Monthly Archives: febbraio 2020

Che succede?

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ITALIA, PAESE SENZA FIGLI
13 Febbraio 2020 by Forcesi | Su C3dem.
Il Report dell’Istat, “Popolazione in calo, soprattutto nel mezzogiorno”. Alessandro Rosina, “Un Paese senza figli e schiacciato in difesa” (Messaggero). Mauro Magatti, “Diventare mamma e papà è sempre più difficile” (Corriere della sera). Giuseppe De Rita, “Si rifiutano i sacrifici che i figli richiedono” (intervista a La Stampa). Chiara Saraceno, “Troppa paura per fare i figli” (intervista al Manifesto). Massimo Calvi, “Chiamata d’emergenza” (Avvenire). Elena Bonetti, ministro della Famiglia, “Dal 2021 un assegno unico per i figli” (intervista a Repubblica).
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Fridays for future: manifestazione venerdì 14 a Cagliari

“Carlo Felice e i tiranni sabaudi” varca il mare: il 21 febbraio al Senato.

Carlo Felice feroce di F CasulaIl volume “Carlo Felice e i tiranni sabaudi” (Grafica del Parteolla) – arrivato alla 138esima presentazione – varca il mare.
Il 21 febbraio prossimo (inizio ore 10.30) sarà presentato a Roma nella Biblioteca del Senato (Piazzale della Minerva, 38).
[segue]

Oggi giovedì 13 febbraio 2020

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Air Italy: un disastro che viene da lontano.. La liquidazione fa precipitare la crisi sarda: e non solo nei trasporti.
di Antonio Dessì, su Democraziaoggi.
La notizia della messa in liquidazione di Air Italy, comunicata senza preavviso, a decisione pare irrevocabilmente presa di comune accordo fra i due soci, AkFed (proprietà Aga Khan) e Qatar Airways (di proprietà maggioritaria di un fondo sovrano qatariota), fa venire al pettine molti nodi, storici, economici, politici. [segue]

Querida Amazonia

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amazoniaEsortazione Apostolica post-sinodale del Santo Padre Francesco “Querida Amazonia”, 12.02.2020
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- Una sintesi dell’esortazione apostolica post-sinodale su La Repubblica online.
- Su Vatican News.
- Conferenza stampa di presentazione dell’esortazione.
- L’Amazzonia.

Che succede?

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POLEMICHE PATRIE. E LA SFIDA DI RENZI
11 Febbraio 2020 by Forcesi | su C3dem.
Stefano Ceccanti ricorda Vittorio Bachelet: “Europa, antidoto alla patria. Bachelet nemico dei sovranisti” (Il Riformista). LA “GIORNATA DEL RICORDO”: Una bella testimonianza personale di don Severino Dianich, “Nel giorno del ricordo” (landino.it). Paolo Segatti, “Capire le foibe (e l’esodo), pensare da europei” (libertaeguale.it). Guido Crainz, “I sovranisti usano il passato per cercare una rivincita” (intervista a Repubblica). La polemica di Angelo D’Orsi con Mattarella: “Foibe e non solo. Lettera a Mattarella” (Manifesto). Michele Serra, “Pulizie etniche” (Repubblica). PRESCRIZIONE: [segue]

Oggi mercoledì 12 febbraio 2020

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Crisi dell’economia italiana e come uscirne
12 Febbraio 2020
Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi.
Cesaratto, “rimproverato” di esprimere una critica eterodossa alle politiche economiche adottate dall’Europa negli anni successivi alla Grande Depressione del 2007-2008, al termine delle “sei lezioni” non manca, tuttavia, di indicare la possibilità di uscire dalla crisi (che coinvolge ormai tutti i Paesi della UM) con politiche correttive degli squilibri che da sempre hanno caratterizzato […]
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Chiara Saraceno: «Meno vincoli e più servizi, la voglia di fare figli torna se cala la paura»
Intervista. «Il Family Act? Spero che si faccia qualcosa, invece di continuare ad evocare la famiglia come il toccasana di tutti i mali o cercare di aumentare la fecondità per far risalire la natalità».
Su il manifesto. [segue]
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Importante Progetto

