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img_7945Dall’India a Gaza: le rivolte giovanili e la lotta per aprirsi un futuro

Di Henry Giroux* – CounterPunch

“E se tutti gli scarafaggi si unissero?”

– Abhijeet Dipke

Marx ed Engels lanciarono lo storico appello: “Proletari di tutto il mondo, unitevi! Non avete nulla da perdere se non le vostre catene!” Oggi, quell’appello ritorna con rinnovata urgenza e assume una nuova forma: Giovani di tutto il mondo, unitevi e resistete. I giovani di oggi possiedono il coraggio, l’immaginazione, la rabbia e il numero necessario per cambiare il corso della storia. Sono cresciuti in società paralizzate dal cinismo, dalla solitudine, dalla disperazione e dall’odio, condizioni che isolano le persone le une dalle altre e insegnano loro a considerare la crudeltà come inevitabile. Eppure, anche in mezzo a questa desolazione, rimane una possibilità radicale: il recupero della solidarietà come passione per la giustizia e dell’amore come forza pubblica e collettiva. Questo amore militante inizia con il riconoscimento che le nostre vite sono profondamente interconnesse, che la libertà non può essere ridotta a una fuga individuale e che nessuno di noi può sentirsi al sicuro mentre altri vengono resi vulnerabili e sacrificabili. Crea legami abbastanza forti da rompere l’isolamento, collegare la sofferenza privata alla responsabilità pubblica e trasformare la compassione in resistenza organizzata. Come James Baldwin e Malcolm X hanno compreso in modi diversi, imparare a vivere richiede imparare ad amare, non come sentimentalismo o rifugio nella vita privata, ma come rifiuto dell’odio, del razzismo e della macchina dell’usa e getta.

L’amore militante si schiera dalla parte della giustizia. Trova espressione nella solidarietà, nella lotta condivisa e nella volontà di assumersi la responsabilità di vite al di là della nostra esperienza immediata. Trasforma la solitudine in connessione, la disperazione in coraggio collettivo e la rabbia in una lotta disciplinata per un mondo in cui nessun essere umano sia considerato sacrificabile. Con la catastrofe non più all’orizzonte ma alle loro porte, i giovani devono costruire un movimento mondiale di resistenza che né la propaganda né la repressione possano mettere a tacere. È tempo di fermare la macchina della morte sostenuta dai governi e dalle loro istituzioni militari, industriali e accademiche, tutte macchiate dalla sofferenza di bambini, donne, anziani e di coloro che sono condannati come sacrificabili.

Ma la solidarietà diventa una forza radicale solo quando la convinzione morale assume la forma di una lotta organizzata. Le proteste guidate dagli studenti in India hanno dimostrato come la cultura possa diventare sia un’arma pedagogica sia un veicolo di resistenza collettiva. Dopo che il presidente della Corte Suprema indiana Surya Kant ha definito con disprezzo i giovani disoccupati «scarafaggi», Abhijeet Dipke ha risposto con una sfida provocatoria su Instagram: «E se tutti gli scarafaggi si unissero?» La domanda si è diffusa rapidamente, trasformando un insulto inteso a umiliare in un grido di sfida. Di fronte al governo Modi, corrotto e sempre più autoritario, studenti, giovani disoccupati e i loro sostenitori hanno utilizzato meme, satira e Reels di Instagram per smascherare la corruzione, sfatare il mito del potere e mobilitare proteste di massa. Nonostante i gas lacrimogeni, la violenza della polizia e gli arresti, si sono rifiutati di abbandonare le strade. La loro resistenza ha rivelato che il dominio non si basa solo sulla forza. Dipende anche dalle immagini, dalle narrazioni e da un senso comune costruito ad arte che insegna alle persone cosa temere, accettare e a chi obbedire. Rivoltando la cultura contro il potere, i manifestanti sono entrati proprio in quel terreno in cui si formano le identità, la rabbia trova un linguaggio e la sofferenza privata si trasforma in indignazione pubblica e azione collettiva.

Il Cockroach Janta Party, guidato dai giovani, ha trasformato questa sfida in un movimento in rapida espansione. Con oltre 20 milioni di follower su Instagram, ha costruito una sfera pubblica alternativa al di là della macchina propagandistica del governo. I giovani hanno trasformato il ridicolo digitale in solidarietà politica e l’hanno portato dallo schermo alle strade.

Le immagini della repressione poliziesca hanno amplificato l’indignazione pubblica, mentre il crescente potere del movimento ha costretto alle dimissioni il ministro dell’istruzione indiano e ha inserito la riforma dell’istruzione e la responsabilità pubblica nell’agenda nazionale. Come osserva Arundhati Roy, «gli studenti manifestanti che hanno invaso Delhi ci stanno mostrando un futuro diverso per l’India».

Ciò che era iniziato come un insulto è diventato un simbolo. Ciò che era iniziato come un meme è diventato un movimento. Ciò che è iniziato online è diventato una forza concreta in grado di costringere un governo autoritario a fare marcia indietro. È stato più di un nuovo stile di protesta. È stata una ristrutturazione della politica dal basso, che ha fatto proprio le tecnologie culturali del dominio e le ha rivolte contro i sistemi di potere che generano censura e espropriazione. Ha dimostrato che la cultura non è un ornamento della politica; è uno degli ambiti decisivi in cui il potere viene sfidato, si crea solidarietà e nasce l’azione collettiva.

La lezione va ben oltre l’India. Non deve sfuggire ai giovani negli Stati Uniti o altrove, soprattutto ora che l’assalto genocida a Gaza è accompagnato da una campagna sempre più intensa di violenza da parte dello Stato e dei coloni nella Cisgiordania occupata. La catastrofe in Palestina non si limita a Gaza. Fa parte di un più ampio progetto coloniale di espropriazione, sfollamento forzato, furto di territori e distruzione della vita palestinese, una logica di dominio sempre più visibile in tutto il mondo. È anche un monito su ciò che attende il resto del mondo, mentre gli Stati fascisti emergenti rispondono alla crisi economica con paranoia razzista, militarismo e fantasie di purificazione. Questa violenza va oltre la semplice repressione del dissenso. Una forma mafiosa di capitalismo neoliberista si sta fondendo con la violenza coloniale e il governo autoritario, producendo un ordine criminogeno in cui la legge è al servizio del potere, la crudeltà diventa politica e intere popolazioni sono abbandonate alle ferite, all’esilio e alla morte. Azeezah Kanji ha ragione a insistere:

Si parla spesso dell’«eccezione palestinese»: l’estrema repressione del discorso e dell’attivismo palestinese e di solidarietà con la Palestina. Dovremmo parlare anche dell’«esempio palestinese»: intendere la Palestina non semplicemente come un’eccezione, ma come un emblema della condizione coloniale moderna.

