Dibattito verso le Elezioni regionali e oltre. Cerchiamo di capire

3f555ee7-6c23-42b0-b6e2-6df7df3b95b0LEGGIAMO BENE L’ANALISI DEL VOTO DEL 4 MARZO 2018.
QUALCHE CONSIDERAZIONE A MARGINE DI UN DIBATTITO SULLE PROSPETTIVE ELETTORALI IN SARDEGNA APERTO SUI BLOG DI DEMOCRAZIAOGGI E ALADIN PENSIERO
di Giacomo Meloni (2 Settembre 2018)

Sono fortemente convinto che dibattere ci faccia bene, ancor meglio se ci guardiamo in faccia, se però manteniamo la libertà di pensiero ed evitiamo di esprimere giudizi di parte su ciò che ci diciamo senza paura di essere “etichettati” neppure tra di noi.
C’è l’esigenza, a mio parere, di ritornare all’esame dell’esito del voto del 4 marzo per capire chi e perché i voti della così detta “larga sinistra” siano andati alla Lega di Salvini al Nord e ai 5 Stelle di Di Maio al Sud. Senza l’analisi puntuale di questo fenomeno non si capisce il veto di Renzi che ha impedito la formazione di un Governo con l’appoggio, seppure esterno, del PD.
Diciamolo chiaro: i voti di “sinistra” che hanno rafforzato la vittoria al Nord di Salvini sono proprio voti “fuggiti” dal PD perché all’interno di quel partito è innegabile che vi fosse chi, votando Lega, sperava di ammorbidire o quantomeno contenere le posizioni di destra di Salvini. [segue]
Invece al SUD è evidente che i voti di “sinistra“ sono andati in massa ai 5 Stelle per i motivi che Andrea Pubusa ha ben sintetizzato nel suo intervento sul Blog Democrazia Oggi:
“Personalmente – scrive Pubusa – ho sempre pensato che i pentastellati siano una forza di cambiamento. Lo dicono i loro obiettivi: anticasta, tendenzialmente ugualitari, rigorosi sulla questione morale, a favore dei lavoratori e della piccola e media impresa, contro i poteri finanziari forti.”
Alla fine sembrerebbe aver ragione Scalfari nel dire che oggi la “nuova“ sinistra si è spalmata in un’area che va sotto il comune denominatore del CAMBIAMENTO, formata da una parte della Lega e da una gran parte dei 5 Stelle.
Non credo proprio che il PD di Martina/Renzi, che guarda ancora con tutta evidenza a Berlusconi ed alla sua area, possa essere l’elemento coagulante di una ”nuova sinistra” né che Veltroni possa risuscitare con i suoi appelli una sinistra che non esiste più.
Rafforzare, invece, quest’area nuova nata dopo il voto del 4 marzo, seppure piena di incertezze e contraddizioni, credo sia un percorso da fare con grande coraggio, se si vogliono salvare quei valori che sono alla base del nostro sentire comune e che trovano ispirazione nei valori della Costituzione, che abbiamo contribuito a salvare proprio da chi come Renzi e compagni la volevano distruggere.
Attenti a chi oggi, come Martina e compagni, ha fretta di dimenticare la sconfitta del Referendum costituzionale, per assumere i valori propri della resistenza antifascista, indicando nel nuovo Governo il nemico da abbattere in quanto, a loro dire, sarebbe di ispirazione “fascista”.
Io sono convinto, invece, che il Governo Renzi, combattendo apertamente la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, ha contribuito a rafforzare nel Paese la vera destra fascista e che né lui né Martina oggi hanno titolo a vestire i panni dell’antifascismo.
Per questo motivo il 29 (o il 30) settembre non andrò a Roma, ma continuerò a lavorare tra la gente per assicurare all’Italia e alla Sardegna pace, lavoro e benessere.
