Sardegna

SARDINIAN JOB continua

 

Oggi giovedì 22 febbraio 2018

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La prima volta che ho visto il mare.

img_4804Storie di immigrazione in forma teatrale
partendo da Seui.

di Gianni Loy.
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Elezioni

sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola
img_4633Elezioni: arma di distrazione di massa? La sorpresa potrebbe essere una diffusa diserzione del voto.
Entro certi limiti appare ovvio e scontato che le elezioni politiche siano l’argomento principale dei Media. Da lì a cancellare quasi totalmente tutto ciò che accade intorno a noi c’è una bella differenza. E non sono fatti di poco conto. Una piattaforma petrolifera dell’Eni diretta in una parte del mediterraneo importantissima per i suoi giacimenti di petrolio, è bloccata in alto mare circondata da navi militari che mettono in discussione i contratti che l’Eni ha ottenuto per le trivellazioni in quell’area geografica. Una vasta parte del Mediterraneo nella quale si trovano vastissimi giacimenti petroliferi che attribuiscono a quella parte di mare un valore strategico per i paesi limitrofi. Un luogo intorno al quale soffiano crescenti venti di guerra, una miccia accesa che se non disinnescata immediatamente potrebbe determinare l’avvio di un conflitto bellico a due passi da casa nostra. E noi tutti li, davanti ai televisori, ad assistere alle rappresentazioni del teatrino della politica con i vari Di Maio, Renzi, Salvini e l’immarcescibile ex cavaliere che continua a scendere e riscendere in campo in una sorta di moto perpetuo. Trump, il funambolico presidente americano, ha appena annunciato che intende rilanciare la corsa all’armamento nucleare e convenzionale facendo carta straccia di tutti gli accordi internazionali per il disarmo e la progressiva distruzione delle armi nucleari e promettendo la realizzazione di “mini” atomiche più facilmente trasportabili e meglio impiegabili nei conflitti “locali”. Quasi nessuno se ne preoccupa pur sapendo che tali decisioni del presidente Trump comporteranno, per conseguenza diretta, una generalizzata ripresa della corsa agli armamenti in molti altri paesi del mondo accrescendo il pericolo di conflitti internazionali dalle conseguenze inimmaginabili. Il traffico di migranti e gli sbarchi in Italia sono ripresi e crescono nonostante i dati governativi parlino di un consistente calo degli stessi. Si sa ma non si dice. Motivazioni di carattere elettorale impongono di blindare la cosi detta vittoria della linea Minniti e il suo scellerato patto sull’immigrazione con la Libia almeno fino al dopo elezioni. Analoga scelta è stata fatta per la discussione sullo Jus Soli, accantonata in attesa di “tempi migliori” per puro calcolo elettoralistico. Va bene cosi alla sinistra renziana ma anche alla destra fascista e xenofoba che dal permanere di tale condizione trae linfa per la propria campagna elettorale. L’Italia continua a essere un paese in guerra – come ha puntualmente denunciato Gino Strada – e nessuno dei partiti impegnati nella campagna elettorale fa sentire parole di denuncia contro questa palese violazione di uno dei punti fermi della nostra Costituzione, il ripudio della guerra per la risoluzione di conflitti tra popoli e nazioni. Partono i nostri soldati, questa volta verso l’Africa. Risolviamo tutto definendo tali azioni “missioni di pace” e ciò basta per rendere tutto lecito perfino la produzione nella nostra Isola di bombe da destinare ai belligeranti. A noi, o meglio a molti di noi, sembra interessare soltanto la conclusione della campagna elettorale e andare al voto. Tutto concorre a farci credere che questo sarà il nostro unico scopo di vita per le prossime settimane. Circolano con abbondanza i soliti e poco attendibili sondaggi che ci dicono perfino quale sarà il risultato del voto con un largo anticipo. Votare è bello, votare è giusto, votare é doveroso, non si ammettono obiezioni in proposito. L’informazione nel suo complesso e quella televisiva in particolare, insistono su questo, stanno sulla notizia, dando per scontato che l’unico comportamento possibile, quello atteso, sarà il voto. Poco ci si sofferma sul fatto che un buon trenta per cento degli elettori (forse anche più) non andrà a votare esercitando un diritto di scelta legittimo almeno quanto quello al voto. (segue)

Oggi mercoledì 21 febbraio 2018

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Sviluppo locale e coinvolgimento diretto delle popolazioni
21 Febbraio 2018

Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi.
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Ieri assemblea coi candidati del NO. Appuntamento al 5 marzo per iniziare la campagna contro la legge elettorale-truffa regionale
21 Febbraio 2018

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Red su Democraziaoggi.
(Segue)

È online il manifesto sardo duecentocinquantacinque.

