SpinTime. Una vicenda importante non isolata e non da isolare

img_0560SpinTime stravolge le nostre convinzioni
Silvano Falocco su il manifesto
Movimenti Il lungo agosto dell’occupazione romana ha favorito l’emersione di consapevolezze interessanti perché inedite e creato alleanze impreviste. Bisogna saper cogliere questa sfida.

Chi ha a cuore la costruzione di una città giusta, solidale e sostenibile – che consumi meno suolo, energia, acqua e risorse naturali, tuteli la biodiversità e gli ecosistemi e assicuri diritti, come quello alla salute, all’abitare e alla vita dignitosa – sa che deve disporre non solo delle visioni, degli obiettivi e delle azioni ma anche delle forze sociali, istituzionali, politiche, economiche e culturali necessarie per renderle egemoni e quindi praticabili.

Siamo pieni di discorsi, concetti, nuove parole e connessi acronimi, che prima si riempiono e poi si svuotano, in una rincorsa continua volta a evocare un cambiamento questa volta sì rivoluzionario. Tutti noi siamo stati attori e spettatori di questa sterile rincorsa. Ogni fase ha la sua parola – la sostenibilità, la decrescita, la conversione ecologica, la resilienza, la rigenerazione, la società circolare, il rilancio dell’urbanistica – che diventa, per un tempo sempre più limitato, il simbolo di questa rivoluzione evocata, fino a svilirsi e richiedere un’altra parola, che pian piano dimostra gli stessi limiti.

È un esercizio inutile ma diffuso e praticato; esercizio che sarebbe forse più utile qualora servisse a demistificare l’azione concreta dei soggetti economici che decidono della città.

Magari sottoponendo a verifica le parole utilizzate dalla stessa Investire Sgr – che ha la necessità di dimostrare al mercato di essere responsabile e sostenibile – quando riafferma, nel proprio codice etico, «attenzione alla sostenibilità delle proprie attività, promuovendo principi di comportamento etico, di rispetto dei diritti umani, di legalità, di tutela ambientale e di rispetto delle norme nazionali ed internazionali nei confronti degli stakeholder». Affermazioni che sembrerebbero lunari.

Il punto cruciale però sembra un altro: gli attori collettivi non sono mai lineari nella propria consapevolezza, che raramente procede per accumulo di forze. Esistono sempre dei punti di rotturaimprevisti, istantanei, inaspettati. Punti nei quali quel che non era chiaro prima diventa quasievidente.

L’agosto di SpinTime sembra essere uno di quei punti: nessuno saprà facilmente ricostruirne le ragioni e la ricostruzione dei nessi – collettivi e personali – che hanno fatto esplodere tutto questosarà impresa ardua ma utilissima.

Si sono affacciate, in quei giorni, nel luogo del conflitto, persone che nessuno poteva pensare lo facessero, creando alleanze impensabili, a partire da quella tra SpinTime Labs, Sindaco, governo di Roma Capitale e Chiesa; alleanze che vanno fatta crescere, accudendole, piuttosto che sottoponendole al retrospettivo e inutile vaglio dei fatti.

Sta alla saggezza degli attori collettivi non tanto rivendicare uno sterile imprimatur ma cogliere la sfida, magari trasformandosi, utilizzando al meglio i processi di apprendimento collettivo di unalotta sociale: il lungo agosto di Spin Time ha favorito l’emersione di nuove consapevolezze – interessanti proprio perché inedite – e creato alleanze impreviste, che oggi non andrebbero giudicate. La politica è anche questo, con un simbolico abbraccio a chi si è messo a disposizione.

Peraltro molte delle alleanze oggi chiare a tutti sono state costruite con un minuzioso lavoro, nel tempo; la Chiesa, ad esempio, è stata fondamentale nella costruzione dell’Incontro mondiale dei movimenti popolari, un fatto inedito e troppo poco considerato, nel quale si è addirittura tentata unasaldatura con il progetto di Costituzione della Terra, a cui aderiscono associazioni ed esperti di tutto il mondo, soprattutto in America Latina.

Sono queste alleanze che possono cambiare l’agenda politica, riperimetrare il campo di gioco, definire le priorità, intrecciare le battaglie per la giustiza sociale e la giustizia ambientale, mutare l’ordine delle idee e contribuire a cambiare il volto di una città.