L’assalto al villaggio di Tell, a sud-ovest di Nablus, conferisce un significato concreto a questo «esempio palestinese»: il potere coloniale che opera attraverso le forze congiunte dell’esercito, dello Stato e dei coloni armati per espropriare un popolo e distruggere le condizioni necessarie alla vita collettiva. A seguito di uno scontro mortale che ha coinvolto palestinesi, coloni armati e forze israeliane, il governo israeliano ha imposto una punizione collettiva. Quattro palestinesi sono stati uccisi, decine sono stati arrestati, le case sono state perquisite e le operazioni militari si sono estese alle comunità vicine. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato una campagna militare più ampia, mentre i membri del suo governo di estrema destra hanno chiesto un’ulteriore espansione degli insediamenti e lo sgombero dei villaggi palestinesi. La relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha descritto gli attacchi congiunti dell’esercito e dei coloni come pogrom contro civili indifesi.

Quello di Tell non è un caso isolato. Da ottobre 2023, le forze israeliane e i coloni hanno ucciso più di 1.000 palestinesi nella Cisgiordania occupata, tra cui circa 200 bambini. Migliaia di persone sono rimaste ferite e più di 10.000 sono state sfollate a causa delle operazioni militari, delle demolizioni, degli attacchi dei coloni e delle restrizioni all’accesso alle loro terre. Intere comunità beduine e rurali sono state cacciate dalle loro case, mentre la costruzione di insediamenti e l’appropriazione del territorio palestinese sono proseguite a un ritmo senza precedenti. La violenza delle folle armate di coloni non può essere separata dal governo che li protegge, li arma e li sostiene politicamente. Né può essere separata dai crescenti attacchi militari di Israele in tutta la regione, compreso il Libano. Non si tratta di esplosioni di violenza isolate, ma di espressioni di una più ampia politica di espansione coloniale, punizione collettiva e guerra permanente.

Ciò che si sta verificando a Gaza e in Cisgiordania è un crimine contro l’umanità reso possibile dalle armi, dalla protezione diplomatica, dall’indifferenza dei media e dalla vergognosa complicità di potenti governi occidentali, in particolare degli Stati Uniti. Le università investono e collaborano con le istituzioni che sostengono la macchina da guerra. I media corporativi trasformano la sofferenza di massa in rumore di fondo.

I leader politici svuotano di ogni significato il linguaggio dei diritti umani applicandolo in modo selettivo. In queste condizioni, il silenzio non è neutralità. È una forma di collaborazione, e la normalizzazione del genocidio diventa una prova generale per ulteriori crimini.

I giovani indiani hanno dimostrato cosa diventa possibile quando una generazione rifiuta il futuro che le viene imposto.Non sono soli. La resistenza che sta emergendo tra i giovani di tutto il mondo offre un linguaggio per affrontare questo regime globale di violenza. Sebbene scatenate da rivendicazioni specifiche, queste rivolte affondano le radici nella crescente disuguaglianza, nella disoccupazione, nell’insicurezza economica, nella corruzione, nella censura e nello spudorato nepotismo delle élite politiche.

Ciò che spesso sfugge alla stampa mainstream è che i giovani manifestanti si stanno ribellando contro una forma globale di capitalismo mafioso che ha negato loro un posto significativo nel presente e li ha privati di un futuro. Commentando la rivolta dei «Cockroach», Vijay Prashad individua le forze economiche più profonde che alimentano questa rivolta:

I giovani manifestanti non si ribellano perché hanno una capacità di attenzione più breve o una particolare avversione culturale verso l’autorità. Si ribellano perché il capitalismo non riesce a integrarli in una vita economica dignitosa. È stato loro detto di studiare, conseguire lauree, acquisire nuove competenze, rimanere competitivi e diventare «imprenditori». Le loro famiglie hanno contratto prestiti, venduto terreni, rinviato cure mediche e ridotto i consumi domestici per pagare l’istruzione e i corsi di preparazione. Alla fine di questo percorso estenuante, molti scoprono che il lavoro promesso non esiste. Altri trovano solo contratti a tempo determinato, tirocini non retribuiti, lavoro su piattaforme online o impieghi con salari che non hanno alcuna relazione con le loro qualifiche.

Questa crisi non è limitata all’India. In Bangladesh, le proteste studentesche hanno posto fine al governo quindicennale di Sheikh Hasina. In Nepal, la resistenza alla corruzione e alla censura digitale ha costretto il primo ministro a dimettersi. In Madagascar, le proteste iniziate a causa delle interruzioni di acqua ed elettricità si sono trasformate in richieste di «una revisione completa del sistema politico» e hanno costretto il presidente Andry Rajoelina a lasciare il Paese. In Kenya, un movimento giovanile decentralizzato ha costretto il governo a ritirare una legge finanziaria punitiva e continua a sfidare il potere dello Stato e a plasmare la politica del Paese.

In gran parte privi di leader e collegati digitalmente, questi movimenti hanno trasformato i social media in una contro-sfera pubblica e hanno tradotto le reti online in potere politico nelle strade. Diversi per storia, rivendicazioni e risultati, condividono una lezione fondamentale: quando i giovani rifiutano il silenzio, si organizzano al di là delle differenze e uniscono il loro coraggio a un’indignazione pubblica più ampia, i governi possono essere costretti a fare marcia indietro e strutture di potere apparentemente inamovibili possono cominciare a incrinarsi.

La sfida ora è trasformare queste rivolte sparse in una lotta comune. I giovani di tutto il mondo devono trasformare queste lezioni in un movimento internazionale capace di portare milioni di persone in piazza e di mettere fuori gioco le istituzioni che rendono possibile la violenza di massa. Devono organizzare manifestazioni pacifiche oltre i confini, costruire alleanze tra studenti e lavoratori, occupare spazi pubblici, radicalizzare l’immaginario sociale e smascherare i sistemi di propaganda che lo sostengono. Devono esigere la fine immediata del massacro, un embargo sulle armi, sanzioni internazionali, nonché libertà e giustizia per il popolo palestinese. L’indignazione morale deve trasformarsi in potere organizzato.

A un movimento del genere devono unirsi educatori, artisti, operatori culturali, sindacalisti, giornalisti, comunità religiose e intellettuali pubblici. La resistenza non può rimanere frammentata dai confini nazionali né confinata a campus e città isolate. Le manifestazioni devono diventare globali, coordinate, durature e impossibili da ignorare per i governi. Boicottaggi, campagne di disinvestimento, azioni sindacali, seminari di sensibilizzazione e disobbedienza civile di massa devono convergere in un ampio fronte democratico in grado di imporre un costo politico alla complicità. Le istituzioni capitalistiche e nazionaliste reazionarie che sostengono l’oppressione devono essere contrastate ovunque operino: nei ministeri governativi, nelle grandi aziende, nelle università, nei sistemi mediatici, nelle reti finanziarie e nell’industria degli armamenti.