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LEGA E CINQUESTELLE HANNO SOSTITUITO LA SINISTRA ? C’E’ L’AVEVA GIA’ SPIEGATO MARX
di Lidia Baratta
(Tratto dal Blog dei Rossomori-Internazionale del 12.03.2018 )
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I partiti si sono indeboliti. La sinistra è in crisi profonda. Il populismo avanza. Mentre le elezioni italiane hanno celebrato la vittoria del Movimento cinque stelle e della Lega Nord, Nadia Urbinati, professoressa di Teoria politica alla Columbia University di New York, ha pubblicato l’ebook La sfida populista, curato insieme a Paul Blokker e Manuel Anselmi e presentato in occasione di “Democrazia Minima”, il primo forum sul futuro della politica e della cittadinanza attiva organizzato da Fondazione Feltrinelli. «Dietro l’esito delle elezioni c’è certamente il declino della sinistra», spiega Urbinati. «Dove la sinistra tradizionale ha retrocesso, lì si sono manifestati due grossi movimenti di sostituzione. Ma perché un ragazzo che vive vicino a Potenza, che non sa come sbarcare il lunario, dovrebbe votare il Pd?».
Professoressa, cosa è successo alla sinistra italiana?
Dal Pd ai cosiddetti secessionisti, oggi la sinistra non è più un punto di riferimento per larghi strati della popolazione. È diventata (e considerata) a tutti gli effetti il partito delle classi medie e medio-alte ben integrate, non in tensione verso l’emancipazione (a parte i diritti civili), ma attenta a conservare il proprio status. Un Pd che vince ai Parioli e perde nei quartieri popolari fa pensare.
Ma è un problema solo italiano?
No, in Germania come ci ha detto Wolfgang Merkel è accaduta la stessa cosa. Il problema è che la sinistra è diventata l’élite intellettuale liberal-cosmopolita con valori non radicati nel Paese ma nel mondo vario. E invece il popolo più bisognoso, o comunque con meno strumenti culturali ed economici, è attaccato a delle comunità. Che sia la nazione – da qui arriva la rinascita del nazionalismo – o la rabbia collettiva delle plebi contro chi sta dentro il Palazzo – anche questo è il populismo dei Cinque stelle.
Ma Cinque stelle e Lega sono in grado di andare a colmare questo spazio vuoto lasciato dalla sinistra?
Un po’ ci stanno provando e anche bene, con una divisione del lavoro che è ben evidente in Italia. A Nord e Sud avevamo due sinistre (poiché ci sono sempre state differenza tra sinistra del Sud e del Nord, di stile e contenuti) e ora abbiamo due anti-sinistre. Dove la sinistra storica ha retrocesso, lì si sono manifestati due grossi movimenti di sostituzione, anche questi diversi geograficamente.
Partiamo dal Nord, dove ha prevalso la Lega.
Al Nord avevamo una sinistra molto organizzata e radicata, con associazioni, solidarietà strutturata a livello istituzionale (municipale e regionale), con un sistema di servizi e di reti di supporto, dalle cooperative ai sindacati alle associazioni, che hanno fatto il benessere e l’emancipazione di tre generazioni, dalla Seconda guerra mondiale agli anni Settanta. Nel mondo che deve difendere se stesso da un lato contro il liberismo imperante, e dall’altro contro le frontiere che si aprono non solo per merci e denaro, ma anche per gli esseri umani, si registra un rischio di abbassamento del livello della vita e del lavoro. Le esigenze di protezione si traducono in attaccamento al corrispettivo contemporaneo del vecchio partito identitario, il Partito comunista, che è la Lega. La Lega è il Partito comunista rovesciato perché ha simili caratteristiche organizzative e territoriali, radicate e identitarie, ma non ha una identità di classe. I leghisti non sono universalisti, ma sono identitari-localisti, difendono l’identità nazionale con il famoso “prima gli italiani degli altri”. Danno così un’ancora a questi beneficiari dello stato sociale che vogliono mantenere la loro condizione contro i rischi nuovi che vengono da fuori. Questa è la sinistra del centro Nord che si è tramutata in un’altra forma di identità.
E al Sud?
Al Meridione c’è stata tradizionalmente un’altra sinistra, più movimentista e populista, più adatta ad aderire alle pieghe di una società meno organizzata e con forme di degrado non tipiche di una società industriale. Pensiamo a com’era il Partito comunista napoletano che ha vinto con Bassolino, molto diverso da quello del Nord. O a quello che si è manifestato in tante forme di ribellione e rivolta, da Portella della Ginestra fino alle rivolte dei disoccupati o contro il degrado ambientale. Il Sud è stato sempre una fucina di lotta e contestazione, più che di radicamento organizzativo come al Nord. Lì ha vinto con facilità il Movimento Cinque stelle. È chiaro che questa spiegazione è un idealtipo che non spiega ogni aspetto della realtà, ma come modello interpretativo può essere utile.