Mentre ieri le operazioni ambigue di rigenerazione urbana – che movimentano economia, progettazione, servizi, studi professionali, partite iva – potevano agire indisturbate non pagando alcun prezzo alla loro azione, domani le stesse azioni agiranno in un terreno impervio. Il grado di attenzione s’alzerà e di questo abbiamo bisogno.

La domanda “di chi è la città?” potrebbe scuotere palazzi che prima, abituati a trattare in modo anche pragmatico con chi dispone delle risorse economiche, trovavano inutile la stessa domanda.

Spin Time, con la manifestazione del 19 settembre, apre scenari inaspettati, che vanno colti senza incertezze e senza distinguo, mettendo al centro dell’iniziativa le persone, l’umanità, il diritto a una buona vita, per tutte e tutti, la dignità, la cultura e la gioia, che non ci deve mai mancare, anche nei momenti più difficili.

*Fondazione Ecosistemi
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993c9368-c619-4b55-9895-7cecd6138bc8Presidio a SpinTime – Ansa

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Andrea «Tarzan» Alzetta
Andrea «Tarzan» Alzetta
Movimenti Per vincere contro i fondi speculativi bisogna combinare l’eccezionale movimento visto questa estate dopo lo sgombero del palazzo all’Esquilino e la proposta neocooperativa e neomutualistica con strategie e convergenze inedite

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a7dc715d-4ed7-4014-9df5-397c0c3b8726Protesta davanti a SpinTime – Renato Ferrantini su il manifesto

Accade a volte che alcuni conflitti, anche inspiegabilmente e indipendentemente dalle soggettività coinvolte, riescano a condensare tensioni accumulate altrove ma fino a quel momento inesplose.

Ed è in quelle occasioni, ancorché abbastanza rare, che si dà la possibilità o meno di far evolvere il contesto generale rafforzando le istanze di democrazia sociale: se si vince, si incide positivamente su tutto il quadro; se si perde, è un problema per tutti.

Non si tratta di definire una graduatoria di importanza delle battaglie sociali, tutte sono importanti in egual misura. Si tratta di capire che a volte una o più vertenze possono far avanzare tutte le altre, soprattutto quando i rapporti di forza non sono esattamente a nostro favore. E se questo vale in generale in politica, a maggior ragione vale per i movimenti sociali che devono tenere insieme l’orizzonte politico con gli obiettivi raggiungibili, perché soprattutto per noi la politica non è mai stata la “lista della spesa” ma le azioni fatte e le cose portate a casa. Dalle quali ripartire con più forza.

Credo che sia questo il contesto nel quale noi tutti ci giochiamo la battaglia su SpinTime, che può diventare davvero «storica». Di momenti come questo io me ne ricordo pochi: lo straordinario percorso di costruzione che ci portò nel 2001 a sfidare i potenti del G8 a Genova, e non solo; sul fronte romano, la lotta per l’approvazione della Delibera 26, fatta soprattutto sulle barricate nella resistenza allo sgombero del centro sociale La Torre, più che — come alcuni vogliono raccontarla — intorno ai comodi tavoli di confronto con l’allora sindaco Rutelli. Proprio quella lotta, in una certa consonanza con questa di SpinTime, portò alla moltiplicazione degli spazi occupati in città e alla loro trasformazione in soggetto politico non più marginale. Sempre sul fronte locale, ricordo un momento in cui, come oggi, le iniziative di movimento si sono saldate con quelle istituzionali: quel momento è durato otto mesi, ed è stato rappresentato dalla lunga battaglia per fermare la delibera del Sindaco Alemanno che voleva privatizzare l’acqua, a un anno di distanza dall’esito del referendum che la voleva pubblica. Siamo arrivati alla vittoria, con il ritiro della delibera tanto contestata, dopo ben sei occupazioni dell’aula Giulio Cesare, per giungere alle quali mi sono trovato a svolgere, in quanto consigliere comunale di «movimento»ı, un ruolo di connettore.

Come allora e meglio di allora, per influire concretamente e non solo a chiacchiere nella critica a uno sviluppo delle città subalterno ai fondi speculativi, su SpinTime dobbiamo vincere. Con i tempi che saranno necessari. Per farlo, dobbiamo combinare l’eccezionale movimento che abbiamo visto in questo agosto in Via Santa Croce insieme con la proposta neocooperativa e neomutualistica sviluppata da Spin Time, con strategie e alleanze inedite. La prima mossa strategica riguarda il rapporto con i soggetti istituzionali seduti al tavolo della trattativa con la proprietà: rappresentanti della Chiesa, Sindaco e Prefetto. Questa inedita composizione, anche per esigenze di gestione del conflitto sociale in una città che ha imparato a farlo, ha impedito di ridurci a un problema di ordine pubblico e\o marginale, come è avvenuto in altre occasioni. Eravamo già un problema politico, la nostra forza è stata farlo assumere alle istituzioni e farle comportare di conseguenza. Non era scontato, non lo è stato in altre occasioni, non è detto che lo rimanga. Per questo tenere saldo il rapporto con i soggetti istituzionali e religiosi è fondamentale.