Il movimento giovanile indiano offre quindi una lezione che è al tempo stesso culturale e politica. Immagini, algoritmi, piattaforme digitali e spettacoli politici sono espressioni di potere, ma possono anche essere sfruttati come strumenti di resistenza. La critica culturale deve andare oltre la semplice denuncia di come viene fabbricato il consenso e organizzato il desiderio. Il regno della cultura può essere riconquistato dal basso e trasformato in una pedagogia pubblica di resistenza, coraggio collettivo e possibilità democratica radicale.

Ma la resistenza digitale raggiunge i propri limiti se non scende in piazza, non costruisce organizzazioni durature, non si unisce ai lavoratori e alle comunità e non converte la visibilità in potere politico duraturo.

Il potere dei giovani non risiede solo nella loro giovinezza, ma nella loro capacità di risvegliare il resto della società dalla paralisi del cinismo, della paura e dell’impotenza indotta. Possono smascherare la menzogna secondo cui nulla può cambiare, collegare le lotte che il potere cerca di tenere separate e dare alla solidarietà globale una forma organizzata e concreta. Eppure la ribellione giovanile non può essere sostenuta solo dalla slata di energia collettiva e dalla portata esplosiva della cultura digitale. Come giustamente avverte Vijay Prashad, «la spontaneità e la portata digitale da sole non possono superare un potere radicato». Se il movimento Cockroach vuole diventare una forza politica duratura, deve collegare la riforma degli esami a quelle che Prashad definisce «lotte più ampie per l’occupazione, l’istruzione pubblica, i diritti dei lavoratori e la ridistribuzione economica». La domanda, quindi, non è più se i giovani possiedano il potere di innescare il cambiamento, ma se persone di tutte le generazioni si uniranno a loro nella costruzione di un movimento in grado di sostenerlo.

Il peso della resistenza non ricade esclusivamente sui giovani. I loro movimenti forniscono una mappa, non un alibi per l’inazione degli altri. Hanno rivelato il linguaggio, l’immaginazione, il coraggio e le forme di lotta richieste a chiunque rifiuti un futuro organizzato attorno al genocidio, al colonialismo e alla guerra permanente. Gaza viene distrutta. La Cisgiordania viene svuotata villaggio dopo villaggio. La politica della violenza genocida si sta diffondendo in tutto il mondo. Il tempo dei gesti isolati e dell’indignazione di facciata è finito. Ciò che serve ora è una rivolta mondiale della coscienza che si trasformi in una resistenza di massa disciplinata, sostenuta e non violenta. I giovani di tutto il mondo devono unirsi ai lavoratori, agli educatori, agli artisti e a tutti coloro che rifiutano un mondo governato dalla crudeltà, dall’espropriazione e dalla guerra. Devono organizzarsi per mettere fuori gioco le istituzioni che alimentano la macchina da guerra, rendendo impossibile la complicità e inevitabile la solidarietà. La posta in gioco è se il futuro apparterrà ai mercanti di morte o a coloro che hanno il coraggio di fermarli. La neutralità non è più un’opzione. La resistenza è un imperativo.

*Titolare della cattedra McMaster Scholarship in the Public Interest in the English and Cultural Studies Department e the Paulo Freire Distinguished Scholar in Critical Pedagogy

L’estrema destra alla conquista dell’Europa: dal potere nazionale a quello internazionale trumpista

Di Eric Toussaint* – Sin Permiso

L’estrema destra non è più una forza politica marginale in Europa. È al governo in diversi paesi, domina la vita politica in altri e ora influenza le principali decisioni dell’Unione Europea. E, cosa ancora più preoccupante, i partiti conservatori tradizionali stanno progressivamente abbandonando il «cordone sanitario» che li separava dall’estrema destra e stanno formando con essa maggioranze parlamentari sempre più frequenti.

Questa evoluzione non è solo la conseguenza di un avanzamento elettorale. Riflette un cambiamento più profondo: l’estrema destra europea sta conquistando una vera e propria legittimità istituzionale, integrandosi al contempo in un movimento politico internazionale il cui principale punto di riferimento è oggi Donald Trump. Dagli incontri della Conferenza sull’Azione Politica Conservatrice (CPAC) alle reti promosse da Vox dalla Spagna, si sta costruendo uno spazio transatlantico attraverso il quale circolano idee, strategie, finanziamenti e campagne politiche.

L’Europa entra così in una nuova fase in cui il confine tra destra conservatrice ed estrema destra diventa ogni giorno più sfumato. Questo articolo analizza le diverse dimensioni di questa evoluzione.

L’ascesa dell’estrema destra in Europa e la sua partecipazione al potere

L’estrema destra ha registrato una forte avanzata elettorale in Europa negli ultimi 15 anni. Salvo rare eccezioni, tutti i partiti di estrema destra o neofascisti europei esprimono la propria simpatia per le posizioni di Trump. Molti dei loro leader vogliono mostrarsi al fianco di Trump e ne adottano lo stile comunicativo.

Per quanto riguarda l’Europa, la nuova strategia di sicurezza nazionale di Trump afferma: «Vogliamo sostenere i nostri alleati nella salvaguardia della libertà e della sicurezza dell’Europa, ripristinando al contempo la fiducia civilizzatrice dell’Europa e la sua identità occidentale». » Il documento aggiunge inoltre: «Gli Stati Uniti incoraggiano i propri alleati politici in Europa a promuovere questo rinnovamento e la crescente influenza dei partiti patriottici europei è, di fatto, motivo di grande ottimismo». Trump e il suo entourage si mostrano così favorevoli all’ascesa elettorale dell’estrema destra in Europa per tentare di ristrutturare l’ordine politico europeo e promuovere un blocco internazionale neofascista articolato attorno al trumpismo e agli interessi delle grandi imprese private statunitensi.

I partiti di destra radicale o di estrema destra fanno parte del governo in diversi paesi europei, in particolare in Italia, Finlandia, Croazia, Slovacchia e Repubblica Ceca. In Svezia, i Democratici di Svezia (Sverigedemokraterna) non partecipano formalmente al governo di minoranza, ma gli garantiscono il proprio sostegno parlamentare. In Belgio, l’N-VA, partito nazionalista fiammingo di estrema destra (membro del gruppo ECR di G. Meloni al Parlamento europeo), guida il governo federale con Bart De Wever come primo ministro.