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Jeremy Rifkin: un audace piano economico per salvare la Terra

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Salvare la terra dall’uso dei combustibili fossili

di Gianfranco Sabattini

Le catastrofi ambientali verificatesi negli ultimi anni stanno lentamente spingendo le classi politiche di molti Paesi a prendere in seria considerazione la denuncia con la quale, da tempo, gli scienziati dei fenomeni atmosferici stanno avvertendo che i cambiamenti climatici, indotti dall’uomo con l’impiego di combustibili fossili, stanno esponendo ogni forma di vita sulla terra al pericolo di un’estinzione di massa. Di tale pericolo si fa portavoce il recente saggio di Jeremy Rifkin: Un green New Deal globale.
A sostegno della gravità della situazione climatica che il mondo sta vivendo, Rifkin riporta l’ammonimento lanciato nel 2018 dall’”Intergovernemntal Panel on Climate Change” (organismo scientifico delle Nazioni Unite) per denunciare che “le emissioni di gas serra stanno accelerando e siamo sull’orlo di una serie di eventi climatici sempre più intensi, che metteranno in pericolo la vita sul pianeta”. Al riguardo, l’Istituto di ricerca ha stimato che, a causa dell’attività umana, la temperatura del globo è aumentata, rispetto ai livelli preindustriali, di un grado centigrado, predicendo “che il superamento della soglia di 1,5 gradi centigradi scatenerà un feedback loop [circolo vizioso] incontrollabile e una catena di mutamenti climatici che decimerà gli ecosistemi della Terra”. La conseguenza sarebbe l’impossibilità di conservare il tipo di vita che oggi l’umanità può ancora permettersi.
Lo stesso Istituto è giunto alla conclusione che, per evitare la catastrofe ambientale attesa, occorre ridurre drasticamente “le emissioni di gas serra del 45% rispetto ai livelli del 2010”, affrontando una drastica trasformazione dell’economia globale, della società e dello stile di vita; ciò significa che, per evitare il pericolo della catastrofe ambientale denunciata dall’Istituto di ricerca delle Nazioni Unite, la specie umana dovrà realizzare un “radicale riorientamento della sua civiltà da realizzare in un periodo di tempo brevissimo”. Ma per quale ragione le emissioni di gas serra sono diventate così pericolose?
Notoriamente, l’effetto serra è un fenomeno che incide sul processo di “Equilibrio termico” regolazione della temperatura del nostro pianeta (o di qualsiasi altro con le stesse caratteristiche fisiche); la terra subisce l’effetto serra quando accumula all’interno della sua atmosfera una parte dell’”Energia termica” energia termica proveniente dal sole, la stella attorno alla quale essa orbita, per effetto della presenza di gas, denominati “Gas serra”. Tali gas (vapore acqueo, anidride carbonica, ozono e altri) sono naturalmente presenti nell’atmosfera, garantendo una temperatura terrestre che, per quanto diversamente distribuita alle diverse latitudini, consente accettabili condizioni di vita. Senza l’effetto serra dei gas presenti nell’atmosfera, la temperatura della terra sarebbe notevolmente inferiore rispetto a quella che ha reso possibile alla vita animale e vegetale di evolvere e di colonizzare gran parte della sua superficie.
Il bilancio energetico sole-terra rappresenta l’equilibrio tra l’energia che la terra riceve dal sole, per irradiarla poi nello spazio esterno. Le radiazioni assorbite sono distribuite sul pianeta, come si è detto, in modo non uniforme, perché il sole riscalda le regioni equatoriali più delle regioni polari; l’atmosfera e gli oceani svolgono la funzione di compensare gli squilibri del riscaldamento solare, attraverso l’ evaporazione dell’acqua di superficie, la convezione (una forma di trasferimento del calore), le precipitazioni, i venti e la “Circolazione termoalina” circolazione oceanica. In queste condizioni, sino alla Rivoluzione industriale (1750), la terra è sempre stata molto vicina ad essere in “equilibrio radiativo” (la situazione in cui l’energia solare in ingresso è bilanciata da un uguale flusso di calore verso lo spazio).
