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img_7945Peter Thiel ora vuole controllare anche l’energia?
di Glauco Benigni* – Megachip

Peter Thiel si sta interessando da tempo all’Argentina, tanto che ad aprile vi si è trasferito con la famiglia per alcuni mesi. Quando si parla della “famiglia” di Thiel si intendono il marito Matt Danzeisen — sposato nel 2017, ex vicepresidente di BlackRock e attualmente responsabile degli investimenti privati di Thiel Capital — e i loro tre figli, nati tramite maternità surrogata.

Da qualche giorno il tecno-anarco-capitalista è diventato anche un protagonista del settore energetico. È quanto emerge dai documenti consegnati venerdì 14 agosto alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti dal fondo Thiel Macro LLC.

Le carte precisano che l’investimento, pari a 76 milioni di dollari, ha consentito di acquisire 1,2 milioni di azioni di Vista Energy, società che opera nel sottosuolo di Vaca Muerta, considerata una delle formazioni geologiche più importanti al mondo per le immense riserve di shale gas e shale oil.

In sostanza, Thiel ha messo le mani su un asset strategico per la produzione energetica globale del futuro.

Finanza, tecnologia e geopolitica energetica
Il posizionamento nel giacimento argentino rappresenta una convergenza cruciale nella quale finanza, alta tecnologia digitale e geopolitica energetica si fondono.

L’operazione non è isolata. Si inserisce in un preciso contesto, segnato dal soggiorno di Thiel a Buenos Aires e dai suoi incontri diretti con il presidente argentino Javier Milei, la cui agenda liberista, orientata alla deregulation economica, mira ad attrarre capitali esteri nel settore strategico delle risorse naturali.

Milei punta su riforme di mercato e incentivi fiscali favorevoli ai grandi investitori per trasformare il Paese in un esportatore netto di energia e, auspicabilmente, in un hub energetico globale capace di competere con i produttori tradizionali del Medio Oriente e della Russia.
L’acquisto consolida così la posizione di Thiel in uno dei teatri più dinamici dell’America Latina.

Vista Energy è guidata da Miguel Galuccio, ex CEO di YPF — Yacimientos Petrolíferos Fiscales — la maggiore compagnia energetica argentina e una delle più importanti dell’intera America Latina.

Cosa sono gli idrocarburi non convenzionali?
Per comprendere la portata dell’investimento è essenziale distinguere questi giacimenti dalle trivellazioni tradizionali.

Nel caso degli idrocarburi convenzionali, il petrolio o il gas naturale si sono formati nella roccia madre, spesso argillosa, sono migrati verso l’alto attraverso rocce permeabili e sono rimasti intrappolati sotto una “roccia di copertura” impermeabile. Per estrarli è sufficiente perforare la copertura affinché la pressione naturale del serbatoio spinga la materia prima verso la superficie.

Nel caso degli idrocarburi non convenzionali, come shale gas e shale oil — gas e petrolio di scisto — le risorse rimangono invece imprigionate all’interno della stessa roccia madre, situata a grandi profondità, generalmente tra i 2.000 e i 4.000 metri.

Queste rocce presentano porosità e permeabilità quasi nulle e il fluido non può quindi scorrere spontaneamente verso il pozzo. Per estrarlo entra in gioco la combinazione di due tecnologie avanzate.

La prima è la perforazione orizzontale: il pozzo scende verticalmente fino alla formazione argillosa e poi devia di 90 gradi, proseguendo orizzontalmente per diversi chilometri all’interno dello strato ricco di idrocarburi.

La seconda è la fratturazione idraulica, o fracking: vengono iniettati ad altissima pressione milioni di litri d’acqua, sabbia e additivi chimici per creare microfratture nella roccia. La sabbia impedisce alle fessure di richiudersi, consentendo al gas e al petrolio di raggiungere la superficie.

Il gigante di Vaca Muerta
Situata in Patagonia, principalmente nella provincia di Neuquén, Vaca Muerta è un’antichissima formazione di scisto argilloso che copre un’area di circa 30.000 chilometri quadrati, paragonabile per dimensioni al Belgio.

Le sue riserve di shale gas la collocano al secondo posto mondiale dopo la Cina e potrebbero azzerare il fabbisogno energetico argentino. Le riserve di shale oil la pongono invece al quarto posto mondiale, dopo Stati Uniti, Russia e Cina, offrendo un enorme potenziale per esportazioni molto vantaggiose.