Però c’è anche molta destra in questi movimenti.
Certo, c’è tanta destra. Come diceva Marx, se la classe non viene assunta all’interno di un discorso universalista di emancipazione e di rivoluzione, guarda al passato, quindi diventa identitaria, nazionalista, corporativa. Davanti alla povertà, alla necessità di soddisfare i bisogni fondamentali, ti rivolgi a coloro che ti sembrano più in sintonia al tuo sentire. Se non hai un’organizzazione politica che incanala i tuoi bisogni in un discorso di giustizia e di emancipazione, tu ti avvicini alla più limitrofa forma di sostegno. A quella più vicina alla tua condizione e al tuo linguaggio: al Nord, la nazione e la razza; al Sud l’appello generico a “noi cittadini”.
E il Pd sui territori non c’è?
Non c’è davvero mai stato il Pd nei territori. Anzitutto ha abolito le sezioni, costruendo i circoli. I circoli sono entità neutre e con funzioni di incontro per chi è dentro o vicino al partito. Contrariamente alla sezione, i cui iscritti e soprattutto dirigenti conoscevano il loro territorio, le condizioni di vita e i problemi, i circoli si aprono e si chiudono in base alle necessità di discussione del partito. Non sono luoghi che raccolgono bisogni e problemi. Sono luoghi che servono a coloro che già fanno politica per incontrarsi, per fare le loro strategie. Però non sono legati ai territori, sono legati ai politici che già sono dentro la politica, a coloro che già sono iscritti, che fanno parte del gruppo. Ma non servono per avvicinare gli altri e nemmeno per fare un lavoro di conoscenza del territorio. Il passaggio da sezione a circolo è stata l’indicazione di un nuovo partito che non vuole tanto essere vicino ma lontano, per avvicinare l’elettore mediano. Il circolo non fa proselitismo e nemmeno fa discutere gli iscritti sulla linea nazionale (ci furono riunioni per discutere la proposta di riforma costituzionale?). Fa emergere potenziali candidati, è in funzione elettorale. C’è stato un divorzio tra dimensione nazionale e territoriale, causa di progressiva ignoranza dei bisogni di vita reale. Eppure, dice Gramsci, l’una senza l’altra non vive.
E qui si inseriscono Cinque stelle e Lega.
Il Movimento Cinque stelle e la Lega non sono la causa, ma il segnale della transizione da un partito che aveva un progetto di emancipazione per tutti a un partito che è diventato un progetto di conservazione di chi sta bene. Un partito di centro – è la classe sociale di riferimento a dirlo.
Contrariamente a quel che si diceva inizialmente, però, l’analisi del voto dice che i Cinque stelle sono stati votati da molti laureati, giovani e giovanissimi, e non solo dai ceti meno abbienti e meno istruiti.
Certo, ma bisogna fare delle differenze. Al Nord è prevalso il discorso che, se si voleva cambiare il Pd, non si poteva votare Leu perché era troppo limitrofo. Occorreva votare l’anti per eccellenza. Molti voti anti-Pd da ex-Pd sono andati a Cinque stelle: un voto di rivolta contro il Pd per far cambiare il Pd. Ma nell’altra parte del Paese, dove ci sono le situazioni di disagio, questo non importava. Non dimentichiamo che mezza Italia, dalle Marche al Molise, ha subito il terremoto. Noi ce lo siamo dimenticati, ma loro sono lì da due anni in attesa. Hanno vissuto e vivono in situazioni disumane, in alloggi provvisori. Poi c’è il Sud più profondo: Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. L’unica cosa che hanno ricevuto dal governo è stato aver chiuso gli occhi su una evasione fiscale mastodontica. Questa idea malsana di accettare una condizione di illegalità per il quieto vivere non funziona più perché la gente comunque non ha lavoro. Ma perché un ragazzo che vive vicino a Potenza, che non sa come sbarcare il lunario, dovrebbe votare il Pd? Vivere limitrofi dell’illecito è come un bonus ma non dà futuro.
