Che si dice a Roma?

Leggendo la finanziaria del governo meloni…
Post di Enrico Rossi, su fb. Segnalato da Luisa Sassu.
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Con l’emendamento del governo, l’etá pensionabile si alza progressivamente verso i 70 anni. Il nuovo meccanismo porterà l’accesso alla pensione anticipata a 43 anni e 9 mesi di contribuzione nel 2035. E poi via via sempre peggiorando.
Anche il riscatto della laurea viene gradualmente ridotto fino ad essere dimezzato, persino per chi lo ha già fatto.

Avevano promesso di “eliminare la Fornero” e stanno facendo precisamente il contrario: le norme vengono irrigidite e inasprite e ai lavoratori si tolgono diritti acquisiti.
“Una scelta consapevole – commenta la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione – che sposta sempre più in là il traguardo pensionistico per tutte e tutti, negando il diritto a una pensione dignitosa dopo una vita di lavoro”

Invece, va molto meglio per le imprese.
Le risorse aggiuntive del maxi emendamento vanno infatti a loro, in grande parte, nella forma di crediti d’imposta e “buoni” fiscali, iperammortamenti e maxi-deduzione che riducono le tasse dovute.

Infatti, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che fino a ieri aveva mostrato riserve sulla legge di bilancio, ora si dichiara soddisfatto e commenta che “la manovra va nella giusta direzione”.

Appare chiara, a chi vuol vedere, la natura di classe del governo Meloni; cioè quali gruppi sociali ed economici quel governo tende a favorire in modo sistematico.

Un governo che riduce la progressività fiscale, aumenta incentivi alle imprese senza condizioni su salari e occupazione, e restringe welfare e pensioni e limita il conflitto sindacale, può essere tranquillamente descritto come orientato a rafforzare e tutelare il capitale e a scaricare i rischi sui lavoratori e a impoverirli.

La destra sociale non esiste, è solo un bluff, un inganno che è servito a turlupinare i voti di tanti lavoratori e pensionati delusi dalla sinistra.

Ora con la svolta di Schlein, le cose stanno cambiando e sempre più emerge nel conflitto politico e nella lotta sociale il vero indirizzo antipopolare, asservito agli interessi dei ceti più forti, che ha il governo Meloni.

Inoltre, in questa legge di bilancio c’è la spesa per le armi.
Se un governo taglia la sanità, la scuola e la spesa sociale in genere e aumenta in modo massiccio le risorse per gli armamenti e per l’esercito, può essere qualificato come militarista, favorevole a sostenere ed accrescere il peso e il ruolo dell’apparato militare e industriale.

Il governo Meloni ha fatto la sua manovra di bilancio per il 2026: alle imprese vanno gli sconti fiscali, ai lavoratori va l’aumento dell’età pensionabile, alle armi vanno i miliardi, ai servizi sociali vanno i tagli.
Una legge di bilancio di classe e militarista.
Enrico Rossi
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