Sardegna

SARDINIAN JOB continua

 

Oggi venerdì 23 febbraio 2018

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democraziaoggi-loghettoElezioni: chi vincerà che cosa? E la rappresentanza?
23 Febbraio 2018
Gonario Francesco Sedda su Democraziaoggi.
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Per onorare il Grande Sardo Giovanni Maria Angioy, morto esule a Parigi il 22 febbraio 1808.

Quale classe dirigente per la Sardegna che vorremo
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lampada aladin micromicrodi Aladin, 8/5/2016.
Giovanni Maria Angioy Memoriale 2«Malgrado la cattiva amministrazione, l’insufficienza della popolazione e tutti gli intralci che ostacolano l’agricoltura, il commercio e l’industria, la Sardegna abbonda di tutto ciò che è necessario per il nutrimento e la sussistenza dei suoi abitanti. Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri, possiede così grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli stati più ricchi d’Europa, e che gli antichi non hanno avuto torto a rappresentarcela come un paese celebre per la sua grandezza, per la sua popolazione e per l’abbondanza della sua produzione.»
In un recente convegno sulle tematiche dello sviluppo della Sardegna, un relatore, al termine del suo intervento, ha proiettato una slide con la frase sopra riportata, chiedendo al pubblico (oltre duecento persone, età media intorno ai 40/50 anni, appartenente al modo delle professioni e dell’economia urbana) chi ne fosse l’autore, svelandone solo la qualificazione: “Si tratta di un personaggio politico”. Silenzio dei presenti, rotto solo da una voce: “Mario Melis?”. No, risponde il relatore. Ulteriore silenzio. Poi un’altra voce, forse della sola persona tra i presenti in grado di rispondere con esattezza: “Giovanni Maria Angioy“. Ebbene sì, proprio lui, il patriota sardo vissuto tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, (morto esule e in miseria a Parigi, precisamente il 22 febbraio 1808), nella fase della sua vita in cui inutilmente chiese alla Francia di occupare militarmente la Sardegna, che, secondo i suoi auspici, avrebbe dovuto godere dell’indipendenza, sia pur sotto il protettorato francese (1). [segue]

Gli editoriali di Aladinews

img_4822lampada aladin micromicroUsa – Cina, condominio del mondo. La Russia bussa per entrare.
Gli interessi che legano a “doppio filo” gli USA e la Cina
di Gianfranco Sabattini su Aladinews.
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Oltre il 4 marzo.img_4810
img_4810Questo articolo, pubblicato nel sito chiesadituttichiesadeipoveri dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, segnalava tre questioni prioritarie da affrontare per far ripartire il cammino della civiltà: il diritto umano universale di muoversi e stabilirsi dovunque, la liberazione della politica dal vecchio alibi del Dio violento, la sovranità tolta al denaro.
Raniero La Valle
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logo76Il salutare paradosso di imprenditori che uniscono economia e comunione. Un germe suscettibile di sviluppo. Il sistema dell’azzardo del capitalismo idolatrico distrugge milioni di famiglie, crea, scarta e poi nasconde i poveri. Evasione ed elusione fiscale tradiscono la legge del reciproco soccorso. La condivisione crea nuovo pane e nuovo bene
Il 4 febbraio 2017 papa Francesco riceveva i partecipanti all’incontro “economia di comunione” promosso sulla scia di un’esperienza avviata venticinque anni fa in Brasile, e teneva questo discorso in cui affermava la possibilità di un’altra economia che invece di uccidere fa vivere perché condivide.
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Comunicazioni CoStat