Ma c’è differenza tra le due forze populiste, Cinque stelle e Lega?
Ciò che tiene insieme questi movimenti è l’anti-establishment. Cioè la distinzione tra coloro che sono dentro e coloro che sono fuori. Riviviamo nelle forme moderne la polarizzazione che era dell’antica Roma con la distinzione tra la plebe e i patrizi. Un dualismo non tanto di classe ma tra inclusi e non inclusi, i molti e i pochi. La Lega però non è semplicemente populista, anche se usa stili retorici populisti, ma resta un partito tradizionale di destra con un’ideologia non ecumenica ma escludente. I Cinque stelle invece sono il nucleo di una forma democratica populista. Di Maio nella lettera a Repubblica ha parlato di “Repubblica di cittadini”, che è la stessa cosa che ha sottolineato Trump, quando è stato incoronato presidente, dicendo “non sono io è il popolo americano che è qui”. È come se senza questi leader non ci fosse la voce del popolo. I Cinque stelle sono il gentismo in assoluto: noi siamo tutti unificati perché contrapposti a loro. È la contrapposizione all’establishment, non l’appello alla nazione, che unifica i molti.
E come si esce ora dall’impasse in cui siamo?
I Cinque stelle sono cresciuti e crescono nella critica e nell’attacco, per questo dovrebbero essere messi alla prova. Il problema di questo momento è che non c’è fiducia tra le parti. Nessuno si fida dell’altro, persino dentro le stesse coalizioni. Vogliono vincere tutti da soli, non vogliono allearsi con nessuno. È un fenomeno che ritorna in Italia periodicamente e che ricorda le fazioni delle antiche Repubbliche del Rinascimento: nessun gruppo si fidava dell’altro e l’unico obiettivo era quello di ostacolare gli avversari, bloccando se necessario il governo e anche rinunciando alla libertà. Più che fare, bloccare il fare. E questo mi sembra sia ancora il modus operandi più praticato.
www.linkiesta.it, 10 marzo 2018
alleanza M5S-PD di Lidia Baratta

One Response to Dibattito verso le Elezioni regionali e oltre. Cerchiamo di capire

  1. Alsdin scrive:

    Gavino Dettori su fb.
    DISCUTERE A SINISTRA a Cagliari

    Alcuni esponenti di rilievo,(dopo l’intervento di A. Pubusa nel suo blog : “Democrazia Oggi”, sono intervenuti : A. Dessì , G. Marilotti; C. Dore Junior,R. MIrasola, F.Meloni in “Aladinpensiero”…Interventi, ripubblicati in Aladinpensiero; contemporaneamente, con iniziativa autonoma in Fb interviene G.Fresu dal Brasile, indirizzando una lettera aperta, ai segretari del partito di Rifondazione Comunista e del Pc.)
    protagonisti della cultura e impegnati politicamente e socialmente nelle nostre istituzioni, sono già intervenuti nel dibattito politico per la ricostruzione della SINISTRA, altri interverranno per dare il variegato e utile contributo in questa fase delicata della nostra politica , che dopo la messa in soffitta delle classiche ideologie, sembra che si sia annichilito il pensiero e sia prevalsa la moda del” NON PENSIERO”, il pensiero, quasi considerato pernicioso.
    Questa moda dell’improvvisazione o appiattimento del pensiero, sta però disorientando i cittadini che si stanno disaffezionando alla politica ( da sempre considerata, falsamente, cosa sporca ( anche se sporcata), ma di cui non si può fare a meno e quindi da riabilitare come “ impegno nobile” e onorevole in quanto dedizione del cittadino ( i migliori riconosciuti dalla comunità) al governo della cosa pubblica.
    Ma le idee e i progetti sociali devono essere i prerequisiti della politica, che no può essere lasciata alla improvvisazione e incompetenza, pensando che sia il modo più garantito per non essere lambiti dalla corruzione, (inutile dire che è proprio di qualche giorno la condanna del partito “ Lega Nord”,( alla restituzione di 49 milioni di euro impropriamente usati dai suoi dirigenti) , formatosi con le minacce ai terroni del SUD, corrotti e fagocitatori di finanze pubbliche).