L’estrema destra è diventata la prima forza politica in diversi paesi europei. In Italia, Fratelli d’Italia, di Giorgia Meloni, domina la scena politica dalle elezioni del 2022. In Francia, il Rassemblement National di Marine Le Pen è diventato la prima forza elettorale ed è alle porte del potere. In Austria, l’FPÖ (Partito della Libertà) è risultato in testa alle elezioni legislative del 2024. Nelle Fiandre (Belgio), il Vlaams Belang, partito di estrema destra, si è classificato al primo posto alle elezioni europee del giugno 2024, davanti alla N-VA, partito nazionalista fiammingo di estrema destra. Nei Paesi Bassi, il PVV (Partij voor de Vrijheid – Partito per la Libertà) di Geert Wilders si è classificato al secondo posto, dietro al D66, nelle elezioni del 2025. In Ungheria, il Fidesz —Unione Civica Ungherese— di Viktor Orbán, sconfitto nelle elezioni del 2026, rimane la seconda forza politica del Paese. In Germania, l’Alternative für Deutschland (AfD), con il 20,8% dei voti alle elezioni federali del 23 febbraio 2025, è diventata la seconda forza politica del Paese.

Dopo le elezioni del giugno 2024, la presidenza della Commissione europea (la conservatrice tedesca Ursula von der Leyen) ha raggiunto un accordo con il gruppo parlamentare di estrema destra guidato dall’italiana Giorgia Meloni, che ha permesso a tale gruppo di ottenere un posto di vicepresidente esecutivo della Commissione europea[1], nonché tre presidenze di commissioni [2]. Ciò è importante perché le tre commissioni presiedute da membri del gruppo parlamentare europeo di Meloni sono quelle dell’Agricoltura, del Bilancio e delle Petizioni. La commissione PETI, presieduta dall’ultraconservatore polacco Bogdan Rzońca, ha il compito di esaminare le petizioni presentate da cittadini e residenti dell’Unione Europea[3]. In pratica, può dichiarare una petizione ammissibile o inammissibile. Il fatto che la presidenza di tre commissioni spetti a un rappresentante dell’estrema destra rafforza l’influenza istituzionale e la credibilità di questa corrente.

Nel Parlamento europeo, nel luglio 2026, i tre gruppi parlamentari di estrema destra contano complessivamente 196 deputati e deputate: l’ECR, il gruppo che ruota attorno a Meloni nel PE, conta 84 eurodeputati[4]; il gruppo «Patrioti per l’Europa», di Marine Le Pen e Viktor Orbán, ne ha 85[5]; e il gruppo « Europa delle Nazioni Sovrane», formato attorno all’AfD tedesca, ne conta 27[6]. Se questi tre gruppi si unissero, l’estrema destra occuperebbe il primo posto nel Parlamento europeo con 196 eurodeputati, ovvero 12 in più rispetto al gruppo più numeroso del Parlamento, quello conservatore — sempre più a destra — del Partito Popolare Europeo, che ne conta 184. Il gruppo parlamentare dei partiti socialdemocratici e socialisti conta 135 eurodeputati. Il gruppo RENEW, che comprende, tra gli altri, il partito di Emmanuel Macron, conta solo 78 eurodeputati, avendo perso una ventina di seggi nel 2024 rispetto alle elezioni del 2019, principalmente a favore dell’estrema destra. Il gruppo europeo dei Verdi conta 53 eurodeputati dopo aver perso 17 seggi nel 2024 rispetto al 2019. Segue il gruppo di sinistra del Parlamento europeo, The Left, con 45 eurodeputati (il che rappresenta un progresso rispetto ai 37 eurodeputati eletti nel 2019).

La maggioranza alternativa di destra e di estrema destra perseguita da Ursula von der Leyen e dal PPE

La storica alleanza denominata «Von der Leyen» (PPE, socialisti S&D e centristi di Renew Europe) mantiene un vantaggio di poco più di 30 seggi al di sopra della soglia della maggioranza assoluta, spesso rafforzata dai voti dei Verdi. Tuttavia, per portare avanti politiche sempre più di estrema destra, la presidenza dell’UE non esita a cercare il sostegno dei tre gruppi parlamentari di estrema destra quando si rende conto che i deputati e le deputate socialisti, ecologisti o centristi le volteranno le spalle. È così che è emersa una maggioranza alternativa di destra. Per aggirare la sinistra, il PPE ricorre sempre più spesso a una «maggioranza di destra» (che unisce il PPE ai gruppi sovranisti e di estrema destra: ECR, Patrioti per l’Europa ed ESN)[7]. Questo blocco di circa 390 seggi gli consente di approvare testi sempre più disumani sul controllo delle frontiere, l’aumento dei bilanci della difesa, la deregolamentazione industriale e l’abbandono degli impegni a tutela dell’ambiente.

La votazione del Parlamento europeo del marzo 2026 che ha approvato il rafforzamento della disumana politica migratoria dell’UE

Un esempio perfetto e storico di questo cambiamento si è concretizzato durante la votazione su un nuovo regolamento in materia di «rimpatri» (politica migratoria) il 26 marzo 2026[8]. Quel giorno, il tradizionale cordone sanitario è andato in frantumi a favore di un’alleanza di destra senza precedenti. Il Parlamento europeo doveva pronunciarsi sulla riforma del sistema comune di espulsione dei cittadini di paesi terzi in situazione irregolare. Promosso dal relatore di destra François-Xavier Bellamy (PPE / Francia), il progetto proponeva un drastico inasprimento delle norme in materia di espulsione.

Il testo approvato prevede, in particolare: l’estensione della durata della detenzione amministrativa dei migranti, che potrà protrarsi fino a 24 mesi; l’eventuale trasferimento delle persone espulse verso territori al di fuori dell’UE («centri di rimpatrio») sulla base di accordi con paesi terzi; che una decisione di espulsione adottata da uno Stato membro (ad esempio, la Francia o il Belgio) debba essere riconosciuta e applicata automaticamente da un altro (ad esempio, la Spagna) o la limitazione degli effetti sospensivi dei ricorsi, il che significa che un migrante potrebbe essere espulso anche prima che il suo ricorso sia stato esaminato nella sua interezza.

La sinistra (S&D), gli ecologisti e una parte significativa dei centristi (Renew Europe) hanno cercato di bloccare il testo, ritenendolo incompatibile con i diritti fondamentali. In circostanze normali, questa opposizione da parte dei tradizionali alleati del PPE sarebbe bastata a far respingere il testo. Per ottenere l’approvazione della propria riforma, il PPE ha compiuto una virata completa verso destra. Il gruppo del PPE (destra) ha ottenuto il sostegno del gruppo guidato da Giorgia Meloni (I Conservatori e Riformisti Europei —CRE— ECR in inglese), del gruppo dei Patrioti per l’Europa (presieduto da Jordan Bardella) e del gruppo «Europa delle Nazioni Sovrane» (guidato dal partito neofascista AfD). Il blocco della sinistra e del centro è fallito. Il testo è stato approvato a larga maggioranza (389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni) grazie all’unione di voti che vanno dal centro-destra all’estrema destra. Questo voto conferma che il Parlamento europeo opera ormai con una geometria variabile senza complessi. Il PPE non esita più ad allearsi strutturalmente con l’estrema destra per eliminare gli ostacoli legislativi su questioni di competenza statale (immigrazione o sicurezza) e congelare le norme ambientali.