Con la Chiesa il rapporto è consolidato da anni: è culminato, all’interno del Giubileo, nell’Incontro mondiale dei movimenti popolari, nella suggestione dell’alleanza planetaria contro questo modello di sviluppo. Tutto ciò va valorizzato maggiormente e la battaglia di Spin Time deve assumere il valore internazionale che merita.

Il ruolo del Sindaco Gualtieri è stato sin qui centrale, si è già espresso per l’acquisizione di Spin Time e dobbiamo rafforzarlo nel tentativo di portare avanti la trattativa, anche dura, con la proprietà: non solo per il valore simbolico di quelle quattro mura, ma soprattutto per il modello che lì dentro possiamo realizzare. Se passa su Spin Time, quel modello neocooperativo e neomutualistico, che rende i non garantiti soggetto attivo di trasformazione e di conflitto verticale, può diventare replicabile nei tanti vuoti urbani altrimenti riempiti solo dai fondi speculativi come Investire. Dobbiamo tutti essere convinti e convincere la maggioranza di governo della città se ce ne fosse bisogno che un’alternativa esiste ed è realizzabile. Ormai è più che evidente che il modello estrattivo dei fondi immobiliari non è più sostenibile e mina la capacità di tenuta dello stesso governo della città. Da più parti si è avviata una riflessione su questi temi che guarda a un nuovo «patto» con la rendita speculativa, o comunque a un suo ridimensionamento a favore del diritto alla città. Questo deve essere il profilo politico della nostra battaglia e su questo tema sollevare vertenze, dibattito, iniziative in grado di connettere esperienze e riflessioni.

La stessa cosa, anche se su un versante diverso riguarda la relazione da tenere con il Prefetto Giannini e quindi con il rappresentante del Governo in città, mantenendo dritta la barra della dimensione politica del «problema Spin Time». Indipendentemente dalla gestione della Prefettura la manifestazione del 19 Settembre deve assomigliare, almeno nella ricchezza di composizione sociale più che nei numeri, a quelle per Gaza. Dobbiamo mettere al centro del corteo l’umanità e le questioni sociali, a partire da quella abitativa, invece che la «paura dei centri sociali». Non dobbiamo fare il gioco del Governo. Anche nel linguaggio e nell’immaginario dobbiamo «smilitarizzare» l’idea di un conflitto con le forze dell’ordine. Il conflitto è contro il potere e deve essere costituente verso un’idea diversa di società.

Detto ciò è strategico invece – ed è il vero motore del cambiamento possibile – che questa lotta si continui ad allargare alle alleanze e alla convergenza con tutti: i soggetti sociali, sindacali, associativi, a quelli provenienti dal mondo dei saperi e della cultura, e anche alle forze politiche che da quest’esperienza, forse, possono imparare a stare insieme, nella società reale e non solo in parlamento. I mesi che abbiamo di fronte saranno un banco di prova come pochi ne abbiamo visti negli ultimi anni. Di fronte a un cambiamento di contesto così radicale come quello che sta attraversando il mondo e le nostre società dobbiamo – tutti – ritarare le nostre priorità, reinventare nuovi fondamentali, immaginare scenari di condivisione che ci sfuggono, percorrendo insieme strade che una volta avremmo scartato, perché nei momenti complicati e difficili è proprio da questa eccedenza da cui può venire lo scatto, il guizzo del salto in avanti.
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dossier-caritas-2026Spin time. Ne scrivemmo un anno fa sul Dossier Caritas 2025.
L’oscurità della guerra, la speranza della pace. Come superare la crisi delle Nazioni Unite. L’Europa: una nuova Camaldoli per rifondarla