In condizione di equilibrio radiativo, le temperature globali si sono mantenute in passato relativamente stabili; ciò perché tale equilibrio portava, da una parte, ad un aumento della temperatura della terra e, dall’altra parte, a escursioni termiche meno intense di quelle che si sarebbero avute in assenza dell’effetto serra, in quanto il calore assorbito veniva ceduto più lentamente verso l’esterno. L’aumento dell’effetto serra, causato dall’intervento dell’uomo sulla natura, ha alterato il normale equilibrio termico del pianeta, portando nel corso degli anni a mutamenti dal punto di vista climatico e ambientale, e generando un aumento del riscaldamento globale.
L’incremento delle concentrazioni di alcuni dei gas presenti nell’atmosfera terrestre, avvenuto come si è ricordato a partire dalla Rivoluzione industriale, ha causato un crescente riscaldamento del pianeta, per via della prevalente crescita dell’anidride carbonica; quest’ultima, sebbene indispensabile per la vita e per la fotosintesi delle piante, è divenuta nello stesso tempo la maggior responsabile dell’eccessivo aumento effetto serra e dei fenomeni atmosferici che stanno mettendo in serio pericolo la sopravvivenza della vita sulla Terra.
Per evitare gli effetti catastrofici del surriscaldamento climatico, da più parti – sottolinea Rifkin – viene invocato il lancio di un “Green New Deal Globale”, col quale provvedere alla copertura del fabbisogno energetico, traendolo da fonti pulite e rinnovabili; ciò richiede che si proceda, entro i prossimi dieci anni, alla modernizzazione delle rete energetica, degli edifici e delle infrastrutture di trasporto e all’aumento degli investimenti nella ricerca delle “tecnologie verdi” e della formazione di posti di lavoro nella nuova economia verde.
Malgrado i grandi vantaggi che potrebbero essere assicurati dal Green New Deal Globale, è diffuso il convincimento che nella fase attuale il mondo non disponga ancora di un “meccanismo efficace” per realizzarlo. Tuttavia, sebbene l’opinione prevalente in gran parte delle forze politiche affermi l’impossibilità di realizzare un accordo per una transizione globale a “zero emissioni di carbonio”, secondo Rifkin esiste “un percorso che potrebbe evitare l’ulteriore aumento di mezzo grado della temperatura, che condannerebbe la vita sulla terra, dandoci la possibilità di rimettere ordine nel nostro rapporto con il pianeta”.
Al riguardo, Rifkin ricorda che, per ridurre e incoraggiare le attività produttive e il settore pubblico ad adottare “tecnologie verdi” e a realizzare infrastrutture a zero emissioni di carbonio, ventisette premi Nobel hanno proposto l’adozione a livello globale di una “carbon tax”, ritenuta “l’unico strumento con cui inviare un potente segnale economico capace di imbrigliare la mano invisibile del mercato, in modo da indirizzare gli attori economici verso un futuro a basse emissioni di carbonio”, senza compromettere la crescita economica.
Ciò diverrebbe possibile, secondo Rifkin, se la carbon tax fosse aumentata “ogni anno fino a quando gli obiettivi di riduzione non saranno raggiunti”; onde evitare possibili ingerenze politiche, la tassa dovrebbe essere resa neutrale sul piano distributivo dal punto di vista dei cittadini. In questo modo, il costante aumento del prezzo dell’energia da combustibili inquinanti indurrebbe un crescente processo di innovazione tecnologica e infrastrutturale su larga scala, accelerando il passaggio alla produzione e al consumo di beni e servizi a zero emissioni di carbonio, rendendo così possibile “massimizzare l’equità e la praticabilità politica di una carbon tax crescente”. La realizzazione di un simile meccanismo sarebbe facilitata, se tutte le entrate generate dalla tassa fossero direttamente restituite ai cittadini con la riduzione del prezzo dell’energia e la concessione di altre facilitazioni; essi potrebbero così ricevere sotto forma di “dividendi del carbonio”, più di quanto sono chiamati a pagare con l’aumento del prezzo dell’energia, causato originariamente dall’introduzione della carbon tax.