I principali punti di incontro tra i trumpisti e l’estrema destra neofascista europea e latinoamericana

Ad eccezione della questione della Groenlandia[9] e del modo in cui Trump conduce la guerra contro l’Iran, i partiti europei di estrema destra condividono profondamente l’orientamento neofascista e imperialista di Donald Trump e di altri leader di estrema destra in diverse parti del mondo, in particolare il governo di Netanyahu in Israele, il governo di Javier Milei in Argentina, il nuovo presidente pinochetista José Antonio Kast in Cile, il nuovo presidente colombiano di estrema destra Abelardo de la Espriella, soprannominato «el Tigre», il presidente neofascista di El Salvador, Nayib Bukele, e l’ex presidente del Brasile, Jair Bolsonaro.

Al di là del sostegno ideologico e delle dichiarazioni pubbliche, l’estrema destra europea è ormai integrata in spazi transnazionali di coordinamento politico direttamente collegati al trumpismo. Il principale punto d’incontro è la Conservative Political Action Conference (CPAC) (Conferenza politica d’azione conservatrice), un grande appuntamento annuale dell’estrema destra statunitense che si è progressivamente internazionalizzato. Dall’inizio degli anni 2020, leader e dirigenti dell’AfD, Vox, il Rassemblement National, Fidesz, Fratelli d’Italia, Chega, il Vlaams Belang o persino l’AUR rumena vi partecipano regolarmente insieme a Donald Trump, ai suoi collaboratori (Steve Bannon, J.D. Vance, Mike Flynn) e ai leader latinoamericani di estrema destra. La CPAC funge da piattaforma ideologica globale in cui vengono diffusi e armonizzati i temi centrali del trumpismo: la guerra di civiltà, il rifiuto del multilateralismo, l’ostilità verso l’UE, l’ossessione per l’immigrazione, gli attacchi ai diritti delle donne e delle minoranze, lo scetticismo sul cambiamento climatico e la criminalizzazione della sinistra e dei movimenti sociali.

Questa internazionalizzazione si è ulteriormente rafforzata con la partecipazione attiva di Javier Milei, Jair Bolsonaro e suo figlio Flavio, nonché di José Antonio Kast. Trump presenta sistematicamente queste figure latinoamericane come modelli di «resistenza al socialismo» e di restaurazione dell’ordine autoritario. Gli incontri della CPAC organizzati al di fuori degli Stati Uniti (Brasile, Messico, Argentina e Ungheria) confermano l’esistenza di un asse transatlantico e transcontinentale che unisce Washington ad alcune capitali europee e all’America Latina reazionaria. Non si tratta solo di scambi simbolici: questi spazi consentono la circolazione di finanziamenti, strategie elettorali, tecniche di comunicazione digitale e metodi di polarizzazione sociale ispirati al movimento MAGA.

Parallelamente alla CPAC, il partito Vox in Spagna svolge un ruolo centrale nella strutturazione di questa rete internazionale, in particolare attraverso il Foro di Madrid, avviato nel 2020. Presentato come un’alternativa «patriottica» ai forum progressisti internazionali, il Foro di Madrid riunisce partiti e leader di estrema destra europei e latinoamericani, tra cui Milei, Bolsonaro e Kast, nonché rappresentanti del RN, di Chega, di Fratelli d’Italia o di partiti dell’Europa centrale. Il Foro di Madrid e le iniziative di Vox fungono da anello di congiunzione tra il trumpismo, l’estrema destra europea e le destre radicali latinoamericane, articolando un discorso esplicitamente contrario alla sinistra, ai femminismi, all’ecologismo, ai diritti umani e a qualsiasi forma di sovranità popolare che non sia autoritaria. Sebbene si tratti di una giustapposizione di forze nazionali, l’estrema destra si presenta come un blocco ideologico internazionale coerente, il cui principale polo politico, mediatico e simbolico è oggi Donald Trump.

Conclusione

L’avanzata dell’estrema destra in Europa non costituisce né un incidente elettorale né una parentesi politica. È diventata una delle principali manifestazioni della profonda crisi che stanno attraversando le società europee. Di fronte alla crisi economica, sociale, ecologica, geopolitica e democratica, una parte sempre più ampia delle classi dirigenti e delle forze conservatrici non considera più l’estrema destra come un pericolo da contenere, ma come un partner politico legittimo. Il progressivo abbandono del «cordone sanitario», le alleanze sempre più frequenti tra il Partito Popolare Europeo e i gruppi di estrema destra al Parlamento europeo, nonché l’accesso di questi ultimi a cariche istituzionali, evidenziano una trasformazione duratura del panorama politico europeo.

Allo stesso tempo, queste forze fanno parte di una vera e propria internazionale reazionaria il cui principale polo politico e ideologico è oggi Donald Trump. Attorno a lui si sta costruendo una rete transatlantica che collega governi, partiti, fondazioni, mezzi di comunicazione, gruppi di pressione e grandi patrimoni, i quali si scambiano analisi, strategie, finanziamenti e tecniche di comunicazione al fine di accelerare la loro conquista del potere.

Tuttavia, sarebbe un errore credere che questa evoluzione sia inevitabile. La storia dimostra che le offensive autoritarie possono finire per fallire quando i movimenti sociali, le organizzazioni sindacali, le forze femministe, ambientaliste, antirazziste e antifasciste, così come le forze politiche di sinistra, riescono a costruire mobilitazioni convergenti e alternative credibili. Di fronte a un’estrema destra organizzata su scala internazionale, anche le dinamiche di resistenza dovranno intensificare la propria capacità di azione, di solidarietà e di coordinamento oltre i confini. Pertanto, la questione non è più se l’estrema destra sia alle porte del potere in Europa: in una parte del continente governa già e in altre influenza profondamente le politiche pubbliche. La vera sfida è capire se le forze impegnate a favore della democrazia, dei diritti sociali, dell’uguaglianza, della pace e della giustizia climatica sapranno, a loro volta, costruire un progetto sufficientemente ambizioso da invertire questa tendenza.

Appendice: Elenco non esaustivo dei partiti di estrema destra o neofascisti in 13 paesi dell’Unione Europea

Di seguito viene presentato un elenco non esaustivo dei partiti di estrema destra o neofascisti dell’Unione Europea che godono del sostegno dell’amministrazione Trump e che esprimono la loro affinità con essa, nonostante abbiano preso le distanze dalle pretese di Trump sulla Groenlandia e dalla guerra contro l’Iran iniziata alla fine di febbraio del 2026.