    Qui stava tutto il progetto sociale ( ormai abbandonato) della Lega Nord, e oggi vive esasperando imbarbarendo gli animi con il problema dei migranti, che è sicuramente un problema che dovremo affrontare, ma da risolvere umanamente….
    Io mi propongo come :
    L’IDEALISTA delle COSE POSSIBILI, a costo zero, se migliora L’ANIMO UMANO.
    SCELTA COSCIENTE delle forze politiche e il RIPUDIO del gioco delle MAGGIORANZE SPURIE e confacenti al SISTEMA per coltivare interessi di parte Puntare alla crescita della coscienza civile: UTOPIA POSSIBILE!
    Sembra svanito con poche battute, il tentativo pur urgente di discutere la necessità di ricostruire la sinistra, se i compagni finora intervenuti si sono impastoiati in un confronto rapido e senza prospettive, ipotizzando alleanze elettorali con il M5s che momentaneamente traina l’elettorato, e che gli si attribuiscono rivendicazioni sociali con valenze di sinistra. Sebbene lo stesso Movimento nelle campagne elettorali abbia tenuto a precisare e caratterizzarsi come movimento autonomo , dalla destra e dalla sinistra, cioè, a mio avviso, un raccoglitore di proteste sociali, anche giuste, che la sinistra non ha saputo orientare. Questa dichiarazione connotativa, del movimento , ha un aspetto di positività propagandistica, se la si vede in un momento di forte avversità verso le classiche formazioni politiche, burocratizzate e corrotte.
    Non solo le forze politiche di sinistra, ma anche la destra ( che per sussistere non avrebbe necessità di progetti grandiosi , giovandosi sempre del perenne mercato, che seppur non orientato specificamente verso i privilegi dei potentati economici, svolge lo stesso l’eccellente funzione di ripartire le funzioni e i prodotti verso i prevalenti…….. che pur dominando e orientando il mondo economico,) è gravemente entrata in una crisi irreversibile, che non ci sarà possibilità di ripresa se non consumando indiscriminatamente le ultime risorse rimaste sulla terra, in specie nei paesi arretrati, per i quali non sono neanche sufficienti, se questi dovranno svilupparsi per raggiungere un livello di vita equiparato al nostro sufficiente livello medio.
    Questo lo dicono gli studi scientifici economici e delle scienze della terra, anche se al mondo non c’è un politico che non rincorra la crescita per accedere al potere solleticando le aspettative della gente umile e debole, che ha il diritto di vivere una vita dignitosa, ma quantunque siano il 99% della popolazione mondiale, si fanno soverchiare dall’ 1% che si è appropriato delle risorse e lo ha schiavizzato sfruttandolo come “macchina per il lavoro”,….
    Un militante di sinistra non si arrende all’evidenza di tali ingiustizie, e attua, oggi, la lotta democratica sapendo che nonostante tutto, il mondo ha sempre progredito verso il miglioramento, raggiungendo il livello di civiltà attuale giusto per la vittoria sui diritti conseguiti dalla lotta della povera gente, facendoli diventare diritti primari e rivendicativi anche per i ricchi.
    La discussione potrebbe continuare a lungo,……. senza dire niente di nuovo se non cose ripetute già infinite volte. Allora, bisogna porsi le giuste domande per avere una risposta per l’oggi, senza aver paura di ricominciare da capo, dove sono fallite le attuazioni delle idee della sinistra, e perché, andando anche ad interrogare le persone della strada, per capire come la pensano.
    Ma non è velleitario, anzi doveroso mettersi l’interrogativo e porsi promotori di una visione internazionale della sinistra, considerato che nei due primi paesi di democrazia avanzata, (Inghilterra e USA) stanno emergendo gruppi legati a partiti tradizionali che rivendicano valori riconosciuti al socialismo, perché come dice G: Fresu nelle sue conclusioni ……..” l’alternativa è una sola: socialismo o barbarie.”, che io condivido, perché non è stato ancora pensato un sistema alternativo al capitalismo, che possa scongiurare il consumo delle risorse della terra, prima che questa sia entrata in un ciclo di distruzione irreversibile.