Negli ultimi anni, studi e rapporti provenienti da molti governi nazionali e da molti altri enti pubblici e privati denunciano il possibile crollo della “civiltà industriale”, se le emissioni di carbonio nell’atmosfera non saranno bloccate entro il 2030. Per evitare questo possibile crollo, molti Paesi e settori produttivi importanti si stanno lentamente affrancando dall’uso delle energie da combustibili fossili, per affidarsi a quelle d’origine solare, eolica o di altre fonti rinnovabili e alle tecnologie a zero emissioni di carbonio. Tutto ciò, secondo Rifkin, potrà avvenire a condizione che i governi seguano le indicazioni del mercato emergenti dall’introduzione della carbon tax; i governi che riusciranno a gestire con successo la rivoluzione industriale a zero emissioni di carbonio potranno sicuramente evitare il pericolo del possibile crollo della civiltà industriale, mentre quelli che “non riusciranno a tenere il passo delle forze di mercato e rimarranno in una cultura dei combustibili fossili del XX secolo che va ormai collassando vacilleranno”.
Nella prospettiva di preparare un futuro più sostenibile, alcuni Paesi (quelli dell’Europa comunitaria e la Cina, ad esempio) hanno deciso di perseguire un futuro più sostenibile dal punto di vista ambientale. L’Europa in particolare, ha varato il “Piano 20-20-20”, un insieme di misure da adottare una volta concluso il Protocollo di Kyoto, il trattato stipulato per contrastare il cambiamento climatico che scadrà al termine del 2020. Le proposte comunitarie sono contenute nella Direttiva 2009/29/CE, entrata in vigore nel giugno 2009; essa prevede la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, l’aumento del 20% della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e il conseguimento di un risparmio energetico pari al 20%: il tutto entro il 2020. Il significato reale della direttiva è quello di trovare il modo di impegnare i Paesi ad attuare una politica energetica adeguata a fronteggiare l’attuale stato di pericolo cui si trova esposto il mondo senza attendere improbabili accordi globali. Nel 2018, l’Unione Europea ha anche annunciato quale sarà la prossima tappa del processo per la decarbonizzazione del Vecchio Continente; la Commissione europea “ha chiesto che l’Europa raggiunga entro il 2050 la neutralità climatica, dando vita a una società ecologica a zero emissioni estesa a tutta la superficie del Continente”. Anche la Cina ha negli ultimi anni adottato un piano di transizione verso un’era post carbonio; ma non è escluso, anzi è probabile, che all’Europa comunitaria e al grande Paese asiatico si aggiungano pure gli Stati Uniti.
La conclusione di Rifkin è che, senza il congiunto impegno di queste tre grandi entità politiche “a marciare in sincronia, condividendo le pratiche migliori, stabilendo codici, regolamento standard e incentivi comuni, e tendendo insieme le braccia per conquistare alla causa il resto dell’umanità, la corsa per giungere a una civiltà a zero emissioni di carbonio” sarà sicuramente perduta.
L’auspicio di Rifkin potrebbe essere vanificato dalle irragionevoli posizioni dell’attuale presidente degli USA (in quanto sensibile alle pressioni del “Competitive Enterprise Institute”, interessato all’utilizzo di combustibili inquinanti, quali carbone, petrolio e gas naturale); ma anche di altri protagonisti, come l’attuale presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, propenso a distruggere l’Amazzonia (il grande polmone verde del mondo) e a non osservare i vincoli a tutela dell’ambiente perché giudicati un ostacolo alla crescita economica del suo Paese; o come Vladimir Putin, che intende continuare a fare affidamento sullo sfruttamento dei combustibili inquinanti per sostenere il bilancio pubblico, il cui mancato equilibrio potrebbe produrre un problema di instabilità politica.
I veri nemici delle tutela ambientale per la realizzazione di una civiltà a zero emissioni di carbonio sono quindi gli egoismi nazionali, che rendono i governi insensibili alla percezione dei rischi comuni.
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DOCUMENTAZIONE
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO
DARE FORMA ALLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA
Bruxelles, 22.1.2020 COM(2020) 27 final
ursula
“Voglio che gli europei costruiscano il futuro della nostra Unione. Essi dovrebbero svolgere un ruolo guida e attivo nel definire le nostre priorità e il nostro livello di ambizione. Voglio che i cittadini possano dire la loro nell’ambito di una Conferenza sul futuro dell’Europa da avviare nel 2020 per una durata di due anni.” La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
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Che succede nel Pianeta?