1-Alternative für Deutschland, AfD (Germania). Ha ottenuto il 20,8% dei voti alle elezioni federali del 23 febbraio 2025. È la seconda forza politica per voti e seggi (dietro alla CDU/CSU, che guida il PPE). L’AfD ha moltiplicato i propri contatti e le visite negli Stati Uniti. Come indicato in precedenza, ha ricevuto il sostegno diretto di Elon Musk quando era consigliere di Trump, e di J. D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti durante la campagna elettorale di gennaio-febbraio 2025. Al Parlamento europeo guida uno dei tre gruppi di estrema destra, denominato «Europa delle Nazioni Sovrane», e conta 27 eurodeputati (di cui 15 appartenenti all’AfD). Rappresentanti e figure di spicco dell’AfD, tra cui Christine Anderson (ex eurodeputata) e altri membri della dirigenza, hanno partecipato alla Conferenza d’Azione Politica Conservatrice (Conservative Political Action Conference o CPAC) negli Stati Uniti insieme a Trump e a una parte significativa dell’estrema destra europea e latinoamericana, in particolare nelle edizioni del 2023 e del 2024.

2-Rassemblement National, RN (Francia). Il gruppo RN e i suoi alleati contano 122 deputati all’Assemblea Nazionale dalle elezioni legislative del giugno 2024, avendo ottenuto il 33% al primo turno delle elezioni parlamentari del 2024. È importante precisare quanto sopra, sottolineando che al secondo turno i partiti di sinistra — uniti per le elezioni legislative di giugno-luglio 2024 sotto la bandiera del Nuovo Fronte Popolare (La France Insoumise, il Partito Socialista, gli Ecologisti e il Partito Comunista Francese)— hanno ottenuto circa 180 deputati (oltre 190 se si sommano altri carichi elettivi vicini al NFP), posizionandosi in testa davanti allo schieramento presidenziale (circa 160 seggi) e al Raggruppamento Nazionale e ai suoi alleati (circa 143 seggi). Questa alleanza di sinistra, denominata Nuovo Fronte Popolare, rappresentava la prima forza politica ed Emmanuel Macron avrebbe dovuto trarne le dovute conclusioni nominando la candidata del NFP alla carica di primo ministro. Tuttavia, ha calpestato questo principio democratico, ha respinto la candidatura legittimamente proposta dal NFP e ha nominato primo ministro Michel Barnier, membro storico del partito I Repubblicani (LR), che aveva ottenuto solo 39 deputati. Da giugno 2024 il NFP si è purtroppo disgregato e il RN, con i suoi 122 parlamentari, è il partito più forte in termini di seggi all’Assemblea Nazionale. Secondo il sito web dell’Assemblea Nazionale, La France Insoumise (LFI) conta 71 parlamentari, i socialisti e affini 68, gli ecologisti e i loro alleati 38 e il PC e i suoi alleati 17, per un totale di 194 parlamentari[10] . In vista delle elezioni presidenziali del 2027, Marine Le Pen, candidata del Rassemblement National, potrebbe vincere le elezioni, anche se nulla è deciso in anticipo e Jean-Luc Mélenchon, candidato di La France Insoumise, potrebbe riservare una sorpresa. Jordan Bardella, presidente del RN, si è congratulato con Trump dopo la pubblicazione della NSS 2025 nel dicembre 2025, ma il 20 gennaio 2026 ha preso le distanze da lui riguardo alla Groenlandia.[11] Jordan Bardella presiede anche i Patrioti per l’Europa, il principale gruppo di estrema destra e neofascista del Parlamento europeo, che conta 85 eurodeputati, di cui 30 appartenenti al RN. Il RN, pur mantenendo stretti rapporti con Donald Trump, ha preso le distanze da lui in merito alla guerra contro l’Iran scoppiata nel febbraio 2026. Marine Le Pen ha criticato gli obiettivi dell’intervento statunitense, che considera poco chiari, e ha definito errata la strategia di Donald Trump. Questa posizione illustra la crescente tensione tra l’allineamento del RN con Trump e la sua volontà di difendere una politica estera sovranista.

3-Fidesz (Ungheria). Dopo aver dominato la vita politica ungherese per sedici anni, il Fidesz-Unione Civica Ungherese di Viktor Orbán è stato sconfitto alle elezioni legislative dell’aprile 2026 dal partito TISZA di Péter Magyar (che aveva rotto con Orbán nel 2024). Ciononostante, il Fidesz rimane la seconda forza politica del Paese e continua a essere uno dei principali partiti dell’estrema destra europea. Sotto il governo di Orbán (2010-2026) l’Ungheria si è caratterizzata per una politica di rifiuto dell’immigrazione, la messa in discussione di numerosi diritti delle persone LGBT+, la concentrazione del potere esecutivo, gli attacchi all’indipendenza della magistratura e dei media, nonché da ripetuti conflitti con le istituzioni dell’Unione Europea in materia di Stato di diritto. Viktor Orbán è diventato anche un alleato politico e ideologico di Donald Trump e uno dei principali leader europei favorevoli a un avvicinamento a Vladimir Putin. È stato uno dei fondatori del gruppo «Patrioti per l’Europa», presieduto al Parlamento europeo da Jordan Bardella. Il Fidesz conta attualmente undici eurodeputati. La sconfitta elettorale di Orbán nel 2026 non mette in discussione la sua influenza sull’estrema destra europea. Il Fidesz rimane uno dei principali partiti del gruppo «Patrioti per l’Europa» al Parlamento europeo, che costituisce ora una delle principali forze della destra radicale all’interno dell’Unione europea. Va inoltre ricordato che fino a marzo 2021 il Fidesz faceva parte del Partito Popolare Europeo (PPE).

4-Vox (Spagna). Si attesta tra il 10 e il 12% dei voti. Conta 33 deputati e deputate nel Parlamento spagnolo e 6 nel Parlamento europeo. Vox ha espresso chiaramente la propria ammirazione per lo stile politico di Trump e moltiplica gli incontri con gli inviati di Trump in Europa e in America Latina. Nel 2024 Vox ha abbandonato il gruppo ECR di Meloni per unirsi al gruppo «Patrioti per l’Europa» presieduto da Bardella, in segno di radicalizzazione verso posizioni ancora più neofasciste. Nel gennaio 2026 Vox ha sostenuto con entusiasmo l’aggressione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela. Ad oggi mantiene il silenzio su Trump e la Groenlandia e non prende le distanze da Washington nella sua guerra contro l’Iran.

5-Fratelli d’Italia, FdI (Italia). È il partito di maggioranza della coalizione di governo (ha ottenuto il 26% dei voti alle elezioni del 2022 e il 29% alle europee del 2024). Giorgia Meloni ha intrattenuto contatti pubblici con Trump (visita a Mar-a-Lago e partecipazione alla cerimonia di insediamento presidenziale nel gennaio 2025). Il partito di Meloni guida il gruppo ECR al Parlamento europeo, che conta 84 eurodeputati, 24 dei quali appartengono al suo partito. In seguito al rifiuto dell’Italia di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi militari situate sul proprio territorio nella guerra contro l’Iran, Trump ha lanciato critiche contro Meloni. Questo episodio illustra le tensioni tra la vicinanza ideologica di Meloni al trumpismo e la sua volontà di difendere gli interessi strategici italiani ed europei.

