DOCUMENTAZIONE del Lab Sussidiarietà Sardegna – Centro di Competenza per l’Innovazione Sociale e la Partecipazione

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Documento in bozza del 19 marzo 2026. Referente Davide Carta
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stemmaaraldico_comunecagliari_stilizzatoCOMUNE DI CAGLIARI
BOZZA DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE
OGGETTO: Approvazione del Regolamento per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani della città di Cagliari

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libro-sussicidiarieta-coverPrefazione Libro Cos’è la Sussidiarietà
La nuova grande trasformazione
di Giulio Sapelli (2007)

Siamo dinanzi a una lenta ma irresistibile rivoluzione; pacifica, fondata su molecolari trasformazioni che hanno al centro la soggettività della persona, l’elemento vitale e meraviglioso che continua a stupirci in questi anni. Anni che a prima vista paiono i più tormentosi dell’umanità: guerre e conflitti, riclassificazioni minacciose delle gerarchie dei mercati e dei sistemi internazionali, sovranità confliggenti, crisi della fiscalità e ripensamento del rapporto tra cittadino e Stato, che pare non avere mai fine e dissolversi nell’entropia.
Ma se guardiamo ai segni dei tempi e alla persona che ritrova la sua unità nel riconoscimento dell’altro e nelle sue relazioni pienamente umane, giusnaturalistiche, ebbene il meraviglioso stupore fenomenologico si accompagna a una visione meno tragica dell’esistente. Si sta sgretolando il complesso statolatrico costruito sul diritto romano-germanico e sull’assorbimento della società da parte dello Stato, nodo decisivo per l’affermazione di costrutti nazionali atti a consentire l’avvento dei capitalismi europei e asiatici a fronte del primigenio libero commercio anglosassone, seguito dalla prima industrializzazione. Quel complesso aveva le forme del Leviatano, ma al suo fianco, non dimentichiamolo mai, apparve sempre Behemont, il mostro biblico del disordine, che sguazza nel fango dell’essere senza Dio, quel fango che Nietzsche descrisse ed esaltò con sconfinata brutalità. E non dimentichiamo che Behemont ispirò a Hobbes Behemoth, un’opera meno celebre ma altrettanto importante del Leviathan, dedicata al disordine e alla guerra
civile scaturita dalla tensione escatologica, e non economica, che diede vita alla prima rivoluzione moderna. Essa è più che mai attuale e ben rappresenta il tempo in cui viviamo, di disordine, anomia, angosciosa attesa. Attendiamo che vi sia un’alternativa tanto alla dittatura, quanto al disordine: la sussidiarietà risponde al bisogno di un nuovo, benevolo ordine.
Ne dà prova il libro qui presentato, che raccoglie saggi ispirati dalla prima vera riflessione scientifica sulla sussidiarietà, fondata tanto sulla teoria, quanto sulla descrizione empirica. Alla base di questa riflessione c’è la volontà, sostenuta dalla ragione, di non concepire la sovranità attraverso il duopolio cittadino-Stato, né l’essere sociale attraverso l’opposizione tra mercato e Stato. La sussidiarietà è la rivoluzione in marcia. La ragione di ciò risiede nel fatto che la società viene scoprendosi attraverso la relazionalità e l’associazione delle persone come ente primigenio e intermedio rispetto allo Stato. Si tratta di una trasformazione eccezionale, pari a quella che Polany descrisse ne La grande trasformazione per
darsi conto dell’avvento del welfare. Ora però non è lo Stato ad agire: è la società animata dalla fede e dalla volontà di rappresentazione diretta – e quindi consapevole del Sé – a fondare la sovranità e non viceversa. Lo Stato dipende da questa nuova forma di sovranità, in quanto e se, la protegge e insieme l’esalta e, ancora, dà a essa le condizioni per svilupparsi e non viceversa. Non stupisce che l’impulso più profondo a questa trasformazione epocale venga dai regimi giuridici a common law. Essi sono, per loro natura, fondati sui presupposti che il viaggiatore francese più intelligente, tra i tanti che visitarono quelle terre nei primi anni dell’Ottocento, riconobbe e descrisse, in opposizione all’antico regime centralizzato del suo Paese d’origine. Tocqueville docet. Quel riconoscimento decretò la fama internazionale dei «Padri fondatori» delle terre emerse e benefiche della democrazia partecipata, deliberativa e federale. Quanto accade oggi anche nell’ordine internazionale ne è una conferma. Gli Stati nazionali perdono l’unicità
