Sui fatti di Torino
di Antonio Dessì su fb.
I PM che stanno indagando sugli episodi di violenza di Torino non hanno acceduto alla pressione del Governo per imputare di tentato omicidio gli aggressori del poliziotto rimasto contuso.
Le imputazioni a carico degli aggressori rientreranno piuttosto tra quelle di resistenza a pubblico ufficiale, porto e uso di armi improprie atte a offendere, lesioni personali.
Dovrebbe far riflettere, questa notizia.
Nella discussione sulla revisione costituzionale, si controverte intorno al rischio che essa apra la strada al controllo dell’Esecutivo sui PM.
Ho già scritto che questo non è un effetto immediato della revisione.
Tuttavia chi faccia una cernita sugli ordinamenti nei quali esiste una distinzione non meramente funzionale, bensì ordinamentale tra PM e magistratura giudicante, potrà riscontrare che prevalgono in quegli ordinamenti i casi nei quali è il Governo a formulare ai PM le direttive per la gestione delle fattispecie accusatorie.
Il Governo Meloni ha mostrato una decisa inclinazione in tale direzione proprio in questi giorni.
C’è da dire -lo abbiamo in diversi già osservato- che vi sono altre modalità di interferire sull’autonomia della funzione giudiziaria nel suo complesso e queste emergono dalle notizie sui nuovi “decreti sicurezza” in gestazione.
La prima è lo “scudo penale”, nella forma della presunzione generale di legittimità dei comportamenti degli agenti di polizia, con l’inversione legale dell’onere della prova dell’illegittimità delle loro azioni concrete.
Lo “scudo” interferisce sull’obbligatorietà dell’azione penale vigente nel nostro ordinamento rendendo meramente eventuale e a carico degli eventuali danneggiati la procedura di accertamento dei fatti e delle responsabilità.
Tanto la funzione requirente quanto quella giudicante sarebbero quindi indebolite.
La seconda è quella del fermo preventivo da parte dell’autorità di pubblica sicurezza di persone sospettabili di intenzioni delittuose per dodici o addirittura per quarantott’ore senza necessità di autorizzazione e convalida da parte del magistrato. Qui siamo addirittura alla sospensione delle garanzie costituzionali dirette dei singoli cittadini.
Insomma, la si giri come si vuole, tuttavia il clima in cui nasce ed è immersa la revisione costituzionale è dominato da tendenze repressive e del tutto lontane dalle aspirazioni a un maggiore equilibrio anche processuale tra le parti eventualmente in causa.






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