6-La Lega (Italia). Guidata da Matteo Salvini, fa parte del governo italiano presieduto da Giorgia Meloni. Matteo Salvini è vicepresidente del Consiglio dei ministri. La Lega fa parte del gruppo «Patrioti per l’Europa», al quale apporta otto eurodeputati. Storicamente, Matteo Salvini è uno dei leader europei più vicini a Donald Trump, specialmente in materia di immigrazione, nella critica all’Unione Europea e nel rifiuto del multilateralismo liberale.

7 -Legge e Giustizia, PiS (Polonia). Si tratta di un grande partito di governo, ultraconservatore, ultranazionalista e patriarcale. Attualmente all’opposizione, condivide punti in comune con la retorica nazionalista e ha spesso elogiato alcune posizioni dell’amministrazione Trump in materia di sovranità e sicurezza. È l’unico tra tutti i partiti di questa lista a mostrare riserve riguardo alla politica di Trump nei confronti della Russia, che considera troppo conciliante. Il PiS è il secondo partito più importante del gruppo ECR guidato da Meloni e conta 20 eurodeputati.

8-Il Partito della Libertà, FPÖ (Austria). Ha ottenuto un risultato storico alle elezioni legislative austriache del settembre 2024 con il 28,8% dei voti, diventando la prima forza politica del Paese. I suoi leader inviano regolarmente segnali di sostegno a Donald Trump dal 2016 e adottano le stesse posizioni in materia di immigrazione. L’FPÖ apporta sei eurodeputati al gruppo «Patrioti per l’Europa», presieduto da Jordan Bardella e al quale anche Viktor Orbán offre il proprio sostegno politico.

9-Vlaams Belang (Interesse Fiammingo) Belgio (Fiandre). Alle elezioni europee del giugno 2024, il VB neofascista si è classificato al primo posto, appena davanti alla N-VA di estrema destra del primo ministro Bart de Wever. Il Vlaams Belang fa parte di «Patriots for Europe», il gruppo di Jordan Bardella e Viktor Orbán. Il Vlaams Belang si è regolarmente congratulato con Trump dal 2016 e mantiene un discorso razzista e anti-immigrazione vicino alle tematiche del movimento MAGA. Il Vlaams Belang apporta tre eurodeputati al gruppo guidato da Bardella e Orbán.

10-La Nieuw-Vlaamse Alliantie (Nuova Alleanza Fiamminga, N-VA). Membro del gruppo ECR di Meloni al Parlamento europeo, la N-VA si mostra relativamente discreta nel suo sostegno a Trump, dato che è alla guida del governo del Regno del Belgio, ma Theo Francken, uno dei suoi leader di spicco e ministro della Difesa, ha espresso in modo più aperto e costante la sua simpatia e il suo sostegno a Donald Trump sin dalla prima legislatura del 2017-2021 e durante le elezioni del 2024, manifestando il proprio appoggio al documento sulla Strategia di sicurezza nazionale pubblicato dall’amministrazione Trump[12]. In qualità di ministro della Difesa, è pienamente allineato alle richieste degli Stati Uniti, specialmente per quanto riguarda l’acquisto di armamenti di origine statunitense, come l’acquisto dei cacciabombardieri F-35. La N-VA conta tre eurodeputati nel gruppo ECR, guidato da Giorgia Meloni.

11-PVV, Partij voor de Vrijheid – Partito per la Libertà (Paesi Bassi). Guidato da Geert Wilders, questo partito ha ottenuto importanti successi elettorali fino al 2023, entrando a far parte del governo, ma la perdita di voti subita nel 2025 ne ha provocato l’uscita[13]. Geert Wilders si presenta come il «Trump olandese». Il PVV apporta sei eurodeputati al gruppo guidato da Jordan Bardella. Il PVV ha sostenuto l’aggressione militare di Washington contro il Venezuela.

12-Democratici di Svezia, Sverigedemokraterna, (Svezia). Dopo aver superato la soglia del 4 % nel 2010, il loro risultato non ha smesso di crescere, raggiungendo il 20,5 % dei voti alle elezioni del 2022, il che li ha resi il secondo partito in termini elettorali. Gli SD svolgono un ruolo importante nella ricomposizione della destra svedese. Sebbene non partecipino direttamente al governo, hanno un ruolo determinante nella coalizione di destra nata dall’accordo di Tidö, firmato nel 2022 con i Moderati, i Democratici Cristiani e i Liberali. L’SD è indispensabile per la sopravvivenza della coalizione di governo di minoranza ed esercita un’influenza ideologica e politica senza precedenti sulla guida del Paese, specialmente in materia di immigrazione e repressione. L’SD adotta un discorso anti-immigrazione e sovranista vicino alle tematiche trumpiste. I tre eurodeputati dell’SD fanno parte del gruppo ECR di Meloni al Parlamento europeo.

13-Nella Repubblica Ceca, i tre partiti che dalla fine del 2025 formano il governo si avvicinano alle posizioni di Trump. Si tratta di ANO (Azione dei cittadini insoddisfatti, 34,5% dei voti alle elezioni del 2025), guidato dal miliardario Andrej Babiš, che è diventato primo ministro; Libertà e Democrazia Diretta (Freedom and Direct Democracy – SPD — Svoboda a přímá demokracie, con il 7,8% dei voti nel 2025) e il partito AUTO (Automobilisti per se stessi —Motoristé sobě in ceco—, con il 6,8% nel 2025). ANO (7 eurodeputati) e AUTO (2 eurodeputati) fanno parte del gruppo parlamentare europeo «Patrioti per l’Europa», guidato da Jordan Bardella e Viktor Orbán. Il partito neofascista «Libertà e Democrazia Diretta» sostiene il gruppo «Europa delle Nazioni Sovrane», guidato dall’AfD tedesca, ma non conta alcun eurodeputato.

14-Alleanza per l’Unione dei Rumeni, AUR / Alianța pentru Unirea Românilor, (Romania). Si è affermata come una forza significativa nel Parlamento rumeno dopo le elezioni legislative e presidenziali del 2025, in cui il suo candidato si è classificato al primo posto al primo turno[14] prima di essere sconfitto al secondo turno da un candidato filo-UE. [15] Il leader principale, spesso descritto come «pro-Trump» in Romania, è George Simion. I media internazionali come The Guardian lo descrivono come un ammiratore di Donald Trump che trasferisce elementi dello stile o del movimento MAGA nel contesto rumeno. Simion è considerato un «alleato naturale di Trump». I cinque eurodeputati dell’AUR fanno parte del gruppo ECR di Meloni al Parlamento europeo.