costat-logo-stef-p-c_2Cari compagni/e, amici/e,
l’incontro coi candidati del NO mi pare sia andato bene sia per la partecipazione sia per il contenuto. E’ stato chiaro, pur nella delicatezza dell’argomento, che il Comitato fa politica a modo suo, intervenendo più sull’indirizzo politico costituzionale che su quello contingente di maggioranza.
Per una sintesi dell’incontro rinvio a democraziaoggi link http://www.democraziaoggi.it/?p=5334#more-5334
Ora, con lo stesso spirito, bisognerebbe prendere un’iniziativa dopo il 4 marzo per mettere in piedi un movimento di riforma della legge elettorale regionale e dintorni: il tema riguarda la sovranità e la rappresentanza dei sardi, a partire dall’elezione dell’Assemblea regionale.
Sul tema possiamo provare a costruire una convergenza delle forze del No, secondo il nostro stile, senza inutili manovre, in pubblico. E’ un lavoro difficile, ma mi pare abbiamo acquistato la credibilità per tentare. Abbiamo comunque il dovere di provarci, anche in sintonia col Comitato nazionale che ha lanciato LA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE PER UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE,
Nel frattempo il gruppo di su “lavoro e scuola” ha continuato a riunirsi, mentre il gruppo su “ambiente e lavoro” si accinge a farlo.
Mi pare ci sia materia per fare una delle nostre riunioni ordinarie mercoledì prossimo (28 febbraio) alle 18, in CSS. Con all’odg: iniziative sulla legge elettorale regionale dopo il 4 marzo; convegno Lavoro e Scuola, impostazione convegno Ambiente e Lavoro.
Cordiali saluti a tutti (Andrea Pubusa).
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Oggi giovedì 22 febbraio 2018

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Francesco Cocco, con rigore e generosità anche dopo…
22 Febbraio 2018

Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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Ricordando Francesco Cocco, un vero Maestro.
di Franco Meloni, su Aladinews del 26 dicembre 2017.
Avevamo 19 anni nel 1969, qualcuno qualche anno in più, noi studenti della 5a B dell’Istituto Commerciale Martini di Cagliari. Io adoravo la Scuola. Non così tutti i miei compagni. Ma c’era un docente che tutti ci faceva riconciliare con essa. Ed era il prof. Francesco Cocco, che ci insegnava l’Economia e il Diritto. Lui era il nostro idolo e la nostra considerazione per la sua scienza e per il suo rapportarsi nei nostri confronti erano talmente alti che pretendevamo che ci insegnasse qualcosa di più dell’economia e del diritto. (segue)

La prima volta che ho visto il mare.

img_4804Storie di immigrazione in forma teatrale
partendo da Seui.

di Gianni Loy.
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Elezioni

sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola
img_4633Elezioni: arma di distrazione di massa? La sorpresa potrebbe essere una diffusa diserzione del voto.
Entro certi limiti appare ovvio e scontato che le elezioni politiche siano l’argomento principale dei Media. Da lì a cancellare quasi totalmente tutto ciò che accade intorno a noi c’è una bella differenza. E non sono fatti di poco conto. Una piattaforma petrolifera dell’Eni diretta in una parte del mediterraneo importantissima per i suoi giacimenti di petrolio, è bloccata in alto mare circondata da navi militari che mettono in discussione i contratti che l’Eni ha ottenuto per le trivellazioni in quell’area geografica. Una vasta parte del Mediterraneo nella quale si trovano vastissimi giacimenti petroliferi che attribuiscono a quella parte di mare un valore strategico per i paesi limitrofi. Un luogo intorno al quale soffiano crescenti venti di guerra, una miccia accesa che se non disinnescata immediatamente potrebbe determinare l’avvio di un conflitto bellico a due passi da casa nostra. E noi tutti li, davanti ai televisori, ad assistere alle rappresentazioni del teatrino della politica con i vari Di Maio, Renzi, Salvini e l’immarcescibile ex cavaliere che continua a scendere e riscendere in campo in una sorta di moto perpetuo. Trump, il funambolico presidente americano, ha appena annunciato che intende rilanciare la corsa all’armamento nucleare e convenzionale facendo carta straccia di tutti gli accordi internazionali per il disarmo e la progressiva distruzione delle armi nucleari e promettendo la realizzazione di “mini” atomiche più facilmente trasportabili e meglio impiegabili nei conflitti “locali”. Quasi nessuno se ne preoccupa pur sapendo che tali decisioni del presidente Trump comporteranno, per conseguenza diretta, una generalizzata ripresa della corsa agli armamenti in molti altri paesi del mondo accrescendo il pericolo di conflitti internazionali dalle conseguenze inimmaginabili. Il traffico di migranti e gli sbarchi in Italia sono ripresi e crescono nonostante i dati governativi parlino di un consistente calo degli stessi. Si sa ma non si dice. Motivazioni di carattere elettorale impongono di blindare la cosi detta vittoria della linea Minniti e il suo scellerato patto sull’immigrazione con la Libia almeno fino al dopo elezioni. Analoga scelta è stata fatta per la discussione sullo Jus Soli, accantonata in attesa di “tempi migliori” per puro calcolo elettoralistico. Va bene cosi alla sinistra renziana ma anche alla destra fascista e xenofoba che dal permanere di tale condizione trae linfa per la propria campagna elettorale. L’Italia continua a essere un paese in guerra – come ha puntualmente denunciato Gino Strada – e nessuno dei partiti impegnati nella campagna elettorale fa sentire parole di denuncia contro questa palese violazione di uno dei punti fermi della nostra Costituzione, il ripudio della guerra per la risoluzione di conflitti tra popoli e nazioni. Partono i nostri soldati, questa volta verso l’Africa. Risolviamo tutto definendo tali azioni “missioni di pace” e ciò basta per rendere tutto lecito perfino la produzione nella nostra Isola di bombe da destinare ai belligeranti. A noi, o meglio a molti di noi, sembra interessare soltanto la conclusione della campagna elettorale e andare al voto. Tutto concorre a farci credere che questo sarà il nostro unico scopo di vita per le prossime settimane. Circolano con abbondanza i soliti e poco attendibili sondaggi che ci dicono perfino quale sarà il risultato del voto con un largo anticipo. Votare è bello, votare è giusto, votare é doveroso, non si ammettono obiezioni in proposito. L’informazione nel suo complesso e quella televisiva in particolare, insistono su questo, stanno sulla notizia, dando per scontato che l’unico comportamento possibile, quello atteso, sarà il voto. Poco ci si sofferma sul fatto che un buon trenta per cento degli elettori (forse anche più) non andrà a votare esercitando un diritto di scelta legittimo almeno quanto quello al voto. (segue)