pintor il manifesto sardoIl numero 255
Il sommario

Esperti di marketing o politici? (Ottavio Olita), Fine del liberalismo occidentale e democrazia illiberale (Gianfranco Sabattini), Un po’ di sano buon senso per i Daini del Parco naturale regionale di Porto Conte (Stefano Deliperi), La storia del movimento delle donne in Palestina (Prima parte: 1884-1949) (Valentina Brau), Turchia e dintorni. Sentirsi in pericolo (Emanuela Locci), La Grecia e le fake news (Daniela Sansone), Il Cile nelle mani della destra. E l’Italia? (Raffaele Deidda), AutodetermiNatzione, una lista elettorale ma non solo (Francesco Casula), Rwm Domusnovas. Iglesias vincitrice del premio Chiara Lubich per la Fraternità (Arnaldo Scarpa).

Domani. Storie di migranti

LA PRIMA VOLTA CHE HO VISTO IL MARE
Storie di immigrazione in forma teatrale
partendo da Seui
(di Gianni Loy)
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con
LIA CAREDDU
MARCO BISI
ELEONORA GIUA

colonna sonora:
ALESSANDRO OLLA

regia
CRISTINA MACCIONI

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Mercoledì 21 febbraio 2018 – ore 17,30
TEATRO DEI CIECHI
Via Nicolodi 104 (Prolungamento viale S. Ignazio).

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Oggi martedì 20 febbraio 2018

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Verso il 4 marzo: per chi e per cosa votare?
20 Febbraio 2018
Su Democraziaoggi e su Aladinews
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Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria.
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Oggi lunedì 19 febbraio 2018

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Giustizia: Maninchedda e Uras vedono tutto, salvo il malaffare
19 Febbraio 2018

Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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Oggi & Domani

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Su Democraziaoggi.

Oltre il 4 marzo. CHE ALLA POLITICA RITORNI IL PENSIERO

img_4808img_4807paceconvegno-valut-lavoroimg_4750La cultura avanza le sue proposte: intervento pubblico per creare lavoro nonostante l’Europa, il capitale riportato nella legge, la funzione difesa nelle mani dell’ONU, il migrare come diritto umano universale. Un appello a candidati ed elettori
Al termine della campagna elettorale la cultura rivolge un appello ai candidati, alle candidate e all’elettorato del 4 marzo, per un ritorno al pensiero nella politica e la messa in campo di quattro grandi opzioni volte a cambiare il nostro destino. Esse riguardano la creazione di lavoro per mano pubblica nonostante il regime europeo, la riconduzione del capitale alla regola del bene comune, la pace come responsabilità e compito del Consiglio di sicurezza dell’ONU e l’adozione dello ius migrandi come diritto umano universale. Questo il testo dell’appello:
Alle candidate e ai candidati alle elezioni del 4
marzo
e Alle elettrici e agli elettori del 4 marzo
Roma, 16 febbraio 2018.
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Il messaggio della Chiesa cattolica: “Lavorare meglio, lavorare tutti”

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“Lavorare meglio, lavorare tutti”.
“Da Cagliari, dove lo scorso ottobre abbiamo vissuto la 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani, siamo ripartiti con alcune proposte concrete sul lavoro. Quest’esperienza, ampiamente positiva, non va sprecata, ma rafforzata e fatta crescere insieme con tutti coloro che vorranno impegnarsi in questo campo. Gli obiettivi sono grandi e impellenti: creare lavoro, combattere la precarietà e rendere compatibile il tempo di lavoro con il tempo degli affetti e del riposo. Come ha detto Francesco, «il lavoro è sacro», fornisce «dignità» ad ogni «persona umana» e alla «famiglia». Vorrei riassumere questi obiettivi con un’affermazione ambiziosa: lavorare meglio, lavorare tutti.”
Così il card. Gualtiero Bassetti, nella relazione introduttiva della recente conferenza dei Vescovi italiani, da lui presieduta.
L’esigenza imperativa è di passare dal dire al fare. Non che il mondo cattolico non sia fortemente concretamente impegnato attraverso le sue organizzazioni sulla problematica del lavoro, sarebbe ingeneroso affermarlo. E poi, si dice giustamente: la Chiesa non è un “ufficio di collocamento” e ad altri soggetti compete farsi carico del problema, in primis le Istituzioni pubbliche. Tuttavia la situazione della disoccupazione, soprattutto giovanile, ci dice che quanto pur positivamente si fa da parte delle Istituzioni come pure della Chiesa e di altri permanga drammaticamente inadeguato. Proprio perché le dimensioni del problema sono notevoli (e in Sardegna ancor peggio) occorrono risposte globali e politiche. La Chiesa non può non intervenire, per tutte le risorse di cui dispone, comprese quelle materiali (i beni), ma soprattutto quelle spirituali e intellettuali (la dottrina sociale e i cattolici impegnati) che possono orientare politiche più appropriate. C’è forse il rischio di percorrere vecchie strade storicamente superate (il collateralismo)? Non lo crediamo. Del passato ricuperiamo piuttosto le migliori esperienze, come accadde nella fase costituente. Una cosa è certa: non si può stare fermi per evitare critiche, non si può rimanere in silenzio. La Settimana ha dato indicazioni per nuove politiche credibili. Come dar loro gambe? Si percorra la strada indicata dal presidente della Settimana mons. Filippo Santoro: in ogni diocesi si costituisca un “gruppo di collegamento tra cattolici impegnati in politica stimolato ed animato dall’iniziativa degli Uffici e delle Commissioni per i problemi sociali, del lavoro giustizia, pace e custodia del creato… impegnati secondo lo spirito del IV capitolo della Evangelii Gaudium. E così, continua Santoro: “Tale prospettiva si allarga coinvolgendo nell’azione persone di buona volontà anche se provengono da esperienze culturali differenti. Qualcosa di simile è accaduto con il contributo dei parlamentari cattolici nella stesura della nostra costituzione repubblicana” [1].
Dunque tutto è stato saggiamente previsto. La strada è tracciata. Molti la stanno già percorrendo. Occorre un maggiore impegno anche qui in Sardegna.
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Gli Editoriali (e non solo) di Aladinews