15-CHEGA (Portogallo). Ha registrato una rapida crescita dalla sua fondazione nel 2019, passando dall’1,3% dei voti nel 2019 a circa il 22,6% nelle elezioni legislative anticipate del 18 maggio 2025, nelle quali ha ottenuto 60 seggi su un totale di 230. Questo risultato lo rende la seconda forza politica del Parlamento portoghese e la principale forza di opposizione al governo di destra, superando il Partito Socialista. Dalle elezioni europee del 2024, due eurodeputati di Chega siedono al Parlamento europeo nel gruppo «Patrioti per l’Europa», di J. Bardella e V. Orbán. Al primo turno delle elezioni presidenziali portoghesi del 18 gennaio 2026, André Ventura, leader del partito di estrema destra Chega, si è classificato al secondo posto con il 23,5% dei voti, dietro al candidato socialista António José Seguro, che ha ottenuto il 31%.

[1] Il gruppo ECR è riuscito a far nominare uno dei suoi membri, Raffaele Fitto (Italia), del partito di Meloni (Fratelli d’Italia), vicepresidente esecutivo della Commissione europea (mandato della Commissione «von der Leyen II», insediatasi il 1° dicembre 2024) con delega alla «Coesione e alle Riforme »

[2] Johan Van Overtveldt (membro del gruppo ECR di Meloni al Parlamento europeo e del partito N-VA in Belgio) è stato eletto presidente della commissione «Bilancio» (BUDG). Veronika Vrecionová (ECR, Repubblica Ceca) è stata eletta presidente della commissione «Agricoltura e sviluppo rurale» (AGRI). Bogdan Rzońca (ECR, Polonia) è stato eletto presidente della Commissione «Petizioni» (PETI) del Parlamento

[3] Per quanto riguarda la commissione PETI, si veda il sito web del Parlamento europeo: https://www.europarl.europa.eu/petitions/es/home, https://www.europarl.europa.eu/petitions/es/artcl/Submitting…

La commissione PETI può dichiarare una petizione ammissibile o inammissibile, chiedere spiegazioni alla Commissione europea o a uno Stato membro, organizzare audizioni pubbliche, inviare missioni di indagine in uno Stato membro, redigere relazioni e risoluzioni in cui si invita la Commissione o i governi ad agire e garantire il seguito delle decisioni del Mediatore europeo (European Ombudsman).

[4] Tra le elezioni di giugno 2024 e luglio 2026, l’ECR ha conquistato 6 seggi in più, arrivando a contare 84 deputati al Parlamento europeo; cfr.: https://www.europarl.europa.eu/meps/es/search/advanced?name=… (consultato il 24 luglio 2026)

[5] Il gruppo «Patrioti per l’Europa», guidato da Marine Le Pen e Viktor Orbán, ha conquistato un seggio in più tra le elezioni del giugno 2024 e la metà del 2026. Il gruppo conta 85 membri al Parlamento europeo, cfr.: https://www.europarl.europa.eu/meps/es/search/advanced?name=… (consultato il 24 luglio 2026)

[6] Il gruppo «Europa delle Nazioni Sovrane», formato attorno all’AfD tedesca, è passato da 25 a 27 deputati al Parlamento europeo (MEP) tra giugno 2024 e metà del 2026:

https://www.europarl.europa.eu/meps/es/search/advanced?name=… (consultato il 24 luglio 2026)

[7] Juliette Raulet-Descombey, «Nuove alleanze al Parlamento europeo: tra destra ed estrema destra, la diga ha ceduto», Fondazione Jean Jaurès, pubblicato in francese il 10 giugno 2026, https://www. jean-jaures.org/publication/nouvelles-alliances-au-parlement-europeen-entre-droite-et-extreme-droite-la-digue-a-cede/ (consultato il 24 luglio 2026)

[8] Questo voto non comporta ancora l’adozione definitiva del nuovo regolamento. Si trattava del via libera necessario affinché il Parlamento europeo avviasse i negoziati in «trilogo» con il Consiglio dell’UE (i rappresentanti dei governi degli Stati membri) e la Commissione per definire la versione finale del regolamento

[9] La Nación, «L’estrema destra e i populisti europei prendono le distanze da Trump sulla questione della Groenlandia», Sarah Marsh ed Elizabeth Pineau, pubblicato il 21 gennaio 2026, Reuters, https://www.lanacion.com.ar/el-mundo/la-extrema-derecha-de-e… -por-groenlandia-nid21012026/

[10] Si veda il sito web dell’Assemblea nazionale francese (in francese e inglese):

https://www2.assemblee-nationale.fr/instances/liste/groupes_…, consultato il 10 luglio 2026. La cifra di 194 parlamentari è superiore ai risultati del NFP del giugno 2024, poiché una serie di rappresentanti eletti si è unita ai socialisti e ai loro alleati, agli Ecologisti e al PC e ai suoi alleati. Il numero dei parlamentari di LFI è rimasto stabile

[11] JDD, «La nostra sottomissione sarebbe un errore storico: Bardella esorta l’UE a rispondere ai dazi di Trump», pubblicato in francese il 20 gennaio 2026, https://www.lejdd.fr/politique/notre-soumission-serait-une-f… -esorta-l-ue-a-rispondere-ai-dazi-di-trump-166040 consultato il 19 luglio 2026

[12] Bertrand Henne, «Chi vuole un’Europa magica?», pubblicato in francese dalla RTBF l’8 dicembre 2025, https://www.rtbf.be/article/qui-veut-d-une-europe-maga-11644…, consultato il 19 luglio 2026

[13] Nei Paesi Bassi, l’estrema destra (il PVV di Geert Wilders) ha abbandonato la coalizione di governo nel giugno 2025. A seguito delle elezioni del 29 ottobre dello stesso anno, in cui i risultati di questo partito hanno subito una notevole flessione, è stato formato un nuovo governo senza la partecipazione del PVV. Nel 2023 il PVV aveva registrato un forte avanzamento, passando da 17 seggi nel 2021 a 37 nel 2023. Nell’ottobre 2025 il PVV subì una battuta d’arresto significativa con una perdita di 11 seggi, scendendo a 26. Alle elezioni, il partito di centro-destra D66 ha ottenuto un successo elettorale che gli ha permesso di superare il PVV di circa 30.000 voti. Il D66 ha ottenuto circa 1.790.000 voti, contro i circa 1.760.000 del PVV

[14] Euronews, «Elezioni presidenziali in Romania: il candidato di estrema destra ottiene oltre il 40% al primo turno», pubblicato il 5 maggio 2025, https://www.france24.com/es/europa/20250504-la-extrema-derec… -al-primo-turno-delle-presidenziali, consultato il 24 luglio 2026

[15] Euronews, «Romania: il filoeuropeo Nicușor Dan vince le elezioni presidenziali», EFE/EPA,Io

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