    Questo sembra possibile e opportuno farlo se consideriamo che il mondo si è globalizzato, e per questo anche questa crisi è globale, muovendo capitali e finanze in tutto il mondo, nonché mettendo in crisi il mondo del lavoro e provocando migrazioni e guerre .
    Ho conosciuto una persona povera che viveva in una catapecchia, senza camino, con il focolare al centro della camera un piccolissimo cortile. Mi confessò che aveva sempre votato Democrazia cristiana (DC ) e non il Partito comunista (PCI) perché aveva paura che i comunisti gli rubassero la casa, e perché non davano la libertà,….
    Può sembrare una scemenza, ma nell’ultima campagna elettorale, mentre facevo diffusione per un amico candidato in Liberi Uguali, una signora , all’apparenza colta, mi chiese se noi comunisti credevamo ancora nella RIVOLUZIONE,…Le dissi, dopo un attimo di smarrimento, che la nostra carta rivoluzionaria era la Costituzione ( questo la disorientò, come io lo rimasi alla sua inattesa domanda ).
    Le persone hanno in testa il modello sovietico, e non sanno che la nostra Repubblica e Costituzione sono nate per prevalente opera di comunisti italiani e che la nostra democrazia, e libertà è stata conservata per le lotte di salvaguardia attuate, prevalentemente, dai comunisti italiani e sindacati, contro i tentativi di golpe intentati dalle poche scamorze di camuffati fascisti, spesso, sordamente, spalleggiati dalle destre nostrane ……
    Come mai, allora, nonostante l’impegno di militanza di circa 50 anni, i comunisti non hanno mai governato autonomamente, mentre in pochi anni un comico urlatore-attore, ha conquistato il consenso delle masse?
    Gli atti della storia di questi anni ci dicono che nelle sporadiche comparse al governo dei comunisti e socialisti, questi si sono identificati con le forze politiche liberiste che hanno sempre avuto come principio quello di foraggiare il capitalismo ed il mercato, dimenticando i loro valori e contribuendo a far precipitare la crisi di fiducia inevitabile, creando disaffezione e scoramento sulla fiducia in un sistema migliore, per cui tanto vale conservare il nerbo della struttura principale del sistema capitalista dove si identifica la democrazia e la libertà; considerato anche che è venuto a mancare il principio di onesta morale che li caratterizzava …….
    Tutti uguali , nello stesso calderone, in una società che ha perso ogni velleità di miglioramento, ma anche pretenziosa, allettata nel soddisfacimento di ogni promessa di beneficio.
    ………………………………
    Promesse che si inquadrano in una visione antimoderna se considerando anche che, se è pur vero ( come disse L:Belinguer, che il comunismo reale ha esaurito la spinta propulsiva di rinnovamento sociale, anche il capitalismo, che in varie forme ha sempre dominato nel mondo, ha raggiunto il suo massimi sviluppo, ma potrà ancora dominare fino all’esaurimento di tutte le risorse disponibili), la sperimentazione socialista è ancora possibile e tutta da ridefinire, ma il mondo non potrà fare a meno di una politica di caratteristiche socialiste e democratiche.
    Ma anche penso che il capitalismo non cederà mai lo spazio al socialismo, che non potrà mai rinunciare all’anima del mercato, che caratterizzerà ogni sistema o regime politico di governo, e quando sarà sconfitto si chiamerà ancora “capitalismo riformato”….. ma sarà per nostro merito che sarà diventato, più umano, prima che ogni risorsa sia distrutta e l’habitat sia reso invivibile.
    Tutto potrà cambiare se cambierà l’animo umano nei riguardi verso il prossimo attraverso lo sviluppo della solidarietà e la fratellanza.
    Ma bisogna smontare, anche culturalmente, il principio del personalismo a beneficio di se stesso, per ribaltarlo a beneficio della collettività, facendolo anche esaltare ( se consideriamo che l’egoismo sia insopprimibile) come “solidarietà interessata” ( dice L. Manconi): nel senso che dal beneficio collettivo attingiamo tutti a piene mani anche per noi, in: sicurezza personale, in benessere, e pacificazione sociale,….

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