28df51c0-f404-4f8f-bc1e-8692b3f35506 lampada aladin micromicroDa tempo su Aladinpensiero e in altre pubblicazioni insistiamo sulla pertinente/felice convergenza tra l’analisi e le indicazioni dell’enciclica di Papa Francesco, Laudato sì’, e quelle dell’Agenda Onu 2030. Siamo stati anche tra gli organizzatori di importanti convegni in argomento. Al riguardo prendiamo atto con soddisfazione delle rilevanti iniziative di approfondimento che vedono impegnate importanti organizzazioni, tra le quali – come risulta dagli articoli che sotto riportiamo – la Pontificia Accademia per le scienze sociali e l’AsVis – Associazione per lo Sviluppo sostenibile (della quale ultima come Associazione aladinpensiero siamo soci). Ci piacerebbe vedere su queste tematiche uno spiccato impegno anche dell’Università della Sardegna (il singolare è voluto) e di tutto l’associazionismo economico, politico, sociale e culturale degli ambiti territoriali di nostro primo riferimento, (la Sardegna) e oltre. È questione vitale. Stiamo infatti parlando della nostra sopravvivenza come umanità, al di là della stessa persistenza del nostro pianeta. In tutto questo discorso troviamo pertinente il nostro recente impegno nella Scuola per la Costituente della Terra, della quale non a caso riportiamo in testa al presente articolo il logo che la rappresenta con felice grafica.
solidarity Editoriali di aladinpensiero online del 10 febbraio 2020.
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goal-4Discorso ai partecipanti al Convegno “Education: The global compact” della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali [di Papa Francesco]
By sardegnasoprattutto / 10 febbraio 2020 / Conoscenza/
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Oggi martedì 11 febbraio 2020