nella formazione del corpus dottrinario del diritto e le stesse leggi sono sempre più, là dove si strutturano neoimperi sovranazionali, come l’Unione Europea, il frutto di una stratificazione giuridica asimmetrica, che pone al centro le volontà di recepimento piuttosto che l’obbligatorietà dell’applicazione. O meglio, quando questa obbligatorietà è totalizzante, ecco scattare il rifiuto di parte dei soggetti popolari che dovrebbero esserne i destinatari, come ha dimostrato la recente vicenda della Costituzione europea. Gli Stati nazionali, d’altro canto, incontrano sempre più dinanzi a sé la crisi fiscale e la teoria e la prassi dello Stato imprenditore si dimostra essere sempre più quella che indicavano i teorici italiani della nascente scienza delle finanze: un segmento della teoria dell’imposta. Tale teoria è l’essenza della sovranità unita al monopolio della forza, ma inizia a essere messa in discussione anche negli Stati non a common law; questa crisi tende a provocare sommovimenti teorici e istituzionali – si veda la Costituzione italiana, per esempio – e il federalismo comincia a veder scolpiti i suoi lineamenti nelle leggi e nelle coscienze. Tutto ciò spiega bene la trasformazione in atto. Il crollo dello Stato imprenditore deve però essere accompagnato da una trasformazione radicale del possesso dei beni pubblici da parte delle comunità nelle più varie forme, purché esse servano il principio del servizio ottimale ai cittadini fruitori e insieme garanti della loro stessa esistenza. È necessaria una nuova teoria dell’allocazione dei diritti di proprietà dello Stato, non solo dei privati, che ponga al centro la qualità della prestazione e l’efficacia della deliberazione nella trasparenza dei diritti e dei doveri. Se ci poniamo in tale prospettiva, si vedrà come i saggi qui raccolti dimostrino esaurientemente quanto proficuo possa essere l’avvento di un’economia di relazione, piuttosto che di transazione e di concessione anche dei beni statuali o di quelli definiti un tempo enti autarchici. I monopoli tecnici e naturali potrebbero essere posseduti dalle comunità: sia in forme private a larghissima diffusione della proprietà, sia in forme cooperative, sia in forme di enti non profit. Come, del resto, l’esperienza internazionale, anglosassone in primis, ci dimostra.
Fare questo implica una vera e propria rivoluzione culturale.
Ciò è evidente quando si affronta quel bene pubblico essenziale per lo sviluppo sociale che è l’educazione. Qui, più che nel welfare
comunemente inteso, il pregiudizio statolatrico è permanente e contrasta anche con il fondamento stesso della nascita delle libertà
moderne, tutte fondate sul principio della libertà religiosa. Senza di essa non vi è libertà della persona e soprattutto non vi è libertà
di trascendere l’individualismo esperienziale e trasformarlo in reciprocità condivisa perché scelta liberamente. Scelta che esalta
l’irriducibilità dell’autonomia morale personale.
Il principio di sussidiarietà riemerge, dunque, dopo un lunghissimo sonno dalle ceneri. Tale riemergere ha al centro l’importantissimo e decisivo lascito perenne del Magistero ecclesiastico e della Dottrina sociale cristiana, cattolica e giudaica. Ma va oltre questo riferimento essenziale per parlare a tutta l’umanità che anela alla libertà. Sussidiarietà, solidarietà e libertà, del resto, non possono non andare tenendosi per mano nel cammino della storia.
È questo camminare tenendosi per mano che viene qualificandosi come unico strumento per ridare forma e fiducia al vivere sociale nella libertà e insieme nella sicurezza, che viene dalla protezione della comunità, frutto di una libera scelta associativa. Essa, illuminata dalla scelta personale, non annichilisce, non conduce in catene sentimenti ed emozioni; essa esalta, invece, la libera persona perché la sorregge e la aiuta nella sofferenza. In questo libro si indicano strumentazioni preziosissime, si invocano sperimentazioni prudenti, si indicano esempi virtuosi. Ma vi è una luce che pervade
tutti i contributi: la bellezza della fede nella possibilità trasformatrice che dalla persona sale su verso il suo associarsi, su verso il suo rappresentarsi. Su sempre, riconoscendosi anche nello Stato, quando di esso abbisogna, senza, allora, vedervi un nemico. Esso, per tutti noi, è solo un frutto della società fecondata da quella relazionalità realizzatrice che è il fondamento della sussidiarietà.
[Che cosa è la sussidiarietà - Prefazione al Libro, di Giulio Sapelli]

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