Lo spessore della roccia, compreso tra i 60 e i 400 metri, rende inoltre l’estrazione particolarmente redditizia per metro perforato. L’investimento di Peter Thiel riconduce quindi alle enormi opportunità, ma anche ai nodi critici dell’area.

La principale sfida per l’Argentina consiste nella costruzione di una rete adeguata di gasdotti, oleodotti e impianti di liquefazione del gas naturale — LNG — necessaria per trasportare le risorse dalle remote aree della Patagonia fino ai porti dell’Atlantico.

Il fracking richiede inoltre continui investimenti per la perforazione di nuovi pozzi e alimenta da tempo un dibattito sul consumo idrico nelle zone semi-aride, sul rischio di contaminazione delle falde acquifere e sulla sismicità indotta dalle iniezioni ad alta pressione.

L’operazione finanziaria su Vista Energy conferma dunque Vaca Muerta come asset industriale di massimo rilievo e lascia intravedere grandi investimenti nello scacchiere della sicurezza energetica nazionale e della finanza globale.

La strategia di Thiel
Thiel sembra muoversi secondo una logica complessa, nella quale si combinano posizionamento strategico, scommessa macroeconomica e influenza politica.

Non sembra tuttavia puntare, almeno nell’immediato, al controllo dell’azienda. In una società ad alta capitalizzazione come Vista Energy, una quota dell’1% rappresenta comunque una posizione rilevante per un fondo come Thiel Macro LLC.

Gli obiettivi principali possono essere individuati in tre direzioni.

Primo: scommettere sul successo delle riforme di Milei, dalla deregulation alla svalutazione controllata, dalla riapertura dei mercati dei capitali all’introduzione di nuovi regimi di incentivi.

Secondo: accedere direttamente al management, ai dossier di espansione e alla rete di relazioni che collega i vertici dell’energia sudamericana al governo argentino.

Terzo: sfruttare le competenze maturate nell’universo Palantir per sperimentare, nel settore degli idrocarburi non convenzionali, l’ottimizzazione analitica dei dati geografici e sismici con l’obiettivo di ridurre i costi di estrazione.

Vista Energy e i giganti del capitale gestito
Vista Energy è una società pubblica quotata sia al NYSE sia alla Borsa messicana. Il suo azionariato è diffuso ed è dominato da grandi fondi di investimento istituzionali internazionali e dal top management.

Tra gli azionisti con cui Thiel avrà a che fare figura innanzitutto Miguel Galuccio, personalità centrale dello shale argentino, che possiede circa il 5,7-6% delle azioni e risulta essere il primo azionista individuale.

E poi — come potevano mancare? — compaiono i colossi del “capitale gestito globale”: BlackRock, Fidelity, Vanguard Group e Morgan Stanley, insieme a diversi hedge fund e fondi di value investment nordamericani che detengono quote comprese tra l’1 e il 4%.

Al momento non sembrano esserci i presupposti per una scalata ostile o per un’acquisizione del controllo da parte di Thiel.

Il suo fondo, del resto, non si limita alla compravendita ad alta frequenza sui mercati finanziari liquidi o alla speculazione sulle oscillazioni giornaliere dei cambi, ma effettua anche scommesse strutturali di lungo periodo.

Vista Energy è nata nel 2017 come SPAC, vale a dire una società-veicolo quotata in Borsa e utilizzata per raccogliere rapidamente capitali a Wall Street e acquisire asset strategici locali.

Il valore stesso della società è strettamente legato alla leadership di Galuccio, che gode della fiducia sia dei mercati finanziari sia delle autorità argentine. Un tentativo di estrometterlo o di scalare la società senza il suo consenso rischierebbe di comprometterne il valore operativo.

Una prima posizione di accumulo?
È molto più probabile, quindi, che quell’1% rappresenti una prima “posizione di accumulo”.

Molto dipenderà dalle condizioni favorevoli all’anarcocapitalismo create dall’attuale presidente argentino. Negli ultimi mesi, tuttavia, le politiche di austerità, la deregulation e i decreti di riforma introdotti da Javier Milei hanno provocato forti proteste sociali e mobilitazioni di piazza in tutto il Paese.