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Il governo oscilla, rischia il logoramento
11 Febbraio 2020
Alfiero Grandi su Democraziaoggi.
Il governo sembra spesso sul punto di entrare in crisi, poi finora ci ha abituati ad un guizzo che fin qui gli ha consentito di continuare.
La questione è troppo seria per non rifletterci su.
Anzitutto si conferma che il referendum costituzionale ha obiettivamente allungato i tempi di vita del governo, ma che il “partito” che […]
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Fare opposizione a questa giunta, ma come? Quattro idee per il cantiere dell’Alternativa
11/02/2020 Vito Biolchini su vitobiolchini.it
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CoStat e NOstra impegnati per il NO nel referendum per il taglio del numero dei parlamentari. Le ragioni nei documenti emanati.

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Si è svolto questa mattina un incontro informale tra il CoStat e l’associazione NOstra di Cagliari. [segue]

Che succede?

c3dem_banner_04Andare all’essenziale. L’eredità di Vittorio Bachelet
10 Febbraio 2020 by Forcesi | su C3dem.

Che succede nel pianeta?

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lampada aladin micromicroDa tempo su Aladinpensiero e in altre pubblicazioni insistiamo sulla pertinente/felice convergenza tra l’analisi e le indicazioni dell’enciclica di Papa Francesco, Laudato sì’, e quelle dell’Agenda Onu 2030. Siamo stati anche tra gli organizzatori di importanti convegni in argomento. Al riguardo prendiamo atto con soddisfazione delle rilevanti iniziative di approfondimento che vedono impegnate importanti organizzazioni, tra le quali – come risulta dagli articoli che sotto riportiamo – la Pontificia Accademia per le scienze sociali e l’AsVis – Associazione per lo Sviluppo sostenibile (della quale ultima come Associazione aladinpensiero siamo soci). Ci piacerebbe vedere su queste tematiche uno spiccato impegno anche dell’Università della Sardegna (il singolare è voluto) e di tutto l’associazionismo economico, politico, sociale e culturale degli ambiti territoriali di nostro primo riferimento, (la Sardegna) e oltre. È questione vitale. Stiamo infatti parlando della nostra sopravvivenza come umanità, al di là della stessa persistenza del nostro pianeta. In tutto questo discorso troviamo pertinente il nostro recente impegno nella Scuola per la Costituente della Terra, della quale non a caso riportiamo in testa al presente articolo il logo che la rappresenta con felice grafica.
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“È la fine del mondo, bellezza, e tu non puoi farci niente”
di Rachele Gonnelli
sbilanciamoci-20Sbilanciamoci, 9 Febbraio 2020 | Sezione: Ambiente, Apertura.
Due convegni, in Vaticano e alla Farnesina, hanno approfondito il dibattito su come uscire dalla crisi del capitalismo con politiche di sviluppo sostenibile e attento al benessere delle popolazioni, sull’agenda Onu 2030. Hanno partecipato esperti tra cui Stiglitz e Georgieva, persino il papa. La stampa italiana era distratta.

Due importanti conferenze sull’economia della transizione e su come impostare un diverso modello di sviluppo, di livello internazionale, si sono svolti a Roma nella prima settimana di febbraio; la stampa nazionale non ha dato pressoché notizia.

Il 5 febbraio in una splendida palazzina cinquecentesca a ridosso della Basilica di San Pietro, la Casina Pio IV o Casa delle scienze della Città del Vaticano, la Pontificia accademia delle scienze sociali ha chiamato a convegno, per una discussione che è durata l’intera giornata, bei nomi degli studi economici e protagonisti istituzionali di primo piano (il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e la nuova direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva, nominata lo scorso ottobre, ma anche ministri come l’argentino Martin Guzman, il paraguaiano Benigno Lopez, la salvadoregna Maria Luisa Hayem, il francese Bruno Le Maire, la spagnola Nadia Calvino, il messicano Arturo Herrera, il presidente della Banca europea degli investimenti Werner Hoyer e il presidente del Banco centroamericano de intergracion economica Date Mossi e altri) sul tema “Nuove forme di solidarietà”. E già nel sottotitolo della conferenza – “inclusione, integrazione, innovazione” – c’era un evidente riferimento agli obiettivi dell’agenda delle Nazioni Unite per i prossimi dieci anni. (l’evento è interamente visibile su https://www.youtube.com/watch?v=mNoraYBzbtE)
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L’altro appuntamento, che si è svolto alla Farnesina solo due giorni più tardi, era la presentazione del rapporto dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (AsVis), rete di associazioni, imprese, ong, università, rappresentare delle organizzazioni internazionali in Italia ed enti territoriali per promuovere politiche economiche, sociali e ambientali coerenti con il raggiungimento dei 17 “goals” o obiettivi fissati dalle Nazioni Unite per il 2030, in grado cioè di far fronte al cambiamento climatico con politiche che contengano le emissioni inquinanti e aiutino le popolazioni a resistere agli sconvolgimenti ambientali e agli altri disequilibri del mondo che minano la pace e il benessere, tra cui le migrazioni.