Oggi mercoledì 21 febbraio 2018

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Sviluppo locale e coinvolgimento diretto delle popolazioni
21 Febbraio 2018

Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi.
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Ieri assemblea coi candidati del NO. Appuntamento al 5 marzo per iniziare la campagna contro la legge elettorale-truffa regionale
21 Febbraio 2018

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Red su Democraziaoggi.
(Segue)

È online il manifesto sardo duecentocinquantacinque.

pintor il manifesto sardoIl numero 255
Il sommario

Esperti di marketing o politici? (Ottavio Olita), Fine del liberalismo occidentale e democrazia illiberale (Gianfranco Sabattini), Un po’ di sano buon senso per i Daini del Parco naturale regionale di Porto Conte (Stefano Deliperi), La storia del movimento delle donne in Palestina (Prima parte: 1884-1949) (Valentina Brau), Turchia e dintorni. Sentirsi in pericolo (Emanuela Locci), La Grecia e le fake news (Daniela Sansone), Il Cile nelle mani della destra. E l’Italia? (Raffaele Deidda), AutodetermiNatzione, una lista elettorale ma non solo (Francesco Casula), Rwm Domusnovas. Iglesias vincitrice del premio Chiara Lubich per la Fraternità (Arnaldo Scarpa).

Domani. Storie di migranti

LA PRIMA VOLTA CHE HO VISTO IL MARE
Storie di immigrazione in forma teatrale
partendo da Seui
(di Gianni Loy)
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con
LIA CAREDDU
MARCO BISI
ELEONORA GIUA

colonna sonora:
ALESSANDRO OLLA

regia
CRISTINA MACCIONI

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Mercoledì 21 febbraio 2018 – ore 17,30
TEATRO DEI CIECHI
Via Nicolodi 104 (Prolungamento viale S. Ignazio).

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Oggi martedì 20 febbraio 2018

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Verso il 4 marzo: per chi e per cosa votare?
20 Febbraio 2018
Su Democraziaoggi e su Aladinews
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Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria.
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Oggi lunedì 19 febbraio 2018

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Giustizia: Maninchedda e Uras vedono tutto, salvo il malaffare
19 Febbraio 2018

Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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Oggi & Domani

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Su Democraziaoggi.