Le manifestazioni vedono una partecipazione trasversale, che comprende sindacati, movimenti studenteschi, organizzazioni di pensionati e movimenti sociali. Non si può quindi escludere che la situazione politica argentina conosca bruschi cambiamenti.

Al di là della politica locale, però, resta il dato industriale. Se la crescita della produzione di Vista continuerà ai ritmi attuali, Thiel potrebbe incrementare progressivamente la propria partecipazione, attraverso strumenti diplomatici o finanziari, senza dover mai ricorrere a una scalata aggressiva.

*Sociologo delle Comunicazioni di Massa, giornalista professionista, scrittore. 20 anni da inviato e media editor presso il quotidiano La Repubblica, poi 15 anni in Rai, dove è stato responsabile delle relazioni con la Stampa Estera e della Promozione e Sviluppo Tecnologico di Rai International. Autore-conduttore di programmi tv e consulente di grandi aziende (Eutelsat, Rai Trade, Sipra, Fininvest). Insegna Global Communication.

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Le elezioni in Brasile: Lula, Bolsonaro e la battaglia per il futuro

Di Medea Benjamin* – Common Dreams

In un momento in cui tanti governi latinoamericani hanno virato a destra – o addirittura all’estrema destra – tutti gli occhi sono puntati sul Brasile.

Questa settimana segna l’inizio della campagna presidenziale brasiliana, con i due favoriti – l’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro – che lanciano ufficialmente le loro campagne. Dopo aver visitato il Brasile e aver parlato con politici, attivisti, giornalisti e gente comune, sono tornata convinta che questa sia una delle elezioni presidenziali più decisive nella storia recente del Brasile. Il risultato del 4 ottobre plasmerà non solo il futuro del Brasile, ma anche la direzione politica dell’America Latina.

Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che ora ha 80 anni, punta al quarto mandato presidenziale. La Costituzione brasiliana permette ai presidenti di ricoprire solo due mandati consecutivi, ma possono ricandidarsi dopo aver saltato almeno un mandato. È così che Lula è tornato in carica nel 2023 dopo aver governato dal 2003 al 2010.

Dopo i quattro anni di presidenza dell’estrema destra di Jair Bolsonaro, i sostenitori di Lula sostengono che lui abbia ricostruito molte delle istituzioni e delle politiche indebolite sotto Bolsonaro. Il suo governo ha ridotto la fame, ampliato i programmi sociali, rafforzato le misure di tutela ambientale per l’Amazzonia e perseguito una politica estera più indipendente, invece di limitarsi a seguire i dettami di Washington. Il Brasile si è riaffermato come voce importante nel Sud del mondo, sostenendo un mondo più multipolare e rafforzando i legami con i paesi di Africa, Asia e America Latina.

Sebbene Lula rimanga popolare e abbia buone possibilità di vincere le elezioni, molti brasiliani sono frustrati dalla crescita economica stagnante, dalle persistenti preoccupazioni per la criminalità e dalla stanchezza politica dopo anni di aspre polarizzazioni. I suoi critici più accaniti dicono che Lula sia un politico di sinistra corrotto che è rimasto sulla scena pubblica per troppo tempo.

Lula ha anche detrattori a sinistra, che lo accusano di essere troppo centrista. Sottolineano la sua incapacità di mantenere molte promesse elettorali, le dure misure di austerità adottate durante il suo governo, le politiche che ampliano la privatizzazione e la sua riluttanza a revocare diverse politiche regressive dell’era Bolsonaro. Lo criticano per la lentezza nella riforma agraria e per aver assecondato i potenti interessi dell’agroindustria e dei combustibili fossili. Alcuni gli chiedono anche di andare ben oltre nel contrastare l’influenza degli Stati Uniti in America Latina, ad esempio inviando petrolio a Cuba, che soffre da decenni sotto il crudele blocco statunitense.

Eppure, nonostante queste critiche, la maggior parte dei movimenti progressisti brasiliani rimane unita dietro a Lula. A prescindere dalle loro frustrazioni nei confronti del suo governo, considerano la sconfitta dell’estrema destra come la priorità assoluta. Riconoscono inoltre che l’estrema destra brasiliana è più forte, meglio organizzata e più profondamente radicata rispetto a dieci anni fa. Ritengono che l’approccio cauto di Lula rifletta non solo pragmatismo politico, ma anche il desiderio di evitare di provocare forze che hanno già dimostrato la volontà di sfidare le istituzioni democratiche con la violenza.