L’AsVis (qui il report sulla legge di bilancio https://asvis.it/presentazione-analisi-legge-di-bilancio/), – nata quattro anni fa su impulso dello statistico Enrico Giovannini, che oggi ne è portavoce, e dall’università di Tor Vergata a Roma – con la collaborazione di oltre 600 esperti ha messo a punto indicatori specifici per monitorare lo stato di avanzamento delle politiche italiane ed europee per l’avvicinamento ai target 2030. “Solo dieci anni di tempo per salvare il mondo, non il pianeta che continuerà forse anche meglio di così, ma l’uomo, l’umanità”, ha detto Giovannini nel suo intervento iniziale per spiegare il senso del condensato di obiettivi, riconosciuti come esiziali a livello internazionale, nel cronoprogramma messo a punto dall’Onu.

I due eventi non hanno fatto che parlarsi, anche senza espliciti rimandi l’uno all’altro. In entrambi la parola che è risuonata più spesso è stata “diseguaglianze”, con la specificazione – sottolineata da Alicia Barcena Ibarra in Vaticano, segretaria della Cepal, organizzazione economica dei paesi dell’America latina e Caribe legata all’Onu – che quando si parla di diseguaglianze non si parla di povertà, ma ad esempio dei movimenti di studenti che in Cile rivendicano, anche attraverso azioni di disobbedienza civile, un più ampio e gratuito accesso a servizi essenziali che vengono loro sempre più negati, dalla sanità a una formazione di qualità, a servizi di trasporto locali. Un’altra parola che è risuonata in entrambi gli eventi è stata “bene comune”, un obiettivo che secondo Stiglitz è andato disperso dopo quarant’anni di ricette neoliberiste che hanno mandato in crisi “il capitalismo”.

Quindi è di tentativi di riforma del sistema, che non sembra più in grado di assicurare anche solo la speranza di un progresso sociale e di benessere, che si è parlato in ambedue le assise. Esiste un enorme problema macroeconomico, è stato riconosciuto da più oratori, tra cui Jeffrey Sachs, della Columbia. Un enorme deficit di capacità della politica di affermare un’agenda diversa da quella ormai fallita dell’austerity e del neoliberismo che sta portando l’umanità alla distruzione di risorse essenziali, libertà, diritti e speranze di miglioramento.

I due convegni hanno avuto anche espliciti riconoscimenti reciproci del medesimo cammino. Riferimenti all’enciclica “Laudato Sì’” da parte di Giovannini, dal presidente AsVis Pierluigi Stefanini e da altri alla Farnesina, riferimenti continui agli impegni per il Millennio delle Nazioni Unite in Vaticano, oltre che al primo testo economico della Dottrina della Fede: “Oeconomicae et pecuniaria quaestiones”, che toglie dal campo qualsiasi possibilità di doppia morale per l’imprenditore, il banchiere, il politico cattolico.

Nella Casa della scienza della Santa Sede, Jorge Bergoglio, a sorpresa, si è appalesato nel pomeriggio, pronunciando un accorato discorso a braccio, in spagnolo, a proposito soprattutto della necessità di garantire uno sviluppo sostenibile anche consentendo la ristrutturazione del debito dei paesi più poveri – evidente il riferimento alla sua Argentina e gli sforzi dello stesso pontefice per evitare un altro disastroso default a causa del prestito più oneroso della storia del Fondo monetario internazionale contratto dal governo neoliberista di Macri e lasciato in eredità al nuovo corso kirchnerista.

Nessuno ha usato la parola “populismo” né qui né là, Oltretevere, neanche quando sono state incidentalmente evocate le speranze tradite da Peron negli anni Trenta dell’altro secolo. Ed è sembrata prevalere una analisi, implicita negli interventi, che vede casomai il popilusimo come un epifenomeno del più vasto problema di scollamento della democrazia e di cronicizzazione delle enormi diseguaglianze.