Oltre il 4 marzo. CHE ALLA POLITICA RITORNI IL PENSIERO

img_4808img_4807paceconvegno-valut-lavoroimg_4750La cultura avanza le sue proposte: intervento pubblico per creare lavoro nonostante l’Europa, il capitale riportato nella legge, la funzione difesa nelle mani dell’ONU, il migrare come diritto umano universale. Un appello a candidati ed elettori
Al termine della campagna elettorale la cultura rivolge un appello ai candidati, alle candidate e all’elettorato del 4 marzo, per un ritorno al pensiero nella politica e la messa in campo di quattro grandi opzioni volte a cambiare il nostro destino. Esse riguardano la creazione di lavoro per mano pubblica nonostante il regime europeo, la riconduzione del capitale alla regola del bene comune, la pace come responsabilità e compito del Consiglio di sicurezza dell’ONU e l’adozione dello ius migrandi come diritto umano universale. Questo il testo dell’appello:
Alle candidate e ai candidati alle elezioni del 4
marzo
e Alle elettrici e agli elettori del 4 marzo
Roma, 16 febbraio 2018.
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Il messaggio della Chiesa cattolica: “Lavorare meglio, lavorare tutti”

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“Lavorare meglio, lavorare tutti”.
“Da Cagliari, dove lo scorso ottobre abbiamo vissuto la 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani, siamo ripartiti con alcune proposte concrete sul lavoro. Quest’esperienza, ampiamente positiva, non va sprecata, ma rafforzata e fatta crescere insieme con tutti coloro che vorranno impegnarsi in questo campo. Gli obiettivi sono grandi e impellenti: creare lavoro, combattere la precarietà e rendere compatibile il tempo di lavoro con il tempo degli affetti e del riposo. Come ha detto Francesco, «il lavoro è sacro», fornisce «dignità» ad ogni «persona umana» e alla «famiglia». Vorrei riassumere questi obiettivi con un’affermazione ambiziosa: lavorare meglio, lavorare tutti.”
Così il card. Gualtiero Bassetti, nella relazione introduttiva della recente conferenza dei Vescovi italiani, da lui presieduta.
L’esigenza imperativa è di passare dal dire al fare. Non che il mondo cattolico non sia fortemente concretamente impegnato attraverso le sue organizzazioni sulla problematica del lavoro, sarebbe ingeneroso affermarlo. E poi, si dice giustamente: la Chiesa non è un “ufficio di collocamento” e ad altri soggetti compete farsi carico del problema, in primis le Istituzioni pubbliche. Tuttavia la situazione della disoccupazione, soprattutto giovanile, ci dice che quanto pur positivamente si fa da parte delle Istituzioni come pure della Chiesa e di altri permanga drammaticamente inadeguato. Proprio perché le dimensioni del problema sono notevoli (e in Sardegna ancor peggio) occorrono risposte globali e politiche. La Chiesa non può non intervenire, per tutte le risorse di cui dispone, comprese quelle materiali (i beni), ma soprattutto quelle spirituali e intellettuali (la dottrina sociale e i cattolici impegnati) che possono orientare politiche più appropriate. C’è forse il rischio di percorrere vecchie strade storicamente superate (il collateralismo)? Non lo crediamo. Del passato ricuperiamo piuttosto le migliori esperienze, come accadde nella fase costituente. Una cosa è certa: non si può stare fermi per evitare critiche, non si può rimanere in silenzio. La Settimana ha dato indicazioni per nuove politiche credibili. Come dar loro gambe? Si percorra la strada indicata dal presidente della Settimana mons. Filippo Santoro: in ogni diocesi si costituisca un “gruppo di collegamento tra cattolici impegnati in politica stimolato ed animato dall’iniziativa degli Uffici e delle Commissioni per i problemi sociali, del lavoro giustizia, pace e custodia del creato… impegnati secondo lo spirito del IV capitolo della Evangelii Gaudium. E così, continua Santoro: “Tale prospettiva si allarga coinvolgendo nell’azione persone di buona volontà anche se provengono da esperienze culturali differenti. Qualcosa di simile è accaduto con il contributo dei parlamentari cattolici nella stesura della nostra costituzione repubblicana” [1].
Dunque tutto è stato saggiamente previsto. La strada è tracciata. Molti la stanno già percorrendo. Occorre un maggiore impegno anche qui in Sardegna.
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