di Franco Meloni

(tratto da Dossier Caritas 2025)
(…)
Della già cospicua produzione di riflessioni e indicazioni pastorali di Papa Leone [...], ci riferiamo esclusivamente a una lettura parziale ma pregnante della sua prima Esortazione apostolica Dilexit te, che, come lui scrive: si pone “in continuità con l’Enciclica Dilexit nos [che] Papa Francesco stava preparando, negli ultimi mesi della sua vita, un’https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html“>Esortazione apostolica sulla cura della Chiesa per i poveri e con i poveri, intitolata Dilexi te, immaginando che Cristo si rivolga ad ognuno di loro dicendo: Hai poca forza, poco potere, ma «io ti ho amato» (Ap 3,9). Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato” [23]
Dell’Esortazione voglio soffermarmi solo sul Capitolo III, Movimenti popolari, punti 80 e 81.
“80. Dobbiamo riconoscere pure che, lungo i secoli di storia cristiana, l’aiuto ai poveri e la lotta per i loro diritti non hanno riguardato soltanto i singoli, alcune famiglie, le istituzioni o le comunità religiose. Ci sono stati, e ci sono, diversi movimenti popolari, costituiti da laici e guidati da leader popolari, tante volte sospettati e addirittura perseguitati. Mi riferisco a un «insieme di persone che non camminano come individui ma come il tessuto di una comunità di tutti e per tutti, che non può permettere che i più poveri e i più deboli rimangano indietro. [...] I leader popolari, quindi, sono coloro che hanno la capacità di coinvolgere tutti. [...] Non provano disagio né sono spaventati dai giovani piagati e crocifissi».
81. Questi leader popolari sanno che la solidarietà «è anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’impero del denaro [...]. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia, ed è questo che fanno i movimenti popolari». Per tale ragione, quando le diverse istituzioni pensano ai bisogni dei poveri è necessario «che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune». I movimenti popolari, infatti, invitano a superare «quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli». Se i politici e i professionisti non li ascoltano, «la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino». Lo stesso si deve dire delle istituzioni della Chiesa”.
Attenzione, Papa Leone non esprime solo concetti validi in astratto, indica modalità di impegno perché si modifichi radicalmente lo status quo, che tradotto in cifre ci svela che l’1 per cento della popolazione più ricca nel mondo acquisisce fino all’82 per cento della ricchezza prodotta in un anno, mentre fornisce solo 4 centesimi per ogni dollaro di gettito fiscale. Mentre le povertà sono in vertiginoso aumento. Una situazione scandalosa, non sostenibile oltre!
Papa Leone 19 giorni dopo la promulgazione della sua Esortazione apostolica (4/10/2025) riceve, il 23/10/2025, in udienza in Vaticano i partecipanti al V Incontro mondiale dei Movimenti Popolari che si svolge a Roma dal 21 al 24 ottobre 2025, nel centro di aggregazione sociale Spin Time Labs (situato in un palazzo di nove piani nel centro di Roma, occupato da 400 persone di 26 nazionalità diverse. E che offre alloggio, arte, servizi e cultura, che il Comune ha promesso di acquistare per riportarlo nella legalità formale). E rivolge loro un discorso che, a mio parere, ha del rivoluzionario, perché ribadisce, confermandolo, il sostegno del suo predecessore: si dichiara ammirato dei poveri, che lottano per le “cose nuove” che non sono le meravigliose nuove tecnologie ma sono la terra, la casa e il lavoro, che ai poveri sono negati, e dice di voler lottare con loro: “Ci sto!”, “sono con voi”. Commenta Raniero La Valle “quasi per scusarsi con quanti pensano che questo non è il mestiere della Chiesa dice che “sono diritti sacri”: in realtà sono diritti umani universali, e proprio per questo sono sacri, cioè nel cuore di Dio. E qui sta il rovesciamento, perché vuol dire guardare a questi “diritti negati” non dal trono di Dio, né dal trono di tutti i potenti, ma dalla periferia, magari dalle favelas, dove non si era abituati a pensare che Dio fosse di casa” [Nota 24]. Ed è giusto che i poveri non subiscano la situazione di tremenda ingiustizia, ma che è giusto che lottino, citando l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco: «finché i problemi dei poveri non saranno risolti in modo radicale, rifiutando l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e affrontando le cause strutturali della disuguaglianza, non si troverà alcuna soluzione ai problemi del mondo o, per meglio dire, a nessun problema. La disuguaglianza è la radice dei mali sociali». [Nota 25] Conclude il suo discorso con queste frasi: “Nell’Esortazione apostolica ‘Dilexi te’ ho voluto ricordare che «vari movimenti popolari, composti da laici e guidati da leader popolari, [...] sono stati spesso guardati con sospetto e persino perseguitati». Eppure le vostre lotte sotto la bandiera della terra, della casa e del lavoro per un mondo migliore meritano incoraggiamento. E come la Chiesa ha accompagnato la formazione dei sindacati in passato, oggi dobbiamo accompagnare i movimenti popolari. Questo significa accompagnare l’umanità, camminare insieme nel rispetto condiviso della dignità umana e nel desiderio comune di giustizia, amore e pace.
La Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro. Come il mio predecessore Francesco, credo che le vie giuste partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali. La vostra è una ricerca legittima e necessaria. Chissà se i semi dell’amore, che voi seminate, piccoli come semi di senape (cfr Mt 13,31-32, Mc 4,30-32, Lc 13,18-19) potranno crescere in un mondo più umano per tutti e aiutare a gestire meglio le «cose nuove». La Chiesa e io vogliamo esservi vicini in questo cammino”.
Potremmo azzardare che l’invito di Papa Leone corrisponda a un’antica suggestione: “Proletari di tutto il mondo unitevi”, che evoca grandi conquiste di emancipazione delle masse popolari e anche storici fallimenti, ma anche di questi occorre tener conto [Nota 26]. Evidentemente il contesto è diverso e la democrazia così come la intendiamo come sistema di partecipazione fornisce strumenti per una lotta risoluta quanto pacifica (ricordiamo la scelta irreversibile del “pacifismo attivo” e della nonviolenza), partendo dall’amore per l’umanità. Spetta pertanto alle donne e agli uomini di buona volontà, oggi oppressi, mettere in piedi organizzazioni e rafforzare, anche riposizionandole, le tanti esistenti, che riescano a perseguire con efficacia gli obiettivi di un mondo di uguaglianza e pace. Ricordiamo il motto della Populorum progressio di Paolo VI: “Lo sviluppo è il nuovo nome della Pace”. [Nota 27]
Urge intervenire, per quanto poco possiamo fare, è necessario farlo e, insieme, possiamo fare cose mirabili. Per fortuna non iniziamo da zero. Abbiamo tra l’altro grandi maestri che ci indicano concretamente la strada da percorrere. Tra i molti ricordiamo Giorgio La Pira, Gino Strada, Aldo Capitini [Nota 28]. E, come sempre, ci soccorre il nostro amico e guida Papa Francesco, con il suo straordinario e profetico lascito ereditario che il successore Leone XIV abbraccia convinto, con il suo stile personale e con capacità di lettura dei “segni dei tempi” per i cambiamenti che Papa Francesco aveva capito o solo intuito e che Papa Leone interpreta con saggezza e lungimiranza e già indica alla Chiesa e al Mondo in modo umile e coraggioso.
(…)
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Note
[23] “Esortazione apostolica Dilexit te“ ( https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html ) e il “Discorso all’udienza dei partecipanti all’incontro mondiale dei Movimenti Popolari, Roma, 23 ottobre 2025″ ( https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251023-movimenti-popolari.html )