Di tutto ciò la stampa italiana non si è interessata, evidentemente convinta che questi argomenti siano scarsamente interessanti per i politici di riferimento, meno degli starnuti dell’ex ministro dell’Interno. O delle psicosi alimentate dalla cattiva informazione sul coronavirus, cioè di una infezione che, in effetti, riguarda le diseguaglianze, l’accesso a servizi essenziali, la dissipazione delle risorse attraverso la guerra e la nuova guerra fredda tra Pechino e Washington. Senza che parlare della paura del coronavirus possa però aiutarci a uscire da questo gorgo distruttivo. Non sembra così incomprensibile che la scelta di privilegiare solo notizie che creino ansia, paura, senso di ineluttabilità, comporti poi l’abbandono di tanti lettori: da sei milioni i lettori di giornali sono passati, in meno di dieci anni, a quasi due. Le testate mainstream – ma anche quelle che si dichiarano controcorrente – sembrano affette dallo stesso morbo che colpisce la politica: l’incapacità ad abbandonare il quarantennale palinsesto neoliberista, fatto di valutazioni che derivano dalle analisi delle agenzie rating, piuttosto che dall’attenzione a cosa succede alle persone fisiche e ai loro contesti. Giornali e telegiornali risultano sordi alla scienza, ai richiami che vengono dalle Nazioni Unite o dal papa, come se questi fossero discorsi marginali, da riservare al secondo sfoglio, insieme alle cure per l’invecchiamento della pelle e al vegetarianismo.
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Disuguaglianze
occorrono più crescita e sicurezza

Francesca Cicoria, su Rocca.
Una delle sfide più importanti che andrebbero affrontate nell’epoca contemporanea è certamente la riduzione delle disuguaglianze. Esse inevitabilmente generano instabilità politica, proteste di massa, conflitti che possono evolvere in guerre. L’allarme è stato lanciato dall’Onu, nel World Social Report, che registra dal 1990 una crescita della disuguaglianza per più di due terzi della popolazione mondiale. L’1% della popolazione di 18 Paesi, tra cui Stati Uniti, Russia, India e Brasile, detiene oltre il 20% della ricchezza mondiale. La quota di reddito che va all’1% più ricco della popolazione mondiale è aumentata in 46 Paesi sui 57 per i quali sono disponibili i dati 1990-2015, mentre il 40% con i redditi più bassi ha guadagnato il 25% in meno in 92 Paesi. Del problema se n’è parlato in Vaticano alla Casina Pio IV nel giorno di apertura del workshop «Nuove forme di fraternità solidale, di inclusione, integrazione e innovazione» promosso dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Per il Presidente Stefano Zamagni «La novità dell’ultimo trentennio è che sono le regole, cioè la struttura delle relazioni economiche, a generare le disuguaglianze indipendentemente dalla volontà delle persone. Oggi le disuguaglianze sono provocate dal modo in cui funziona la finanza speculativa Internazionale». Oggi la finanza è autoreferenziale, non persegue più il suo vero fine che è quello di favorire l’economia reale e lo sviluppo. L’economista Zamagni ritiene che sia necessario «un patto globale per modificare le regole del gioco economico, a livello soprattutto internazionale». Non meno importante è la «solidarietà» tra i popoli, i governi e le organizzazioni internazionali, uno dei «tre pilastri della Dottrina Sociale della Chiesa, assieme alla sussidiarietà e al bene comune».
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Oggi lunedì 10 febbraio 2020

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Che c’entra il processo? Ciò che interessa è l’impunità!
10 Febbraio 2020
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
La riforma della riforma introduce una netta distinzione tra condannati e assolti con lo stop del decorrere della prescrizione solo per i primi e una sospensione fino all’appello per i secondi.
Cosa prevede il “Lodo Conte bis”, così chiamato in riferimento all’avvocato Federico Conte, deputato di LeU? Stabilisce una distinzione tra condannati […]