Questo è diventato chiaro quando la destra, guidata dal presidente Jair Bolsonaro, si è rifiutata di accettare la vittoria di Lula alle elezioni del 2022. L’8 gennaio 2023, i sostenitori di Bolsonaro hanno preso d’assalto il Congresso brasiliano, la Corte Suprema e il palazzo presidenziale nel tentativo di ribaltare il risultato elettorale. Le somiglianze con l’insurrezione del 6 gennaio dei sostenitori di Trump sono sorprendenti.

Ma in Brasile, Bolsonaro è stato effettivamente condannato per il suo ruolo nella cospirazione. Ora sta scontando la pena agli arresti domiciliari e non può candidarsi alla presidenza. Quindi il suo movimento è rappresentato da suo figlio, il senatore quarantacinquenne Flávio Bolsonaro.

Flávio si porta dietro il suo bagaglio politico. La sua reputazione è stata compromessa dalle accuse secondo cui i membri del suo staff legislativo sarebbero stati costretti a restituire parte dei loro stipendi, pagati dai contribuenti, nell’ambito di un piano per arricchirlo personalmente. La sua campagna è stata inoltre scossa dalle rivelazioni secondo cui avrebbe chiesto milioni di dollari a un banchiere in carcere per finanziare un film che celebrava la presidenza di suo padre, nella speranza di dare slancio alla propria campagna presidenziale. Persino la sua stessa famiglia è diventata un peso politico. Un’aspra disputa pubblica con la sua matrigna, l’ex First Lady Michelle Bolsonaro, ha messo a nudo profonde divisioni all’interno del movimento Bolsonaro e lo ha privato di una delle voci più influenti della destra brasiliana tra l’elettorato femminile.

Mentre Flávio fatica ad ampliare il proprio sostegno in patria, ha cercato aiuto all’estero. Il presidente argentino Javier Milei si è recato in Brasile per fare campagna a suo favore. Donald Trump e alcuni membri della sua amministrazione hanno apertamente sostenuto Flávio, aggravando le tensioni tra Stati Uniti e Brasile che sono recentemente esplose quando il governo di Lula ha negato il visto a due funzionari del Dipartimento di Stato americano con la motivazione che intendessero interferire nel processo democratico brasiliano. L’amministrazione Trump ha risposto revocando il visto americano all’ambasciatore brasiliano a Washington. L’episodio riflette la crescente preoccupazione per i tentativi degli Stati Uniti di influenzare le elezioni brasiliane.

Forse l’esempio più sorprendente di influenza straniera arriva da Israele. Invece di annunciare le sue ambizioni presidenziali al popolo brasiliano in patria, Flávio lo ha fatto per la prima volta durante una visita in Israele, dove ha accusato Lula di antisemitismo e ha promesso di trasferire l’ambasciata brasiliana a Gerusalemme. Benjamin Netanyahu lo ha poi appoggiato pubblicamente.

In un momento in cui tanti governi latinoamericani si sono spostati a destra – o addirittura all’estrema destra – tutti gli occhi sono puntati sul Brasile. È il Paese più grande dell’America Latina, la sua economia più grande e una delle voci più influenti del Sud del mondo.

I sondaggi danno Lula in leggero vantaggio su Flávio. Ma se nessun candidato ottiene più del 50% dei voti al primo turno del 4 ottobre, le elezioni andranno al ballottaggio tra i primi due candidati il 25 ottobre.

Se Lula venisse rieletto, il Brasile dovrebbe continuare a perseguire una politica estera indipendente, rafforzare la cooperazione Sud-Sud, approfondire il proprio ruolo nei BRICS e resistere ai tentativi di riportare l’America Latina nell’orbita geopolitica di Washington. Una vittoria di Flávio Bolsonaro, al contrario, porterebbe probabilmente il Brasile a un allineamento molto più stretto con l’amministrazione Trump e farà rivivere la politica nazionalista e autoritaria associata alla presidenza di suo padre.

Ecco perché tanti brasiliani vedono queste elezioni come qualcosa di ben più di una semplice sfida tra due rivali politici. Per loro, è una scelta tra due visioni fondamentalmente diverse del futuro del Brasile – e del suo posto nel mondo.

*Co-fondatrice di Global Exchange e CODEPINK: Women for Peace.

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Via Panisperna 207, Roma – Italy

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