[24] Raniero La Valle su Prima Loro, ripreso su Aladinpensiero online: https://www.aladinpensiero.it/?p=170498

[25] Vedi Nota 23.

[26] “Proletari di tutto il mondo unitevi” è una celebre frase conclusiva del Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels, pubblicata nel 1848. Lo slogan è un appello all’unità della classe operaia (il proletariato) per opporsi al sistema capitalista e lottare per il superamento dello sfruttamento. L’idea di fondo è che i lavoratori di ogni nazione abbiano interessi comuni e che, uniti, possano vincere la lotta di classe. Come poi le teorie marxiste siano state applicate concretamente in tante nazioni del mondo anche causando tragedie e fallimenti è un’altra storia.

[27] Populorum Progressio: Enciclica di PAOLO PP. VI – Fonte: https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html

[28] Di Giorgio La Pira e di Gino Strada abbiamo scritto nel Dossier Caritas 2024 (articolo ripreso su Aladinpensiero online: https://www.aladinpensiero.it/?p=158086); di Aldo Capitini (1899 – 1968) rammentiamo che è stato un filosofo, politico, antifascista, poeta ed educatore italiano, docente universitario, per un periodo presso l’Università di Cagliari. “Fu uno tra i primi in Italia a cogliere e a teorizzare il pensiero nonviolento gandhiano, al punto da essere chiamato il Gandhi italiano”.

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