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E’ proprio vero che le città-Stato e le tecnocrazie possono rimediare ai limiti della democrazia?
di Gianfranco Sabattini su Aladinews e su Avanti online.
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Oltre il 4 marzo. Alchimie di grandi intese. img_4633mini_01-rocca-5-2018
Di Roberta Carlini, su Rocca, ripreso da Aladinews.
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“Lavorare meglio, lavorare tutti”.
Da Cagliari, dove lo scorso ottobre abbiamo vissuto la 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani, siamo ripartiti con alcune proposte concrete sul lavoro. Quest’esperienza, ampiamente positiva, non va sprecata, ma rafforzata e fatta crescere insieme con tutti coloro che vorranno impegnarsi in questo campo. Gli obiettivi sono grandi e impellenti: creare lavoro, combattere la precarietà e rendere compatibile il tempo di lavoro con il tempo degli affetti e del riposo. http://www.aladinpensiero.it/?p=78733zione ambiziosa: lavorare meglio, lavorare tutti.
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Oltre il 4 marzo. CHE ALLA POLITICA RITORNI IL PENSIERO

img_4808img_4807La cultura avanza le sue proposte: intervento pubblico per creare lavoro nonostante l’Europa, il capitale riportato nella legge, la funzione difesa nelle mani dell’ONU, il migrare come diritto umano universale. Un appello a candidati ed elettori
Al termine della campagna elettorale la cultura rivolge un appello ai candidati, alle candidate e all’elettorato del 4 marzo, per un ritorno al pensiero nella politica e la messa in campo di quattro grandi opzioni volte a cambiare il nostro destino. Esse riguardano la creazione di lavoro per mano pubblica nonostante il regime europeo, la riconduzione del capitale alla regola del bene comune, la pace come responsabilità e compito del Consiglio di sicurezza dell’ONU e l’adozione dello ius migrandi come diritto umano universale. Questo il testo dell’appello:
Alle candidate e ai candidati alle elezioni del 4
marzo
e Alle elettrici e agli elettori del 4 marzo
Roma, 16 febbraio 2018.
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Oggi domenica 18 febbraio 2018

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I referendari insulari rinsaviscono… forse
18 Febbraio 2018

Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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Appello oltre il 4 marzo. Che alla politica ritorni il pensiero.

img_4808img_4807La cultura avanza le sue proposte: intervento pubblico per creare lavoro nonostante l’Europa, il capitale riportato nella legge, la funzione difesa nelle mani dell’ONU, il migrare come diritto umano universale. Un appello a candidati ed elettori
Al termine della campagna elettorale la cultura rivolge un appello ai candidati, alle candidate e all’elettorato del 4 marzo, per un ritorno al pensiero nella politica e la messa in campo di quattro grandi opzioni volte a cambiare il nostro destino. Esse riguardano la creazione di lavoro per mano pubblica nonostante il regime europeo, la riconduzione del capitale alla regola del bene comune, la pace come responsabilità e compito del Consiglio di sicurezza dell’ONU e l’adozione dello ius migrandi come diritto umano universale. Questo il testo dell’appello:
Alle candidate e ai candidati alle elezioni del 4
marzo
e Alle elettrici e agli elettori del 4 marzo
Roma, 16 febbraio 2018.
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