con doppia cittadinanza sospettati di aver commesso crimini.
Il mio ultimo appello riguarda la giustizia di transizione, che negli ultimi anni è sembrata un’idea impossibile. È tuttavia solo attraverso la verità e la riconciliazione che la pace potrà alla fine mettere radici e prosperare.
Grazie.”
*Fornisce ricerche e verifiche dei fatti per autori di libri e giornalisti investigativi.
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AService StudioPubblicato a Cagliari il 3/3/2012
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